Casella di testo:

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Personaggi Principali:

 

Fiordistella: ?

Aclidio: Re di Doranzica.

Esena: Regina di Doranzica.

Averoro: Principe di Doranzica.

Logofrena: Fattucchiera amica del principe.

Fiordiloto: Maga Nera.

Sagsa: Lumaca, amica della maga.

Ibris: Pipistrello, spia della maga.

Chjra: Giaguaro, sentinella della maga.

Fata Esthel: Ninfa del Lago.

Elpidio: Elfo, confidente della Ninfa.

Ludi: Panda, amico della Ninfa.

Panora: Civetta, amica della Ninfa.

Idra: Tartaruga, amica dell’elfo Elpidio.

Posio: Polipo, guardiano della Barriera di Gemme.

Oskurjo: Sciamano della Luna Nera.

 

                  

Fiordistella

                  

 

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Fiordistella era una bambina dai lineamenti molto delicati, e dai capelli castani. I suoi genitori erano due grandi e potentissimi maghi, con l’unica anomalia di non prestare molta attenzione alla loro unica figlia. Con tutto ciò, non era raro sentirli gridare frasi del tipo: “Fiordistella non fare la cattiva, altrimenti non ti vogliamo più bene!”.

Una sera, dopo aver subìto un’ulteriore ed immeritato rimprovero, Fiordistella decise di fuggire da casa, portando con sé la cosa più preziosa che i suoi genitori possedevano: il meraviglioso e potente RUBINO SMERALDO! Che altro non era, che una delle pietre preziose più famose e ricercate di tutti i reami.

E così la piccola Fiordistella, pur se con un po’ di inquietudine nel cuore, si avviò verso le smisurate regioni montuose, dove viveva il potentissimo ed inquietante Oskurjo lo Sciamano della Luna Nera.

 

Passarono diversi anni…

 

 

Averoro, principe dell’impero di Doranzica, era alla ricerca del grande amore della sua vita. Ma benché tutte le fanciulle del suo regno fossero ai suoi piedi, nel suo cuore avvertiva che il loro interesse era più rivolto alla sua posizione di principe, che ad un reale sentimento d’amore. Per questo motivo, ancora non si era innamorato di nessuna di loro. Tutto questo naturalmente, con il disappunto dei suoi genitori, il re Aclidio e la regina Esena; i quali da numerosi anni aspettavano trepidanti che il loro unico figlio ed erede al trono, trovasse una dignitosa e meritevole consorte.

Ma gli eventi erano destinati a mutare. Difatti il principe Averoro una mattina, mentre passeggiava con il suo cavallo nella imponente foresta di Arsaal, intravide un piccolo e cicciotello Elfo chiamato Elpidio, che portava un cesto pieno di funghi. Elpidio non era solo, precisamente era accompagnato da un’enorme tartaruga che l’elfo chiamava Idra. La curiosità del principe aumentò, quando ascoltando con attenzione i lunghi discorsi che l’elfo compiva con la sua amica Idra, li sentì parlottare riguardo ad una bellissima ninfa. Averoro dopo essere disceso dal suo destriero, si accostò ad un’enorme quercia per non essere visto; ed invero, rimase stupefatto quando contemplò quella inusitata tartaruga, la quale in prossimità del Lago Nero, improvvisamente fece fuoriuscire dalla sua bocca uno strano globo appiccicoso color verde. E lo stupore del principe accrebbe quando l’elfo, senza batter ciglio, si intrufolò sbrigativamente in quello strano globo.

 

 

Il principe Averoro sempre più intrigato, alla fine scorse che l’Elfo si stava addentrando nel famigerato e profondissimo “Lago Nero”. In poche parole, l’Elfo Elpidio aveva trovato il modo di oltrepassare la grande Barriera di Gemme, che si ergeva lì vicino. Difatti la Barriera di Gemme era talmente alta ed imponente, che nemmeno le dozzine di cavalieri che ogni anno si ripromettevano di oltrepassarla, erano riusciti a tanto. E non solo, poiché nessuno sapeva esattamente cosa si trovava al di là di quella possente barriera. Almeno… fino ad ora. Infatti il principe aveva finalmente appreso che al di là della barriera, viveva una bellissima ninfa. Averoro meditò subito, che forse la ninfa poteva interessargli; d’altronde… cosa aveva da perdere? Era o non era, alla ricerca della sua futura consorte?

