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Fiordistella: ?
Aclidio: Re di Doranzica. Esena: Regina di Doranzica. Averoro: Principe di Doranzica. Logofrena: Fattucchiera amica del
principe.
Sagsa: Lumaca, amica della maga. Ibris: Pipistrello, spia della maga. Chjra: Giaguaro, sentinella della maga.
Fata Esthel: Ninfa del Lago. Elpidio: Elfo, confidente della Ninfa. Ludi: Panda, amico della Ninfa. Panora: Civetta, amica della Ninfa.
Posio: Polipo, guardiano della Barriera
di Gemme.
Oskurjo: Sciamano della Luna Nera.
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Una sera, dopo
aver subìto un’ulteriore ed immeritato rimprovero, Fiordistella decise di
fuggire da casa, portando con sé la cosa più preziosa che i suoi genitori
possedevano: il meraviglioso e potente RUBINO SMERALDO! Che altro non era,
che una delle pietre preziose più famose e ricercate di tutti i reami. E così la
piccola Fiordistella, pur se con un po’ di inquietudine nel cuore, si avviò
verso le smisurate regioni montuose, dove viveva il potentissimo ed
inquietante Oskurjo… lo
Sciamano della Luna Nera. Passarono
diversi anni…
Averoro, principe
dell’impero di Doranzica, era alla ricerca del grande amore della sua vita.
Ma benché tutte le fanciulle del suo regno fossero ai suoi piedi, nel suo
cuore avvertiva che il loro interesse era più rivolto alla sua posizione di
principe, che ad un reale sentimento d’amore. Per questo motivo, ancora non
si era innamorato di nessuna di loro. Tutto questo naturalmente, con il
disappunto dei suoi genitori, il re Aclidio e la regina Esena; i quali da
numerosi anni aspettavano trepidanti che il loro unico figlio ed erede al
trono, trovasse una dignitosa e meritevole consorte.
Ma gli eventi erano destinati a mutare. Difatti
il principe Averoro una mattina, mentre passeggiava con il suo cavallo nella
imponente foresta di Arsaal, intravide un piccolo e cicciotello Elfo chiamato
Elpidio, che portava un cesto pieno di funghi. Elpidio non era solo,
precisamente era accompagnato da un’enorme tartaruga che l’elfo chiamava
Idra. La curiosità del principe aumentò, quando ascoltando con attenzione i
lunghi discorsi che l’elfo compiva con la sua amica Idra, li sentì parlottare
riguardo ad una bellissima ninfa. Averoro dopo essere disceso dal suo
destriero, si accostò ad un’enorme quercia per non essere visto; ed invero,
rimase stupefatto quando contemplò quella inusitata tartaruga, la quale in
prossimità del Lago Nero, improvvisamente fece fuoriuscire dalla sua bocca
uno strano globo appiccicoso color verde. E lo stupore del principe accrebbe
quando l’elfo, senza batter ciglio, si intrufolò sbrigativamente in quello strano
globo.
Il principe Averoro sempre più intrigato, alla
fine scorse che l’Elfo si stava addentrando nel famigerato e profondissimo
“Lago Nero”. In poche parole, l’Elfo Elpidio aveva trovato il modo di
oltrepassare la grande Barriera di Gemme, che si ergeva lì vicino. Difatti la
Barriera di Gemme era talmente alta ed imponente, che nemmeno le dozzine di
cavalieri che ogni anno si ripromettevano di oltrepassarla, erano riusciti a
tanto. E non solo, poiché nessuno sapeva esattamente cosa si trovava al di là
di quella possente barriera. Almeno… fino ad ora. Infatti il principe aveva
finalmente appreso che al di là della barriera, viveva una bellissima ninfa.
