Casella di testo:

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Personaggi Principali:

 

Liorz: Regina dalla coda di leone.

Conrab: Re dalle orecchie di coniglio.

 

Pintaqua: Principessa muta, che dipinge.

Fawnier: Principe dal corpo di cervo.

Amista: Principessa con le mani di cristallo.

Mauram: Principessa dai capelli d’oro.

Issurjot: Mago.

Nuvjel: Ninfa.

Horjon: Sovrano del “Varco di Otryhat.

Elrjana: Incantatrice dagli occhi di smeraldo.

Resell: Balia di Amista.

Coryador: Enorme cervo bianco, amico di Fawnier.

Igryn: Falco, amico di Fawnier.

Siril: Civetta color rosso, amica di Issurjot.

 

Le Quattro Lacrime

 

PARTE 1

 

PARTE 2

 

PARTE 3

 

PARTE 4

 

PARTE 5

 

PARTE 6

 

PARTE 7

 

PARTE 8

 

PARTE 9

 

PARTE 10

 

Le Quattro Lacrime
parte 1

Tanto tempo fa nel maestoso regno di Arkovia, vivevano due regnanti che a dir la verità avevano numerosi problemi… Infatti i due sovrani erano genitori di quattro figli, ognuno dei quali con delle anomalie corporee, che gli rendevano la vita difficoltosa. Precisamente, i numerosi grattacapi dei quattro discendenti, si sapeva bene che derivavano da alcuni incantesimi che gli erano stati inflitti sin dalla tenera età; ma nessuno sapeva il perché ciò fosse avvenuto, né tantomeno si conosceva chi aveva attuato tali sortilegi. E per di più, nonostante i numerosi tentativi compiuti, nessun mago o fattucchiera era stato in grado di rimuovere quegli orribili incantesimi. In ogni caso, la vita della famiglia reale continuava con punte di tristezza e con la voglia e il desiderio di poter un giorno, divenire persone normali.

   

Ma non è tutto, poiché anche i due regnanti furono vittime di simili sortilegi. Tanto è vero che il Re Conrab, aveva da molti anni acquisito delle orecchie da coniglio. Come si può immaginare, questo fatto lo metteva a disagio con tutti i suoi parenti e sudditi; al punto tale che era assai raro scorgerlo uscire dal castello; proprio perché provava un terribile imbarazzo nel farsi vedere con quelle ridicole ed enormi orecchie da coniglio. Difatti parecchie persone, non appena lo avvistavano, facevano fatica dal non ridacchiare.
Invece alla sua reale consorte, la Regina Liorz, era comparsa da diversi anni una lunga coda di leone. Però al contrario del marito, alla regnante la sua coda piaceva, e ne andava persino fiera. Pensate che a volte la Regina, utilizzava la sua coda come fosse un’altra mano. Invero, non era per nulla raro osservare la Regina Liorz afferrare con la coda degli oggetti, o aprire alcuni enormi portoni del castello.
Liorz aveva altresì un carattere energico e forte, e portava al collo un bellissimo medaglione di cristallo, dove al suo interno si trovavano quattro splendide gocce azzurre, che altro non erano che quattro meravigliosi zaffiri. Il medaglione era denominato le “Quattro Lacrime”, proprio per la similitudine che i quattro zaffiri avevano con le stille del pianto.
Ma la cosa veramente singolare, consisteva negli strani poteri di cui era dotato il medaglione; invero la Regina Liorz, era in grado di soggiogare sotto il suo controllo, la mente delle persone. Ma per ovvi motivi, questo recondito segreto lo conosceva solo lei e il suo amico e confidente, il famigerato mago Issurjot.