 

E così, il principe Averoro tornato velocemente nel suo regno, dopo mille ripensamenti decise di chiedere aiuto alla sua vecchia amica fattucchiera, la simpaticissima Logofrena. Il giovane Principe raccontò subito alla sua confidente, il suo intento di oltrepassare l’enorme Barriera di Gemme, per conoscere ed incontrare la ninfa descritta dall’elfo.

La fattucchiera Logofrena, che conosceva il principe sin da piccolo, dopo qualche titubanza… gli diede una pozione magica che possedeva il dono di trasformare chiunque, in un sorprendente e scattante delfino. Ma purtroppo il sortilegio durava solo per poco tempo, dopodiché bisognava berne l’antidoto, altrimenti il principe avrebbe corso il rischio di rimanere per sempre un delfino.

Ma non era tutto, continuò la fattucchiera scrutando il principe con occhi circospetti, difatti l’antidoto doveva essere bevuto entro la medesima giornata. Il principe, pur se con un po’ di perplessità, fu d’accordo; e lesto prese l’ampolla con il magico fluido, e dopo aver ringraziato Logofrena, corse via.

 

 

Frattanto in un regno molto distante, Fiordiloto conosciuta anche come la terribile Maga Nera, da molteplici anni stava cercando con affanno la metà di uno specchio fatato, che le avrebbe permesso di rimuovere la stupenda ma terribile maschera d’oro, che le copriva il viso. Difatti nel corso degli anni, era venuta a conoscenza che solo riunendo lo specchio fatato in suo possesso, con l’altra metà che mancava… sarebbe riuscita a togliersi quell’odiata maschera. Proprio così, malgrado il suo incredibile potere magico, Fiordiloto non era mai riuscita ad asportare la maschera d’oro che le copriva il volto.

E quanto la maga patisse nel portare quella maschera dorata, solo la sua più stretta confidente e consigliera… la giudiziosa e sapiente lumaca Sagsa, lo comprendeva pienamente. Invero, Sagsa aveva avuto il privilegio di osservare Fiordiloto cercare più volte con tutte le sue forze, di togliersi quell’odiata maschera. Finanche una volta nel tentativo di rimuovere la maschera, Fiordiloto presa dall’esasperazione, con le sue lunghe unghie laccate di nero, si era persino provocata delle lesioni sul collo. Ma non era tutto… poiché sovente, come gocce di fuoco rovente su una lamina di acciaio, copiose lacrime solcavano quella ripugnante maschera.

 

Anche i fidati combattenti di Fiordiloto, erano molti anni che cercavano in tutto il mondo la metà dello specchio fatato, ma sempre senza alcun esito positivo. Tra i più leali guerrieri di Fiordiloto, si ergevano con vigoria il pipistrello Ibris e il giaguaro Chjra. La peculiarità del giaguaro Chjra era di moltiplicare per mille il suo corpo, divenendo un esercito a se stante. Mentre il pipistrello Ibris, era celebre per la sua astuzia e scaltrezza.

In ogni caso, nonostante gli innumerevoli insuccessi ottenuti, Fiordiloto non si dava per vinta. E mandò nuovamente il giaguaro Chjra e il pipistrello Ibris, alla ricerca della metà dello specchio fatato. Fu così che molteplici e maligni giaguari, si disseminarono nei regni confinanti, all’affannosa ricerca dello specchio. Nel contempo l’astuto pipistrello Ibris, decise di volteggiare ancora una volta, verso il regno di Doranzica.

 

 

 

Il giorno seguente il principe Averoro, tornato con trepidazione sulle sponde del Lago Nero, di nascosto osservò ancora l’Elfo Elpidio entrare nello stagno, con la collaborazione della grossa tartaruga Idra. Il principe ravvisò ancora la tartaruga Idra far scaturire dalla sua bocca una gigantesca bolla magica, la quale era in grado di far entrare il piccolo elfo al suo interno.