Averoro meditò subito, che forse la ninfa E così, il
principe Averoro tornato velocemente nel suo regno, dopo mille ripensamenti
decise di chiedere aiuto alla sua vecchia amica fattucchiera, la simpaticissima
Logofrena. Il giovane Principe raccontò subito alla sua confidente, il suo
intento di oltrepassare l’enorme Barriera di Gemme, per conoscere ed
incontrare la ninfa descritta dall’elfo. La fattucchiera
Logofrena, che conosceva il principe sin da piccolo, dopo qualche titubanza…
gli diede una pozione magica che possedeva il dono di trasformare chiunque,
in un sorprendente e scattante delfino. Ma purtroppo il sortilegio durava
solo per poco tempo, dopodiché bisognava berne l’antidoto, altrimenti il
principe Ma non era
tutto, continuò la fattucchiera scrutando il principe con occhi circospetti,
difatti l’antidoto doveva essere bevuto entro la medesima giornata. Il
principe, pur se con un po’ di perplessità, fu d’accordo; e lesto prese
l’ampolla con il magico fluido, e dopo aver ringraziato Logofrena, corse via.
Frattanto in un
regno molto distante, Fiordiloto
conosciuta anche come la terribile Maga Nera, da molteplici anni stava cercando
con affanno la metà di uno specchio fatato, che le avrebbe permesso di
rimuovere la stupenda ma terribile maschera d’oro, che le copriva il viso.
Difatti nel corso degli anni, era venuta a conoscenza che solo riunendo lo
specchio fatato in suo possesso, con l’altra metà che mancava… sarebbe
riuscita a togliersi quell’odiata maschera. Proprio così, malgrado il suo
incredibile potere magico, Fiordiloto
non era mai riuscita ad asportare la maschera d’oro che le copriva il volto. E quanto la maga
patisse nel portare quella maschera dorata, solo la sua più stretta
confidente e consigliera… la giudiziosa e sapiente lumaca Sagsa, lo comprendeva pienamente.
Invero, Sagsa aveva avuto il privilegio di osservare Fiordiloto cercare più
volte con tutte le sue forze, di togliersi quell’odiata maschera. Finanche
una volta nel tentativo di rimuovere la maschera, Fiordiloto presa
dall’esasperazione, con le sue lunghe unghie laccate di nero, si era persino
provocata delle lesioni sul collo. Ma non era tutto… poiché sovente, come
gocce di fuoco rovente su una lamina di acciaio, copiose lacrime solcavano
quella ripugnante maschera. Anche i fidati
combattenti di Fiordiloto, erano molti anni che cercavano in tutto il mondo
la metà dello specchio fatato, ma sempre senza alcun esito positivo. Tra i
più leali guerrieri di Fiordiloto, si ergevano con vigoria il pipistrello Ibris e il giaguaro Chjra. La peculiarità del giaguaro
Chjra era di moltiplicare per mille il suo corpo, divenendo un esercito a se
stante. Mentre il pipistrello Ibris, era celebre per la sua astuzia e
scaltrezza. In ogni caso, nonostante gli innumerevoli
insuccessi ottenuti, Fiordiloto non si dava per vinta. E mandò nuovamente il
giaguaro Chjra e il pipistrello Ibris, alla ricerca della metà dello specchio
fatato. Fu così che molteplici e maligni giaguari, si disseminarono nei regni
confinanti, all’affannosa ricerca dello specchio. Nel contempo l’astuto
pipistrello Ibris, decise di volteggiare ancora una volta, verso il regno di
Doranzica.
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Il giorno seguente il principe Averoro, tornato
con trepidazione sulle sponde del Lago Nero, di nascosto osservò ancora
l’Elfo Elpidio entrare nello stagno, con la collaborazione della grossa tartaruga
Idra. Il principe ravvisò ancora la tartaruga Idra far scaturire dalla sua
bocca una gigantesca bolla magica, la quale era in grado di far entrare il
piccolo elfo al suo interno. E dopo che la tartaruga Idra si fu immersa nel Lago Nero, Averoro prontamente afferrò
la piccola ampolla, e con decisione sorseggiò la pozione magica. In pochi
istanti, il principe si trasformò in un dinamico e guizzante delfino.
Dopodiché con estrema rapidità, si tuffò all’interno del lago, seguendo di
nascosto l’elfo Elpidio.