Il mago Issurjot, era celebrato per le sue arti magiche ed altresì per essere il Luminare del glorioso Tomo Corvino; che altro non era che un enorme libro antico, dall’involucro nero.
Nel Tomo Corvino erano trascritte tutte le leggi e dogmi da seguitare, per avere un regno di pace e giustizia. Ma non erano pochi, coloro che sospettavano che il mago non era proprio quello che dichiarava di essere… difatti spesso lo si poteva avvistare di notte, mentre si dirigeva verso la fosca collina delle sette spade. Dove si tramandavano da secoli numerose leggende; una delle quali asseriva che dei druidi malvagi operavano strane magie e pozioni oscure, per i loro loschi fini. Ma naturalmente tutte queste antiche saghe, erano considerate delle dicerie senza nessun fondamento, insomma delle semplici fole di paese.
Fatto sta, che la presenza del mago Issurjot, era davvero inquietante. Infatti era molto magro, e con una lunga barba blu notte, come del resto la sua capigliatura. Ed era anche piuttosto alto, ma la cosa che lo rendeva così lugubre e tetro… era il suo abito lungo color nero con bordi blu scuri, e la sua orribile civetta color rosso chiamata Siril; la quale era sovente appollaiata sulla spalla sinistra del suo padrone.
L’orribile civetta Siril era tale, non solo per il colore inconsueto del suo piumaggio, ma anche per le sue strampalate orecchie che erano simili a quelle dei pipistrelli; oltre che per le numerose verruche che le fuoriuscivano da sotto il piumaggio. In ogni caso, Issurjot era tenuto molto in considerazione dalla Regina Liorz; mentre il Re Conrab come sempre, non esprimeva alcun tipo di opinione in merito. Solo una volta gli era sfuggita la frase “Quel mago, sembra proprio un vecchio corvo” …e nient’altro.

   

E se alcuni di voi, sono rimasti sorpresi nel considerare le singolarità dei due regnanti… allora rimarrete stupefatti da quello che antichi sortilegi, compirono ai loro quattro figli.

Ma andiamo con ordine. La primogenita dei due regnanti, era la principessa Pintaqua. La fanciulla appariva davvero molto bella, possedeva dei lunghi capelli neri, ed occhi color marrone. Era altresì un’abilissima pittrice; disegnava bellissimi quadri che apparivano talmente affascinanti, che molti di loro ornavano numerose pareti del castello.
Oltre ad essere abile a dipingere, la sua caratteristica consisteva nel disegnare con estrema rapidità… infatti per finire un quadro, ci impiegava meno di un’ora. Come ci riusciva, nessuno lo aveva mai scoperto. Ma malauguratamente tra le cose affascinanti, si annidano anche quelle meno belle. Bisogna appunto sapere, che Pintaqua non era in grado di parlare e non poteva nemmeno scrivere; questo come effetto del sortilegio fatto sin dalla sua nascita. Difatti sin da piccola, l’incantesimo gli aveva fatto perdere l’uso delle corde vocali; e così poteva esprimersi o attraverso i gesti… oppure con i suoi meravigliosi disegni.

Il secondogenito dei due regnanti, era il principe Fawnier. Era un ragazzo molto intelligente e vivace. Ma purtroppo possedeva un corpo da cervo, e non è tutto, poiché sul suo capo si ritrovavano due enormi protuberanze… o meglio: due possenti corna di cervo. Anche lui, come il padre, non si faceva vedere in giro molto spesso, per ovvi motivi legati al suo aspetto. Per questa specifica ragione non aveva amici, poiché incuteva un certo timore nel prossimo. Ma tuttavia il principe Fawnier, aveva altri fedeli compagni. Difatti non era raro vederlo scorazzare con numerosi falchi e cervi, che si trovavano nell’enorme foresta, confinante al castello. Ma la cosa più affascinante, è che Fawnier era in grado di intendere e comprendere, il linguaggio di tutti gli animali.

La terza figlia dei regnanti, si chiamava Amista. La principessa pur essendo dotata di bellezza ed estro, non poteva fare nulla, senza l’assistenza di una balia. Il motivo è presto detto; invero Amista possedeva delle bellissime mani, ma erano interamente composte di cristallo. Per cui era costretta a fare estrema attenzione a tutto quello che adempieva, per evitare che le mani si frantumassero.
Pur se con mestizia, spesso adoperava dei guanti di pelle di rinoceronte; proprio per portare a termine alcune piccole mansioni. La sua Balia era una donna di colore molto simpatica, di nome Resell.