E dopo che la tartaruga Idra si fu immersa nel Lago Nero, Averoro prontamente afferrò la piccola ampolla, e con decisione sorseggiò la pozione magica. In pochi istanti, il principe si trasformò in un dinamico e guizzante delfino. Dopodiché con estrema rapidità, si tuffò all’interno del lago, seguendo di nascosto l’elfo Elpidio.

 

 

Passati alcuni attimi, Elpidio e Idra si immisero in una cavità semi occultata in fondo al lago, la quale alla prima occhiata pareva essere l’imbocco di un lungo e tortuoso tunnel. Averoro intese che quello, altro non era che il passaggio segreto, per poter oltrepassare la grande Barriera di Gemme.

Poco dopo, Averoro tentò furtivamente di introdursi anche lui attraverso quella lugubre ed inusitata galleria… ma ecco che improvvisamente spuntò fuori un enorme polipo guardiano, chiamato Posio. L’enorme e possente polipo, lo attaccò con determinazione, cercando di impedirgli l’accesso al tunnel. Il principe avendo un agile corpo da delfino, prontamente cercò di deviare i lunghissimi tentacoli del gigantesco polipo. E così, dopo un rapido combattimento, Averoro riuscì a svincolarsi dai serpentini tentacoli di Posio, ed entrò il più speditamente possibile, nel tetro tunnel.

 

Dopo aver percorso il lungo e sinuoso tunnel, Averoro comprese di aver finalmente oltrepassato la Barriera di Gemme, fino ad emergere in un meraviglioso lago incantato.

Incuriosito, mise fuori il muso dalle acque limpide dello stagno, e con sua enorme sorpresa scorse un paesaggio meraviglioso. Infatti si potevano ammirare fiori e piante mai viste prima, per non parlare dei numerosi volatili multicolori che sfrecciavano beati tra i poliedrici rami in fiore. Ma la cosa che lo colpì maggiormente, fu nello scorgere al centro del lago, un bellissimo castello a forma di fiore appena sbocciato. Si potevano altresì intravedere delle finestrelle con tende color confetto e delle lunghe scalinate, tra petalo e petalo.

 

 

 

Prontamente il Principe Averoro tornò nella sua forma umana, e incuriosito cominciò ad esplorare quel luogo così inusitato. Ma ecco che il principe ad un tratto, vide dal cielo avvicinarsi una bellissima fanciulla dai capelli biondi. Capì subito che si trattava della Ninfa del Lago; infatti era perfettamente identica alle descrizioni che aveva sentito proferire, dall’elfo Elpidio.

Ultimato il bellissimo volo, Fata Esthel pur se con un po’ di esitazione, si presentò allo sconosciuto; il quale ricambiò il saluto con un inchino e un delicato baciamano. Fata Esthel, dopo avergli enunciato il suo nome, presentò al giovane principe i suoi amati amici, che altro non erano che il panda color azzurro Ludi, simpatico e giocherellone. La civetta Panora, saggia e fedele compagna d’avventure. E per finire il suo fidato consigliere, l’elfo Elpidio; il quale era l’unico infastidito da quell’inaspettato incontro. E fu così che borbottando fra se qualcosa, l’Elfo Elpidio sdegnoso se ne andò via, seguito a ruota dalla burbera tartaruga Idra.

 

Il principe Averoro rimase sorpreso nel costatare che Fata Esthel, non era mai uscita da quel luogo incantato. Il motivo era che la ninfa sarebbe morta, se solo avesse oltrepassato la Barriera di Gemme. Questo era dovuto al fatto che non poteva provare od avvertire emozioni troppo forti come la mestizia, se non con la conseguenza di una morte veloce e repentina.

Inutile rimembrare che i due si innamorarono perdutamente, ma ormai era passato diverso tempo, e Averoro doveva fare ritorno a Doranzica per prendere l’antidoto. E così, con molta tristezza nel cuore, il Principe si congedò dalla Ninfa e se ne andò via. Lasciando nel cuore di Fata Esthel, una sensazione di disagio, che lei stessa non seppe minimamente comprenderne il motivo.

 

 

Averoro tornato dalla fattucchiera Logofrena, dopo aver bevuto il tanto sospirato antidoto, gli raccontò per filo e per segno tutto quello che aveva vissuto. Ma i due non si accorsero, che appollaiato su una finestra mezza aperta… li stava udendo Ibris, il perfido pipistrello spia della Maga Nera.