Passati alcuni attimi, Elpidio e Idra si
immisero in una cavità semi occultata in fondo al lago, la quale alla prima
occhiata pareva essere l’imbocco di un lungo e tortuoso tunnel. Averoro
intese che quello, altro non era che il passaggio segreto, per poter
oltrepassare la grande Barriera di Gemme. Poco dopo, Averoro tentò furtivamente di
introdursi anche lui attraverso quella lugubre ed inusitata galleria… ma ecco
che improvvisamente spuntò fuori un enorme polipo guardiano, chiamato Posio. L’enorme e possente polipo,
lo attaccò con determinazione, cercando di impedirgli l’accesso al tunnel. Il
principe avendo un agile corpo da delfino, prontamente cercò di deviare i
lunghissimi tentacoli del gigantesco polipo. E così, dopo un rapido
combattimento, Averoro riuscì a svincolarsi dai serpentini tentacoli di
Posio, ed entrò il più speditamente possibile, nel tetro tunnel. Dopo aver percorso il lungo e sinuoso tunnel,
Averoro comprese di aver finalmente oltrepassato la Barriera di Gemme, fino
ad emergere in un meraviglioso lago incantato. Incuriosito, mise fuori il muso dalle acque
limpide dello stagno, e con sua enorme sorpresa scorse un paesaggio
meraviglioso. Infatti si potevano ammirare fiori e piante mai viste prima,
per non parlare dei numerosi volatili multicolori che sfrecciavano beati tra
i poliedrici rami in fiore. Ma la cosa che lo colpì maggiormente, fu nello
scorgere al centro del lago, un bellissimo castello a forma di fiore appena
sbocciato. Si potevano altresì intravedere delle finestrelle con tende color
confetto e delle lunghe scalinate, tra petalo e petalo.
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Prontamente il Principe Averoro tornò nella sua
forma umana, e incuriosito cominciò ad esplorare quel luogo così inusitato.
Ma ecco che il principe ad un tratto, vide dal cielo avvicinarsi una
bellissima fanciulla dai capelli biondi. Capì subito che si trattava della
Ninfa del Lago; infatti era perfettamente identica alle descrizioni che aveva
sentito proferire, dall’elfo Elpidio. Ultimato il
bellissimo volo, Fata Esthel
pur se con un po’ di esitazione, si presentò allo sconosciuto; il quale
ricambiò il saluto con un inchino e un delicato baciamano. Fata Esthel, dopo
avergli enunciato il suo nome, presentò al giovane principe i suoi amati
amici, che altro non erano che il panda color azzurro Ludi, simpatico e giocherellone. La Il principe Averoro rimase sorpreso nel
costatare che Fata Esthel, non era mai uscita da quel luogo incantato. Il
motivo era che la ninfa sarebbe morta, se solo avesse oltrepassato la
Barriera di Gemme. Questo era dovuto al fatto che non poteva provare od
avvertire emozioni troppo forti come la mestizia, se non con la conseguenza
di una morte veloce e repentina. Inutile rimembrare che i due si innamorarono
perdutamente, ma ormai era passato diverso tempo, e Averoro doveva fare
ritorno a Doranzica per prendere l’antidoto. E così, con molta tristezza nel
cuore, il Principe si congedò dalla Ninfa e se ne andò via.
Averoro tornato
dalla fattucchiera Logofrena, dopo aver bevuto il tanto sospirato antidoto,
gli raccontò per filo e per segno tutto quello che aveva vissuto. Ma i due
non si accorsero, che appollaiato su una finestra mezza aperta… li stava
udendo Ibris, il perfido
pipistrello spia della Maga Nera. E dopo aver
prestato attenzione a quella interessante discussione, Ibris di volata tornò
dalla sua padrona, riferendogli ogni cosa. In quel preciso
istante, la metà dello specchio fatato che Fiordiloto teneva in mano,
cominciò a lampeggiare saette e folgori da tutte le parti. La Maga Nera,
incuriosita da questo singolare evento, decise di avviarsi verso il regno di
Doranzica. Naturalmente con la speranza nel cuore, di aver finalmente trovato
una soluzione al suo dilemma… riuscire a togliersi la tanto detestata
maschera d’oro. Fata Esthel era ormai decisa ad oltrepassare la
possente Barriera di Gemme, con l’intento di raggiungere il suo amato
Principe. E siccome non sapeva come fare per annientare la barriera, chiese
aiuto e consiglio al suo fidato tutore, Elpidio. L’Elfo sentendo tutto ciò, non solo si arrabbiò
moltissimo, ma fece presente alla Ninfa che se avesse oltrepassato la
Barriera di Gemme, sarebbe sicuramente morta. E così, dopo un mordace e secco
“NO!”, se ne andò via con una smorfia di disappunto sul viso. Le venne però in soccorso la civetta Panora,
che saggiamente fece presente alla Ninfa che Era forse la
chiave che permetteva di entrare nella stanza proibita, situata nelle
profonde viscere del castello? Forse in quel luogo, avrebbero trovato le
risposte che cercavano. Ma l’unico modo per esserne certi, era di
appropriarsi della chiave. E così… mentre Elpidio ronfava pigramente nel suo
solito sonnellino vespertino, la civetta Panora con il suo arguto becco, furtivamente gli prese l’antica
chiave.