   

L’ultima figlia si chiamava Mauram. Tra tutti pareva la più fortunata, poiché la sua peculiarità era nell’avere dei bellissimi e lunghissimi capelli, formati da filamenti d'oro. Ma malauguratamente non era così. Difatti, quando si avviava fuori dal castello, correva il rischio che qualcuno le strappasse i capelli, per impossessarsi dell’oro di cui erano composti. Mauram anche se malvolentieri, spesso si infilava una cuffia di merletti, che era in grado di raccogliere la sua splendida chioma; naturalmente con l’intento di evitare che qualcuno le sottraesse i suoi capelli dorati. Anche lei non aveva molti amici; ma sovente si dirigeva in una piccola collinetta non molto distante dal castello, dove aveva fatto amicizia con numerose lepri selvatiche multicolori.

Tutto nel regno di Arkovia sembrava apparentemente tranquillo. Ma un giorno giunse un potentissimo Sovrano chiamato Horjon; che altro non era che il regnante del lontano “Varco di Otryhat”, il quale doveva urgentemente parlare con la Regina Liorz e il Re Conrab.

I due regnanti, accompagnati altresì dal mago Issurjot, dopo i convenevoli di rito… condussero il Sovrano Horjon nella sala degli ospiti, e incuriositi gli chiesero come mai era giunto fino a loro.
Horjon fu molto chiaro e conciso: cercava una moglie; e sapendo che i due regnanti avevano tre bellissime figlie, era intenzionato a chiedere la mano ad una di loro. Tutti rimasero sorpresi, infatti come poteva un Sovrano della sua fama, potenza e grandezza, non aver incontrato ancora la sua consorte? Horjon prima che qualcuno potesse aggiungere alcunché, attestò con aria serafica “Credetemi miei cari amici, sono stato fidanzato spesse volte. Ma purtroppo, dopo pochi mesi di fidanzamento… le mie future consorti sono fuggite via con le mie ricchezze”.
“Ma no!” commentò la Regina Liorz indignata “Che villania inaudita!”.
“Ai miei tempi, queste cose non succedevano!” aggiunse il Re Conrab, mentre si grattava il lungo orecchio destro.
Il mago Issurjot a sentire il racconto del Sovrano Horjon, fece un sorriso ironico. Poi dopo aver dato un piccolo buffetto all’orribile civetta rossa Siril, che teneva sulla spalla sinistra, dichiarò “Le donne… si fanno irretire per dei piccoli sassolini. Davvero patetico…” e come per confermare le parole dette, Siril emise un orribile sibilo, che infastidì non poco tutti i presenti.
Il Sovrano Horjon, dopo aver dato una veloce occhiata a quell’orribile civetta, riprese “Mi avvedo che mi comprendete… mi fa piacere… ma da tutte queste desolanti esperienze, ho deciso che donerò in anticipo alla mia futura sposa, dieci anfore di pietre preziose”. E mentre il Sovrano concludeva le ultime parole, si intravidero dieci suoi servitori portare all’interno della sala, dieci anfore traboccanti di pietre pregiate.
Liorz con occhi avidi si alzò in piedi di scatto, mentre la sua coda nervosamente si muoveva in qua e in là. E dopo che i servitori ebbero posato a terra le anfore, la Regina Liorz cercando di sembrare il meno stupita possibile, proferì “Di… dieci anfore di pietre preziose? Ma non vi sembra un po’ troppo?”.