E dopo aver prestato attenzione a quella interessante discussione, Ibris di volata tornò dalla sua padrona, riferendogli ogni cosa.

In quel preciso istante, la metà dello specchio fatato che Fiordiloto teneva in mano, cominciò a lampeggiare saette e folgori da tutte le parti. La Maga Nera, incuriosita da questo singolare evento, decise di avviarsi verso il regno di Doranzica. Naturalmente con la speranza nel cuore, di aver finalmente trovato una soluzione al suo dilemma… riuscire a togliersi la tanto detestata maschera d’oro.

 

Fata Esthel era ormai decisa ad oltrepassare la possente Barriera di Gemme, con l’intento di raggiungere il suo amato Principe. E siccome non sapeva come fare per annientare la barriera, chiese aiuto e consiglio al suo fidato tutore, Elpidio.

L’Elfo sentendo tutto ciò, non solo si arrabbiò moltissimo, ma fece presente alla Ninfa che se avesse oltrepassato la Barriera di Gemme, sarebbe sicuramente morta. E così, dopo un mordace e secco “NO!”, se ne andò via con una smorfia di disappunto sul viso.

Le venne però in soccorso la civetta Panora, che saggiamente fece presente alla Ninfa che Elpidio teneva sempre una strana ed antica chiave, accostata ai suoi pantaloni.

Era forse la chiave che permetteva di entrare nella stanza proibita, situata nelle profonde viscere del castello? Forse in quel luogo, avrebbero trovato le risposte che cercavano. Ma l’unico modo per esserne certi, era di appropriarsi della chiave. E così… mentre Elpidio ronfava pigramente nel suo solito sonnellino vespertino, la civetta Panora con il suo arguto becco, furtivamente gli prese l’antica chiave.

 

 

      

 

Nel frattempo la Maga Nera Fiordiloto con tutto il suo esercito, si avvicinava al regno di Doranzica. E al suo passare, non mancava di depredare e razziare le cittadelle che avevano la sfortuna di trovarsi sul suo cammino.

Averoro, venuto a conoscenza da alcuni reami confinanti, che Fiordiloto si approssimava al suo castello, avvisò prontamente suo padre, il Re Aclidio. È inutile aggiungere che il Re di Doranzica decise subito di allertare tutte le legioni di guerrieri, a difesa del regno. Per questa ragione, il principe Averoro dovette ritardare il suo sospirato ritorno, dalla sua amata Fata Esthel. Visto e considerato che non poteva abbandonare la sua famiglia e i suoi sudditi, proprio adesso che avevano bisogno del suo coraggioso sostegno.

 

Intanto con un po’ di apprensione, Fata Esthel insieme alla sua amica Panora e al panda Ludi, scesero le tortuose scale del castello, fino a raggiungere una piccola porticina antica. La ninfa con titubanza la aprì con la chiave presa ad Elpidio, ed entrò in una esigua stanza dove non c'era altro che una antica madia con numerosi cassetti. Ma non solo, poiché vi si trovava altresì un antico dipinto, che effigiava una giovane fanciulla che piangeva.

La Ninfa dopo aver scrutato il dipinto, con crescente curiosità, chiese a Panora che cosa fossero quelle gocce di rugiada, che rotolavano dalle gote della giovane dama. Panora prontamente le rispose che si trattava di lacrime, che solitamente erano solite fuoriuscire quando ci si sentiva tristi. Ma naturalmente Fata Esthel non essendo mai stata triste, non capiva esattamente cosa volesse dire. Dopodiché, la Ninfa sempre più incuriosita, aprì uno dei cassetti della madia.

Fu così che adocchiò un vetusto scrigno tempestato di pietre preziose, dove al suo interno si trovava uno specchio diviso a metà. E nel momento stesso che Fata Esthel lo prese in mano, una grande energia magica scaturì dallo specchio e la colpì in pieno. Difatti si potevano osservare scintille e lapislazzuli fatati, penetrare nel corpo della ninfa per poi fuoriuscire ed avvolgerla con mirabolanti saette multicolori, che le roteavano intorno come falene impazzite. Ed altresì una misteriosa luce lunare le avvolse il corpo fasciandola di un incantevole bagliore, che a mano a mano che passavano gli attimi, diventava sempre più sfavillante. E poi all’improvviso… tutto finì.