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Nel frattempo la
Maga Nera Fiordiloto con tutto
il suo esercito, si avvicinava al regno di Doranzica. E al suo passare, non
mancava di depredare e razziare le cittadelle che avevano Averoro, venuto
a conoscenza da alcuni reami confinanti, che Fiordiloto si approssimava al
suo castello, avvisò prontamente suo padre, il Re Aclidio. È inutile
aggiungere che il Re di Doranzica decise subito di allertare tutte le legioni
di guerrieri, a difesa del regno. Per questa ragione, il principe Averoro
dovette ritardare il suo sospirato ritorno, dalla sua amata Fata Esthel.
Visto e considerato che non poteva abbandonare la sua famiglia e i suoi
sudditi, proprio adesso che avevano bisogno del suo coraggioso sostegno. Intanto con un
po’ di apprensione, Fata Esthel insieme alla sua amica Panora e al panda
La Ninfa dopo aver
scrutato il dipinto, con crescente curiosità, chiese a Panora che cosa
fossero quelle gocce di rugiada, che rotolavano dalle gote della giovane
dama. Panora prontamente le rispose che si trattava di lacrime, che
solitamente erano solite fuoriuscire quando ci si sentiva tristi. Ma
naturalmente Fata Esthel non essendo mai stata triste, non capiva esattamente
cosa volesse dire. Dopodiché, la Ninfa sempre più incuriosita, aprì uno dei
cassetti della madia. Fu così che
adocchiò un vetusto scrigno tempestato di pietre preziose, dove al suo
interno si trovava uno specchio diviso a metà. E nel momento stesso che Fata
Esthel lo prese in mano, una grande energia magica scaturì dallo specchio e
la colpì in pieno. Difatti si potevano osservare scintille e lapislazzuli
fatati, penetrare nel corpo della ninfa per poi fuoriuscire ed avvolgerla con
mirabolanti saette multicolori, che le roteavano intorno come falene
impazzite. Ed altresì una misteriosa luce lunare le avvolse il corpo
fasciandola La civetta
Panora e il panda Ludi rimasero stupiti, nel constatare che quell'energia
fatata aveva reso la Ninfa del Lago una vera fata, in grado di compiere magie
mirabolanti. Alla fine Fata Esthel, dopo essersi ripresa da tutte quelle
inusitate novità, sempre tenendo in mano lo specchio fatato, decise di andare
a chiedere spiegazioni all'Elfo Elpidio.
La crudele
Fiordiloto, aveva finalmente raggiunto il tanto agognato regno di Doranzica.
Si scatenò subito una terribile guerra, tra le due fazioni. Ma nonostante il
coraggio di Dopodiché
Fiordiloto fece cercare in tutto il castello, l'altra metà dello specchio
fatato. Ma senza alcun esito positivo, infatti dello specchio fatato non ce
n’era traccia. Allora su suggerimento dell’astuto pipistrello Ibris,
Fiordiloto con baldanzosa sfrontatezza, si diresse verso la portentosa
Barriera di Gemme. Ma non prima di lasciare parte del suo esercito e il
fidato giaguaro Chjra, a far
da guardia ai sovrani, a Logofrena e al popolo di Doranzica. Elpidio si
arrabbiò molto, quando adocchiò Fata Esthel che teneva in mano lo specchio
fatato. E alle insistenti domande della Ninfa del Lago, rispose solo che lo
specchio le aveva ridato i suoi poteri di fata; e non aggiunse altro. L’unica
cosa che l’elfo fece con estrema prontezza, fu di appropriarsi dello specchio
spezzato che teneva la ninfa. Dopodiché con due balzi a dir la verità un po’
bislacchi, si allontanò farfugliando frasi sconnesse. Fata Esthel non
si diede per vinta, e così prese una decisione importante. Stabilì di
distruggere la Barriera di Gemme, mediante i poteri di fata che gli erano
stati elargiti dallo Dopo un po’,
Elpidio impietositosi… proferì alla Ninfa che la barriera poteva essere
distrutta solo da una lacrima. Per la precisione da una stilla di pianto che
avrebbe dovuto scaturire dai suoi occhi, ma come sapevano bene entrambi… la
cosa era praticamente impossibile; poiché Fata Esthel non avendo mai pianto,
non sapeva nemmeno come fare.