“Certo che no!” rispose il Sovrano con fermezza “Anzi, se il matrimonio verrà adempiuto… prometto che ai genitori della sposa, consegnerò altre novanta anfore colme di pietre preziose” concluse con tono soddisfatto.
A sentire queste ultime parole, Liorz rimase sbigottita, mentre la sua coda tamburellava senza tregua sul pavimento.
Il Re Conrab invece, di fronte a quelle dichiarazioni, rimase impassibile come sempre. Solo le sue orecchie da coniglio si misero sull’attenti, quando la moglie disse con apparente semplicità “La vostra proposta è allettante mio Sovrano… ma permettetemi di consigliarmi in privato con il mio amico e consulente, il mago Issurjot”.
“Ma certamente” rispose educatamente il Sovrano “Mi sembra una proposta saggia e ponderata. Ma sappiate una cosa… non amo attendere a lungo. Le decisioni importanti vanno sempre prese con prudenza, ma altresì con determinazione… non credete?”.
A rispondere fu il mago, il quale con espressione sprezzante dichiarò “Certo Sovrano, comprendiamo le vostre argomentazioni. Ma fino a prova contraria, siete voi il nostro ospite, e perciò farete bene ad osservare le nostre usanze, senza ulteriori discussioni”.
“Il vostro tono di voce, mi fa supporre che ci siano tra noi, ancora degli attriti…” rispose il Sovrano Horjon accigliato “…forse a causa delle teorie del vostro Tomo Corvino, che si contrappongono alle realtà di pensiero del mio popolo? Credevo che tra le nostre etnie con gli anni, le cose sarebbero state chiarite” terminò fissando curioso la Regina.
“Avete colto nel segno” proferì Issurjot, volgendo il suo sguardo arcigno verso il Sovrano “Tutti i Regni confinanti, conoscono correttamente le vostre idee filosofiche e vaneggianti, le quali rifiutano di seguire costantemente le verità rivelate nel Tomo Corvino” proseguì Issurjot mellifluo “Nel regno di Arkovia, vige la legge della conoscenza e saggezza… essenze che forse in parte, mancano nelle vostre ideologie, ritenute da molti… false ed altamente retoriche”.
Ma prima che il Sovrano potesse ribattere, la Regina Liorz con apparente calma, asserì “Su rasserenatevi… non permettiamo alle nostre antiche diatribe filosofiche, di intralciare questo momento di pacificazione. Che il passato rimanga dove si trova. Adesso pensiamo al presente, e a questo nuovo compito…”. E dicendo queste parole, prese per un braccio il mago Issurjot, conducendolo verso un’altra stanza.
Il Re Conrab non fece in tempo a compiere un primo passo per seguire la moglie, che subito Liorz con voce risoluta, gli disse “Mio caro marito… badate bene di far accomodare il nostro ospite; dopotutto voi siete il Re… e dovete essere in grado di accogliere con onori e riverenze, coloro che con garbo ci vengono a far visita. Bene. Allora ci vediamo dopo” e con queste ultime parole, la Regina Liorz aiutata dalla sua coda di leone, chiuse alle sue spalle l’enorme portone tempestato di diademi.