La civetta Panora e il panda Ludi rimasero stupiti, nel constatare che quell'energia fatata aveva reso la Ninfa del Lago una vera fata, in grado di compiere magie mirabolanti. Alla fine Fata Esthel, dopo essersi ripresa da tutte quelle inusitate novità, sempre tenendo in mano lo specchio fatato, decise di andare a chiedere spiegazioni all'Elfo Elpidio.

 

 

La crudele Fiordiloto, aveva finalmente raggiunto il tanto agognato regno di Doranzica. Si scatenò subito una terribile guerra, tra le due fazioni. Ma nonostante il coraggio di Averoro, le magie della fattucchiera Logofrena e le forti legioni di guerrieri del Re Aclidio… la Maga Nera vinse.

Dopodiché Fiordiloto fece cercare in tutto il castello, l'altra metà dello specchio fatato. Ma senza alcun esito positivo, infatti dello specchio fatato non ce n’era traccia. Allora su suggerimento dell’astuto pipistrello Ibris, Fiordiloto con baldanzosa sfrontatezza, si diresse verso la portentosa Barriera di Gemme. Ma non prima di lasciare parte del suo esercito e il fidato giaguaro Chjra, a far da guardia ai sovrani, a Logofrena e al popolo di Doranzica.

 

Elpidio si arrabbiò molto, quando adocchiò Fata Esthel che teneva in mano lo specchio fatato. E alle insistenti domande della Ninfa del Lago, rispose solo che lo specchio le aveva ridato i suoi poteri di fata; e non aggiunse altro. L’unica cosa che l’elfo fece con estrema prontezza, fu di appropriarsi dello specchio spezzato che teneva la ninfa. Dopodiché con due balzi a dir la verità un po’ bislacchi, si allontanò farfugliando frasi sconnesse.

Fata Esthel non si diede per vinta, e così prese una decisione importante. Stabilì di distruggere la Barriera di Gemme, mediante i poteri di fata che gli erano stati elargiti dallo specchio fatato. E dopo aver preso il volo, lanciò contro la barriera, enormi quantità di saette fatate e altri magici sortilegi. Ma nonostante gli innumerevoli tentativi, non riuscì nemmeno a scalfirla.

Dopo un po’, Elpidio impietositosi… proferì alla Ninfa che la barriera poteva essere distrutta solo da una lacrima. Per la precisione da una stilla di pianto che avrebbe dovuto scaturire dai suoi occhi, ma come sapevano bene entrambi… la cosa era praticamente impossibile; poiché Fata Esthel non avendo mai pianto, non sapeva nemmeno come fare.

 

 

 

Ancora una volta la saggia civetta Panora, corse in aiuto della ninfa e mentre le svolazzava intorno, le suggerì di pensare intensamente al suo amato Principe Averoro. E inoltre gli rammentò di riflettere su una importante ed allo stesso tempo spiacevole circostanza… se non avrebbe distrutto la Barriera di Gemme, non l’avrebbe mai più rivisto.

A quelle penose parole, Fata Esthel iniziò per la prima volta a provare nel suo intimo un sentimento profondo e lacerante… quello della tristezza. E poco dopo, una languida e furtiva lacrima le scese sulla gota destra.

Quello che avvenne subito dopo, fu veramente spaventoso e terribile. Improvvisamente un terribile terremoto ad altissima intensità, fece tremare e ribollire tutto il territorio. Il meraviglioso castello sul lago, crollò come tanti petali spazzati via da un vento furioso. I fiori, le piante e tutto quello che si trovava nei dintorni, si seccò repentinamente. La tartaruga Idra fece appena in tempo a gettarsi nel lago, prima che un’enorme quercia le cascasse addosso. Ludi e Panora, si strinsero a Fata Esthel, cercando di proteggerla da tutto quello sconquasso. Nel frattempo l’elfo Elpidio compiendo dei salti mirabolanti, evitava di sprofondare nelle numerose cavità che all’improvviso si aprivano sotto i suoi piedi. E per finire… anche la grandiosa Barriera di Gemme, si sgretolò come neve al sole.