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A quelle penose
parole, Fata Esthel iniziò per la prima volta a provare nel suo intimo un
sentimento profondo e lacerante… quello della tristezza. E poco dopo, una
languida e furtiva lacrima le scese sulla gota destra. Quello che
avvenne subito dopo, fu veramente spaventoso e terribile. Improvvisamente un
terribile terremoto ad altissima intensità, fece tremare e ribollire tutto il
territorio. Il meraviglioso castello sul lago, crollò come tanti petali
spazzati via da un vento furioso. I fiori, le piante e tutto quello che si
trovava nei dintorni, si seccò repentinamente. La tartaruga Idra fece appena
in tempo a gettarsi nel lago, prima che un’enorme quercia le cascasse
addosso. Ludi e Panora, si strinsero a Fata Esthel, cercando di proteggerla
da tutto quello sconquasso. Nel frattempo l’elfo Elpidio compiendo dei salti
mirabolanti, evitava di sprofondare nelle numerose cavità che all’improvviso
si aprivano sotto i suoi piedi. E per finire… anche la grandiosa Barriera di
Gemme, si sgretolò come neve al sole.
Elpidio nello
scorgere quei spaventosi avvenimenti, tutto tremolante si mise con il viso a
terra; e poi con un grido smorzato dal pianto, e pentitosi di aver dato quel
terribile suggerimento alla ninfa, urlò: “Fata Esthel… Perché l’avete fatto?
Prima che giunga sera… sarete morta!”. Ed aveva ragione, difatti il cuore
fragile della ninfa non poteva certo reggere a tutte quelle forti emozioni.
Ma tutto ciò alla ninfa non importava, quello a cui ora pensava… era di
incontrare almeno per un’ultima volta, il suo amato Averoro. E senza fare
troppo caso al crescente spasimo del suo cuore, Fata Esthel accennò un lieve
sorriso…
Erano passati
pochi istanti dall’arrivo di Fiordiloto e dei suoi amici alla Barriera di
Gemme, che subitamente ed inaspettatamente la videro crollare. Il terribile
urlo nevrastenico del pipistrello Ibris, echeggiò di fronte a quell’inusitata
visione. Anche la Non appena cessò
il crollo della barriera, il torbido pipistrello Ibris, prontamente avvertì
la sua padrona che la metà dello specchio tanto sospirato, era in mano ad un
piccolo ed insulso Elfo. La Maga Nera non
attese oltre; e con un rapido e sorprendente volo, raggiunse Elpidio. E La civetta
Panora e il panda azzurro confetto Ludi, nel momento stesso che scorsero la
terribile Fiordiloto, si avvicinarono tra loro timorosi. Elpidio, dopo aver
fatto un’espressione di stupore ed aver fissato velocemente Sagsa, cercò di
avvisare la Ninfa che era azzardato approssimarsi a degli sconosciuti. Imperiosa la
Maga Nera ordinò ad Elpidio, di cedergli la metà dello specchio fatato che
teneva in mano. Il piccolo elfo dopo avergli lanciato uno sguardo torvo, con
determinazione si rifiutò di accondiscendere a quell’insulsa richiesta. Per
tutta risposta, fu colpito da un raggio di magia, fuoriuscito dalle mani di
Fiordiloto. Fata Esthel
mentre correva in soccorso del suo amico, chiese il motivo di tale irruenza;
Panora le suggerì di stare in guardia e di difendersi con i suoi poteri di
fata. Ma la ninfa non volle ascoltare il consiglio della sua amica civetta.