   

Appena giunti nella sala dei trofei, il mago Issurjot con voce insinuante domandò “Allora mia Regina…? Cosa volete sapere? Percepisco dal vostro sguardo, che siete trepidante nel…”. Ma non fece in tempo a terminare la frase, che la Regina Liorz con tono impaziente, soggiunse “Sapete bene che cosa vi voglio chiedere, Issurjot. Cosa dobbiamo fare? Il Sovrano Horjon, ci ha proposto un’offerta davvero intrigante… suvvia non mi tenete sulle spine…”.
A quelle parole il viso di Issurjot, parve per un istante accennare un sorrisetto di compiacimento; e dopo che l’orribile civetta Siril ebbe divorato un piccolo biscotto offertogli dal suo padrone, il mago con fare pacato attestò “È un segno del destino. Lo sapevo che prima o poi doveva succedere… il nostro peggiore nemico, che ci porta su un piatto d’argento, la risposta ai nostri problemi. Ma ci pensate mia Regina?” concluse il mago, sfoderando un bieco sorriso.
“Lo sapete che quando parlate per enigmi, mi date su i nervi!” esclamò Liorz perdendo la pazienza, e con modo brusco continuò “Forza… proponetemi il vostro pensiero… e finiamola con questa situazione ridicola!”.
Il mago, come suo solito, iniziò a parlare ed a gesticolare in maniera davvero scenica, a tal punto che Siril svolazzò via, fino a posarsi su un’antica madia di ottone perlato. “Mia Regina, ma non capite? Il Sovrano ha detto che donerà ai genitori della sposa numerosi tesori, senza contare le dieci anfore che ci ha già elargito. L’accordo deve essere attuato… anzi, concluso in fretta; questo è quello che espongo”.
“Ma a cosa ci servono altri tesori?” commentò Liorz concitata “Non stiamo gia bene, come stiamo?”.
Il mago senza ascoltarla, riprese a confabulare “Come convincere una delle vostre figlie, non c’è problema… ricordatevi che possedete il medaglione delle quattro lacrime, che sapete bene può indurre i vostri figli ad obbedirvi ciecamente… io opterei per Pintaqua… essendo muta, eviterà qualsiasi complicazione di sorta…”.
“Già, ma non mi avete ancora esposto, il motivo di tutto questo… Allora?” tagliò corto Liorz esasperata.
“Dimenticate la legge del Tomo Corvino?” Replicò il mago con calma forzata “Uno dei versetti dice chiaramente che prima o poi, il nostro regno dovrà espandersi per civilizzare i popoli eretici e blasfemi della verità. Ecco perché quelle pietre preziose ci servono… capite adesso?” e dopo una breve pausa, il mago con voce ipocritamente carezzevole, proseguì “Porteremo la verità, nelle menti ottenebrate dalle nubi dell’orrore… e con questo evento, avremo eliminato il male per sempre!”.
“Siete sempre così enfatico, nei modi di parlare…” farfugliò Liorz in fretta “…a me non pare proprio che le leggi filosofiche di quel Sovrano strampalato, siano entrate nel regno di Arkovia… mi sembra piuttosto un modo per…” ma la Regina non fece in tempo a terminare la sua asserzione, che il mago in tono esagitato, soggiunse “Non mi credete, vero? Lo immaginavo… anche se confidavo di non essere costretto a giungere a tanto” concluse Issurjot asciutto. Poi con passo deciso, si diresse in un punto dove si trovava un piccolo scaffale.
“Vi ho tenuto nascoste alcune verità ultimamente, mia cara Regina… proprio per evitarvi degli inutili dolori. Ma visto che mi costringete, vi consegnerò le prove di quello che vi ho appena illustrato”. E così facendo il mago Issurjot, estrasse dallo scaffale, un libro dalla copertina giallognola; lo prese con un’espressione un po’ schifata, e con destrezza lo porse all’attenzione della Regina.
“Lo vedete questo sordido libro? Sapete di cosa parla, e soprattutto… dove l’ho trovato?” proseguì Issurjot febbrilmente.
La Regina Liorz, con espressione alquanto sospetta, rispose “Certo che no… avanti parlate”.
“Questo libro tratta delle teorie fasulle e deleterie, del Sovrano Horjon e del suo insulso popolo…” riprese il mago con aria trionfante “…e sapete dove l’ho rinvenuto? Nella stanza di vostro figlio! Dunque, adesso mi credete?”.
La Regina con uno scatto improvviso, afferrò il libro con la sua coda di leone, e poi con le mani iniziò a sfogliarlo con preoccupazione “Ma non è possibile… perché me lo avete tenuto nascosto? Quando l’avete trovato?”.
“Alcuni mesi or sono… mentre ero in una meditazione profonda… ho avuto una sensazione insolita… e seguendo questa percezione, sono giunto alla camera di vostro figlio; e per farla breve… ho trovato questo libro sulla sua scrivania. Ecco tutto… non c’è altro da dire…” poi il mago senza distogliere lo sguardo dall’espressione sorpresa della Regina, continuò “Comunque se lo desiderate, potete chiederlo a lui… credo che vi saprà dare una risposta più dignitosa” terminò il mago sprezzante.