    

Elpidio nello scorgere quei spaventosi avvenimenti, tutto tremolante si mise con il viso a terra; e poi con un grido smorzato dal pianto, e pentitosi di aver dato quel terribile suggerimento alla ninfa, urlò: “Fata Esthel… Perché l’avete fatto? Prima che giunga sera… sarete morta!”. Ed aveva ragione, difatti il cuore fragile della ninfa non poteva certo reggere a tutte quelle forti emozioni. Ma tutto ciò alla ninfa non importava, quello a cui ora pensava… era di incontrare almeno per un’ultima volta, il suo amato Averoro. E senza fare troppo caso al crescente spasimo del suo cuore, Fata Esthel accennò un lieve sorriso…

 

 

Erano passati pochi istanti dall’arrivo di Fiordiloto e dei suoi amici alla Barriera di Gemme, che subitamente ed inaspettatamente la videro crollare. Il terribile urlo nevrastenico del pipistrello Ibris, echeggiò di fronte a quell’inusitata visione. Anche la lumaca Sagsa, mentre reggeva in mano lo scrigno con lo specchio fatato, osservava con interesse quell’enorme muraglia che precipitava, proprio come miriadi di petali di ghiaccio che si frangevano al suolo. L’unica che rimase impassibile, era proprio Fiordiloto. Invero la Maga Nera era troppo impaziente di mettere le mani su quell’insulso specchio, che parve rassenerarsi mentre scrutava il disintegrarsi dell’enorme Barriera di Gemme. Al contrario, le sue guardie rimasero di stucco nel vedere quel terribile avvenimento.

Non appena cessò il crollo della barriera, il torbido pipistrello Ibris, prontamente avvertì la sua padrona che la metà dello specchio tanto sospirato, era in mano ad un piccolo ed insulso Elfo.

La Maga Nera non attese oltre; e con un rapido e sorprendente volo, raggiunse Elpidio. E fu allora che si accorse della splendida Fata Esthel, la quale nel frattempo scrutava con espressione sorpresa, tutta quella gente.

La civetta Panora e il panda azzurro confetto Ludi, nel momento stesso che scorsero la terribile Fiordiloto, si avvicinarono tra loro timorosi. Elpidio, dopo aver fatto un’espressione di stupore ed aver fissato velocemente Sagsa, cercò di avvisare la Ninfa che era azzardato approssimarsi a degli sconosciuti.

 

Imperiosa la Maga Nera ordinò ad Elpidio, di cedergli la metà dello specchio fatato che teneva in mano. Il piccolo elfo dopo avergli lanciato uno sguardo torvo, con determinazione si rifiutò di accondiscendere a quell’insulsa richiesta. Per tutta risposta, fu colpito da un raggio di magia, fuoriuscito dalle mani di Fiordiloto.

Fata Esthel mentre correva in soccorso del suo amico, chiese il motivo di tale irruenza; Panora le suggerì di stare in guardia e di difendersi con i suoi poteri di fata. Ma la ninfa non volle ascoltare il consiglio della sua amica civetta. Ciononostante, tutto questo mutò al secondo terribile colpo di magia, inferto dalla Maga Nera contro l’Elfo. E così, malgrado il crescente malore che provava al cuore, Fata Esthel si decise di controbattere con la magia, la perfida Fiordiloto.

 

 

Tra le due dame, nacque un grandioso e spettacolare combattimento. Lampi, saette e quant’altro è possibile immaginare… avvenne.

Il furbastro pipistrello Ibris, approfittando della confusione venutasi a creare, si avvicinò furtivo allo specchio che teneva in mano Elpidio… ma prontamente Panora lo allontanò con una vigorosa beccata sul capo.

Intanto il terrificante conflitto di magia tra Fiordiloto e Fata Esthel, proseguiva… ma con sorpresa di tutti i presenti, si capiva chiaramente, che nessuna delle due riusciva a prevalere sull’altra.