Ciononostante, tutto questo mutò al secondo terribile colpo di magia, inferto
dalla Maga Nera contro l’Elfo. E così, malgrado il crescente malore che
provava al cuore, Fata Esthel si decise di controbattere con la magia, la
perfida Fiordiloto.
Tra le due dame,
nacque un grandioso e spettacolare combattimento. Lampi, saette e quant’altro
è possibile immaginare… avvenne. Il furbastro
pipistrello Ibris, approfittando della confusione venutasi a creare, si
avvicinò furtivo allo specchio che teneva in mano Elpidio… ma prontamente
Panora lo allontanò con una vigorosa beccata sul capo. Intanto il
terrificante conflitto di magia tra Fiordiloto e Fata Esthel, proseguiva… ma
con sorpresa di tutti i presenti, si capiva chiaramente, che nessuna delle
due riusciva a prevalere sull’altra. Inaspettatamente
lo specchio fatato che teneva in mano l'Elfo, sgusciò dalle sua piccole mani
e si mise magicamente a volteggiare in aria. E finanche l’altra metà dello
specchio che era relegato nello scrigno tenuto dalla lumaca Sagsa, trasvolò
nell’aria fino a Ma non ebbero il
tempo di asserire nulla, poiché in quel preciso istante la maschera d’oro di
Fiordiloto, piano… piano… si sciolse in mille e più filamenti; lasciando
intravedere il suo bellissimo volto. Che sorprendentemente… era identico al
roseo viso di Fata Esthel.
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La Ninfa del
Lago e Fiordiloto rimasero a fissarsi sbalordite, nel constatare che i loro
visi Pochi istanti
dopo, le due dame si sentirono attratte una verso l’altra da una forza magica
incredibile, della quale non riuscivano a fare resistenza. Sia Fiordiloto che
Fata Esthel, cercavano di opporsi a questa forza prodigiosa, mediante i loro
enormi poteri magici… ma invano. E sotto gli
occhi sbalorditi di tutti i presenti, lentamente parte del corpo di
Fiordiloto si congiunse inesorabilmente a quello di Fata Esthel, fino a
formare una meravigliosa ed unica figura: FIORDISTELLA. Inevitabilmente
lo stupore dei presenti, fu davvero sconvolgente. Gli unici che non si A quel punto,
tutti vollero sapere esattamente come mai era avvenuto quell’inusitato
sortilegio, e il perché. Elpidio e Sagsa senza scomporsi, risposero che
avrebbero raccontato tutta la verità dei fatti, a tempo debito. In quel vortice
di singolari avvenimenti, lo scaltro pipistrello Ibris prese una ferrea
decisione; e pervaso dalla rabbia e dal livore, cominciò a sfrecciare contro
Fiordistella. La fata senza batter ciglio, gli scagliò un fugace incantesimo
che rese il torbido pipistrello un grazioso clavicembalo, il quale cadde a
terra senza provocare alcun suono. La civetta
Panora fece un lungo fischio di consenso, e dopo un lesto volo, si appollaiò
graziosamente sulla spalla della fata. Mentre il panda Ludi dopo aver
annusato con circospezione Fiordistella, la abbracciò con ritrovata felicità.
Alle ulteriori
richieste di chiarimento da parte della fata, sia Sagsa che l’elfo Elpidio si
ripromisero di riferirle tutto, dopo aver liberato il regno di Doranzica dai
guardiani della ormai ex Maga Nera. In verità la
cosa non fu affatto difficoltosa; questo perché Fiordistella aveva un potere
magico ben superiore a prima. E in effetti non appena il giaguaro Chjra si
moltiplicò in molteplici giaguari con l’intento di agguantare la fata, ecco
che con un semplice gesto magico… Fiordistella trasformò tutte quelle
ringhiose fiere, in numerosissimi micetti un po’ arruffati. Mentre i
guardiani della ex maga Fiordiloto, nel vedere cotanta potenza magica,
fuggirono tutti a gambe levate, e non si videro mai più. Elpidio e la
lumaca Sagsa, furono di parola. Difatti dopo aver liberato Averoro, Logofrena
e tutti i regnanti di Doranzica, si misero ad enunciare il motivo della
avvenuta trasformazione di Fiordistella. E così, tutti vennero accolti dal Re
Aclidio e dalla Regina Esena, nel favoloso salone delle udienze. Appena entrati
nel salone, Elpidio e Sagsa si accovacciarono su un sofà coperto di cuscini
merlettati; mentre Fiordistella e il principe Averoro si affiancarono ai
regnanti ed alla fattucchiera Logofrena, tutti accomodati su delle sedie
impreziosite da diademi lavorati. Ma l’elfo
cominciò il racconto, solo quando vide la civetta Panora appollaiarsi su di
un trespolo argentato portato lì per l’occasione, e dopo che il panda Ludi si
accovacciò vicino ai delicati piedi di Fiordistella.