È inutile aggiungere che di li a poco… sia Fawnier che la sorella Amista, dovettero sottoporsi alle domande inquisitorie della madre e del mago. Naturalmente non prima di aver mandato un paggio di corte, ad avvisare il Sovrano Horjon che per svariati motivi di ordine regale, doveva attendere ancora un po’ prima di ricevere una adeguata risposta alla sua richiesta.
Fawnier e la sorella, capirono subito che si trattava di qualcosa di grave o perlomeno pernicioso. Infatti entrambi sapevano che il mago Issurjot, si dilettava nel tramare ed ordire numerosi tranelli, per farli apparire agli occhi della madre, come due persone poco raccomandabili. Non a caso, in passato era successo spesso, che il mago Issurjot tramasse insidie atte a coglierli in fallo.
Liorz non appena vide i suoi due figli entrare nel salone delle udienze, dichiarò “Fawnier… lo sai che non amo perdere tempo in parole lunghe e sentenze sontuose. Allora, che ne sai tu di questo libro?” e dicendo quelle parole, fece vedere al figlio, il libro che teneva con la sua lunga coda di leone.
“Ah… eccolo allora… lo avete trovato voi madre?” disse Fawnier con tono sorpreso “Era da un po’ che lo cercavo…”.
“Quindi è tutto vero!” strepitò la Regina indignata “Il mio unico figlio maschio… futuro erede del regno di Arkovia… che legge libri da far rivoltare lo stomaco ad un serpente!”.
“Ma cosa dite madre?” protestò Amista concitata “Quel libro non parla altro, di come si può comprendere meglio il prossimo, mediante una ponderata riflessione ed altresì…” “Silenzio!” sbottò con tono perentorio la Regina “Immaginavo che lo avevi letto anche tu, Amista. D’altronde… quello che tuo fratello compie… è subitamente scimmiottato da te. Devo dire comunque, che questo non me lo aspettavo da voi… i miei eredi, che tramano alle spalle della loro madre!”.
“Già… questo è sicuramente quello che il vostro confidente Issurjot vi ha suggerito… non è così?” e con questa frase, Fawnier lanciò uno sguardo severo al mago, il quale per tutta risposta… controbatté il torvo sguardo del principe, con due occhi saettanti.
Nel frattempo la civetta Siril fece un balzo nella direzione del principe, ma fu lestamente allontanata dalle corna da cervo di Fawnier.
Issurjot sorrise compiaciuto al gesto della sua cara civetta, ma poi riprese un’aria sinistra quando vide il principe allontanare così scortesemente la sua diletta Siril. Dopodiché il mago con aria seriosa, e da presunto dotto, Replicò “Le vostre insinuazioni non mi colpiscono per nulla, mio principe. Se lo volete proprio sapere, ho fatto di tutto perché vostra madre non ne venisse a saper nulla… ma visto che le circostanze sono precipitate… mi sono visto costretto a dirgli tutto. D’altronde, non è questo che fanno i veri amici?” e con queste ultime parole, fece un sorriso rivolto alla Regina, seguito da un mezzo inchino.
La Regina, dopo aver ricambiato con un accenno del capo il gesto del mago, tornò alla sua consueta espressione severa, e rivolgendosi ai due figli, disse acida “Ditemi solo una cosa… non vi bastano le verità che sono poste all’interno del Tomo Corvino? Perché vi rivolgete ad altre teorie fasulle?”.
“Noi rispettiamo ed onoriamo, le teorie del Tomo Corvino” spiegò Amista con decisione “…ma con il passare del tempo, ci pare che le azioni compiute sia verso di noi che verso il nostro popolo, non corrispondano più a leggi eque e giuste”.
“A cosa ti riferisci Amista?” inveì Liorz “Non mi sembra proprio, che il nostro popolo soffra o venga colpito da leggi inique!”.
“A questo rispondo io” disse in tono perentorio il principe “Madre, forse non vi siete mai degnata di andare ad osservare il nostro popolo, il quale fa fatica a comprare il necessario, poiché costretto a pagare delle tasse esorbitanti… e poi per cosa? Per ravvivare un esercito che serve solo per assecondare i desideri di predominio, di alcune persone…” ed ancora il principe Fawnier con fierezza osservò il mago, il quale stavolta fece finta di non cogliere l’ammiccamento.
“Per non parlare dei nuovi investimenti in gioielli e armature, balaustre, copricapi, spezie stregate, eccetera… Denaro che viene sborsato per puro sfregio, e senza una vera e reale esigenza!”. Il principe Fawnier certamente poteva incutere un certo terrore con la sua mole da cervo, ma il mago Issurjot non gli toglieva gli occhi di dosso; anzi sembrava che ad ogni parola che il principe enunciava, il mago lo ricambiasse con smorfie di sberleffo.