Inaspettatamente lo specchio fatato che teneva in mano l'Elfo, sgusciò dalle sua piccole mani e si mise magicamente a volteggiare in aria. E finanche l’altra metà dello specchio che era relegato nello scrigno tenuto dalla lumaca Sagsa, trasvolò nell’aria fino a raggiungere e ad unirsi con l’altra metà. Al momento in cui i due frammenti dello specchio si congiunsero, esplose un potentissimo fascio di luce azzurra che fece interrompere il conflitto tra la Maga Nera e Fata Esthel. Le quali sgomente, osservavano la scena con trepidante attenzione.

 

Ma non ebbero il tempo di asserire nulla, poiché in quel preciso istante la maschera d’oro di Fiordiloto, piano… piano… si sciolse in mille e più filamenti; lasciando intravedere il suo bellissimo volto. Che sorprendentemente… era identico al roseo viso di Fata Esthel.

 

 

 

La Ninfa del Lago e Fiordiloto rimasero a fissarsi sbalordite, nel constatare che i loro visi erano simili in tutto, tranne che nel colore dei capelli.

Pochi istanti dopo, le due dame si sentirono attratte una verso l’altra da una forza magica incredibile, della quale non riuscivano a fare resistenza. Sia Fiordiloto che Fata Esthel, cercavano di opporsi a questa forza prodigiosa, mediante i loro enormi poteri magici… ma invano.

E sotto gli occhi sbalorditi di tutti i presenti, lentamente parte del corpo di Fiordiloto si congiunse inesorabilmente a quello di Fata Esthel, fino a formare una meravigliosa ed unica figura: FIORDISTELLA.

 

Inevitabilmente lo stupore dei presenti, fu davvero sconvolgente. Gli unici che non si meravigliarono minimamente dell’accaduto, erano l’elfo Elpidio e la lumaca Sagsa. I quali furtivamente si lanciarono un fugace sorriso d’intesa.

A quel punto, tutti vollero sapere esattamente come mai era avvenuto quell’inusitato sortilegio, e il perché. Elpidio e Sagsa senza scomporsi, risposero che avrebbero raccontato tutta la verità dei fatti, a tempo debito.

In quel vortice di singolari avvenimenti, lo scaltro pipistrello Ibris prese una ferrea decisione; e pervaso dalla rabbia e dal livore, cominciò a sfrecciare contro Fiordistella. La fata senza batter ciglio, gli scagliò un fugace incantesimo che rese il torbido pipistrello un grazioso clavicembalo, il quale cadde a terra senza provocare alcun suono.

La civetta Panora fece un lungo fischio di consenso, e dopo un lesto volo, si appollaiò graziosamente sulla spalla della fata. Mentre il panda Ludi dopo aver annusato con circospezione Fiordistella, la abbracciò con ritrovata felicità.

 

 

Alle ulteriori richieste di chiarimento da parte della fata, sia Sagsa che l’elfo Elpidio si ripromisero di riferirle tutto, dopo aver liberato il regno di Doranzica dai guardiani della ormai ex Maga Nera.

In verità la cosa non fu affatto difficoltosa; questo perché Fiordistella aveva un potere magico ben superiore a prima. E in effetti non appena il giaguaro Chjra si moltiplicò in molteplici giaguari con l’intento di agguantare la fata, ecco che con un semplice gesto magico… Fiordistella trasformò tutte quelle ringhiose fiere, in numerosissimi micetti un po’ arruffati. Mentre i guardiani della ex maga Fiordiloto, nel vedere cotanta potenza magica, fuggirono tutti a gambe levate, e non si videro mai più.

 

Elpidio e la lumaca Sagsa, furono di parola. Difatti dopo aver liberato Averoro, Logofrena e tutti i regnanti di Doranzica, si misero ad enunciare il motivo della avvenuta trasformazione di Fiordistella. E così, tutti vennero accolti dal Re Aclidio e dalla Regina Esena, nel favoloso salone delle udienze.

Appena entrati nel salone, Elpidio e Sagsa si accovacciarono su un sofà coperto di cuscini merlettati; mentre Fiordistella e il principe Averoro si affiancarono ai regnanti ed alla fattucchiera Logofrena, tutti accomodati su delle sedie impreziosite da diademi lavorati.

Ma l’elfo cominciò il racconto, solo quando vide la civetta Panora appollaiarsi su di un trespolo argentato portato lì per l’occasione, e dopo che il panda Ludi si accovacciò vicino ai delicati piedi di Fiordistella.