La narrazione di
Elpidio cominciò subito: “La piccola Fiordistella, dopo un lungo cammino,
arrivò dal grande Sciamano Oskurjo.
Oskurjo appena vide la bambina, le chiese che cosa fosse venuta a fare in un
luogo così remoto e sperduto. Fiordistella rispose che desiderava, mediante
un portentoso sortilegio, divenire una bambina buona; eliminando quella parte
malvagia che i genitori non apprezzavano. Oskurjo indagò
ulteriormente su quell’inusitata proposta. Fiordistella replicò che voleva
divenire buona, poiché era desiderosa di ricevere quell’affetto e amore, che
tanto agognava. Ma prima che lo sciamano potesse rispondere, la bimba affermò
che in cambio di tutto ciò, gli avrebbe consegnato il favoloso “Rubino
Smeraldo” che aveva sottratto ai suoi genitori. Lo sciamano Oskurjo nello scorgere quel
favoloso tesoro, non esitò dall’accondiscendere a quell’insolita trattativa.
Tuttavia, avvisò la bimba del pericolo che avrebbe corso, nel voler diventare
solo ed esclusivamente buona. Ma Fiordistella fu irremovibile nella sua
richiesta. Oskurjo allora
preparò un enorme sortilegio, aiutato dai due suoi fedeli inservienti, che
altro non erano che l’Elfo Elpidio e la lumaca Sagsa. Dall’energia che
scaturì dalle sue mani, lo sciamano divise Fiordistella in due bambine
identiche, dissimili solo per il colore dei capelli; una dai capelli neri e
l’altra dai capelli biondi. Dopodiché da un
enorme pentolone uscì una meravigliosa ma inquietante maschera d’oro, la
quale dopo aver compiuto una sorprendente trasvolata, si posò sul viso della
bambina dai capelli neri. Nel frattempo la piccola fanciulla, mentre piangeva
impaurita, fu ribattezzata dallo sciamano, Fiordiloto. Di seguito, senza
provare alcuna emozione nel vedere Fiordiloto cercare di strapparsi dal viso
la maschera dorata, lo sciamano Oskurjo in un luogo molto distante, creò con
della lava fumante, un enorme castello per la piccola Fiordiloto.
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Poi senza
perdere tempo, il potentissimo Oskurjo materializzò un favoloso castello per
Fata Esthel; e senza troppi ripensamenti, lo sciamano tolse alla ninfa i suoi
poteri di fata, e li rinchiuse nello specchio fatato che era tenuto dal
piccolo elfo Elpidio. Infine per completare l’opera, tolse a tutte e due… i
loro ricordi e reminiscenze.
Ma ancora lo
sciamano Oskurjo non sembrava totalmente soddisfatto, e così volgendo il suo
sguardo penetrante all’elfo, ultimò il suo operato frangendo lo specchio
fatato in due parti uguali. Poi diede l’ordine ad Elpidio di dare una metà
dello specchio fatato, alla lumaca Sagsa. E prima che
Sagsa potesse esprimere la sua opinione in merito… perentoriamente Oskurjo
ordinò sia a lei che all’elfo, di divenire i custodi e consiglieri delle due
bambine, senza mai svelarne il passato; e di essere altresì i guardiani dello
specchio fatato. Finito tutto ciò, le due bambine entrarono nei loro regni,
accompagnate dai loro nuovi tutori”.
A narrazione conclusa, Elpidio e Sagsa si
compiacquero nel constatare che Fiordistella e Averoro, avevano deciso di
sposasi entro breve. Naturalmente con il benestare e contentezza, dei due
regnanti. |
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