 

 

La narrazione di Elpidio cominciò subito: “La piccola Fiordistella, dopo un lungo cammino, arrivò dal grande Sciamano Oskurjo. Oskurjo appena vide la bambina, le chiese che cosa fosse venuta a fare in un luogo così remoto e sperduto. Fiordistella rispose che desiderava, mediante un portentoso sortilegio, divenire una bambina buona; eliminando quella parte malvagia che i genitori non apprezzavano.

Oskurjo indagò ulteriormente su quell’inusitata proposta. Fiordistella replicò che voleva divenire buona, poiché era desiderosa di ricevere quell’affetto e amore, che tanto agognava. Ma prima che lo sciamano potesse rispondere, la bimba affermò che in cambio di tutto ciò, gli avrebbe consegnato il favoloso “Rubino Smeraldo” che aveva sottratto ai suoi genitori.

 

Lo sciamano Oskurjo nello scorgere quel favoloso tesoro, non esitò dall’accondiscendere a quell’insolita trattativa. Tuttavia, avvisò la bimba del pericolo che avrebbe corso, nel voler diventare solo ed esclusivamente buona.

Ma Fiordistella fu irremovibile nella sua richiesta.

Oskurjo allora preparò un enorme sortilegio, aiutato dai due suoi fedeli inservienti, che altro non erano che l’Elfo Elpidio e la lumaca Sagsa. Dall’energia che scaturì dalle sue mani, lo sciamano divise Fiordistella in due bambine identiche, dissimili solo per il colore dei capelli; una dai capelli neri e l’altra dai capelli biondi.

Dopodiché da un enorme pentolone uscì una meravigliosa ma inquietante maschera d’oro, la quale dopo aver compiuto una sorprendente trasvolata, si posò sul viso della bambina dai capelli neri. Nel frattempo la piccola fanciulla, mentre piangeva impaurita, fu ribattezzata dallo sciamano, Fiordiloto. Di seguito, senza provare alcuna emozione nel vedere Fiordiloto cercare di strapparsi dal viso la maschera dorata, lo sciamano Oskurjo in un luogo molto distante, creò con della lava fumante, un enorme castello per la piccola Fiordiloto.

 

 

 

Dopo aver completato il castello, Oskurjo con una smorfia di compiacimento sul viso dichiarò alla bambina bionda, ribattezzata Fata Esthel, che ormai sarebbe stata buona per sempre; difatti non avrebbe più conosciuto né dolore né tristezze. Ma siccome era divenuta troppo fragile e sensibile, avrebbe potuto vivere solo in un ambiente nel quale tutti i sentimenti tristi e dolorosi, non potevano sussistere. Per questa ragione, lo Sciamano subitamente diede origine alla portentosa “Barriera di Gemme”, mediante le numerose lacrime che sgorgavano come un fiume in piena, dalla piccola Fiordiloto.

Poi senza perdere tempo, il potentissimo Oskurjo materializzò un favoloso castello per Fata Esthel; e senza troppi ripensamenti, lo sciamano tolse alla ninfa i suoi poteri di fata, e li rinchiuse nello specchio fatato che era tenuto dal piccolo elfo Elpidio. Infine per completare l’opera, tolse a tutte e due… i loro ricordi e reminiscenze.

Ma ancora lo sciamano Oskurjo non sembrava totalmente soddisfatto, e così volgendo il suo sguardo penetrante all’elfo, ultimò il suo operato frangendo lo specchio fatato in due parti uguali. Poi diede l’ordine ad Elpidio di dare una metà dello specchio fatato, alla lumaca Sagsa.

E prima che Sagsa potesse esprimere la sua opinione in merito… perentoriamente Oskurjo ordinò sia a lei che all’elfo, di divenire i custodi e consiglieri delle due bambine, senza mai svelarne il passato; e di essere altresì i guardiani dello specchio fatato. Finito tutto ciò, le due bambine entrarono nei loro regni, accompagnate dai loro nuovi tutori”.

 

 

A narrazione conclusa, Elpidio e Sagsa si compiacquero nel constatare che Fiordistella e Averoro, avevano deciso di sposasi entro breve. Naturalmente con il benestare e contentezza, dei due regnanti.