Ma il principe Fawnier non cedeva… e con calma forzata proseguiva nel dire “Come futuro Re di Arkovia, non posso rimanere indifferente a questi sperperi che si fanno con il denaro ghermito dalla povera gente. E questo se permettete madre… non è quello che il Tomo Corvino ha enunciato od approvato. Il Tomo Corvino ha sempre proferito parole di amore e fratellanza; tutte essenze che da un po’ di tempo a questa parte, sono venute a mancare” ultimò a denti stretti.
“Le vostre parole eretiche e blasfeme, vi si ritorceranno contro!” rispose Issurjot infiammandosi “Il denaro che il popolo offre alle nostre casseforti, non serve certo per impinguire i nostri stomaci… ma viene devoluto in opere eque e giuste… come la costruzione di un nuovo tempio, la creazione di luoghi per lo svago e quant’altro… vero mia Regina? Dico forse menzogne?” concluse il mago asciutto, poi distrattamente diede un cenno alla civetta Siril di appoggiarsi alla sua spalla sinistra. La civetta non se lo fece dire due volte, e con un volo rapido e silenzioso si appollaiò sulla spalla del suo padrone, osservando malignamente Fawnier.
“No di certo Issurjot…” confermò Liorz mentre con l’aiuto della sua lunga coda, si mise a lacerare il libro “Ma mio figlio si dimentica di dire che sovente, quando si parla di leggi e norme… improvvisamente fugge via dai suoi sudici animali. Lasciando tutte le incombenze a noi! Osi negarlo Fawnier?” e con queste ultime parole, la Regina lanciò nervosamente il libro quasi del tutto stracciato, su di un tavolino.
“Non nego niente!” scattò il principe con tono alterato “Dico solo, che non mi avete detto come mai molti danari, vengano utilizzati per creazione di nuovi eserciti… che bisogno c’è di compiere questa scelleratezza? Sono anni che siamo in pace con i Regni confinanti”.
“E non è tutto, mio caro fratello…” replicò la principessa Amista, mentre senza titubanza si avvicinava a testa alta al mago “Infatti sono venuta a conoscenza, che il tempio che il mago tanto decanta… è stato abbandonato a se stesso. In sostanza le opere per la costruzione, sono parecchie lune che non vanno avanti… e la ragione? Nessuno se lo sa spiegare” poi volgendo uno sguardo supplichevole alla genitrice, continuò “Non trovate tutto questo alquanto insolito, madre? Come potete essere tanto cieca, da non scorgere che Issurjot sta tramando qualcosa alle vostre, e nostre… spalle?”.
“Adesso basta! Non vi permetto di fare ulteriori insinuazioni su colui che primo tra tutti, ha dimostrato ampiamente in anni e anni di servizio fedele, di che pasta sia fatto!” tagliò corto la Regina, mentre la sua coda tradiva un certo nervosismo “Issurjot nei modi di comportarsi e di presentarsi, può essere un po’ stravagante e singolare… ma questo non significa che vuole servirsi vilmente della sua Regina, per scopi iniqui!”. Poi la Regina cercando di riprendere un certo controllo, espose “Ma adesso voglio sapere esattamente, qual è la vostra posizione in merito al Tomo Corvino, e alle sue verità. Siete o non siete fedeli a quello che Issurjot asserisce, come Luminare del Tomo Corvino?”.
A quella domanda, scese nel salone un silenzio glaciale… interrotto dai tremuli colpi della coda di leone della Regina; la quale con movimenti nervosi batteva a terra piccoli colpetti ad intermittenza. E nessuno si accorse che Siril osservava quella strana coda, con occhi famelici… Che forse Siril era esausta, di divorare quegli odiosi biscotti?
Fawnier prese la parola “Quello che posso riferire, è che la mia lealtà al Tomo Corvino rimane inalterata… ma non mi sento di affermare la stessa cosa, per quanto riguarda la persona che dispone della facoltà della sua divulgazione. Questo è tutto” concluse asciutto.
E Amista con un sincero sorriso, si affrettò a dire “Fawnier non poteva esprimere meglio il suo pensiero… che d’altronde condivido pienamente” poi la principessa volgendosi in tono supplichevole alla Regina, disse “Madre vi prego… cercate di…”.
“Fai silenzio!” urlò con decisione Liorz “E così finalmente avete espresso la vostra decisione, nel mettervi contro i decreti presi dal Re vostro padre, e da me… per non parlare della ribellione insensata contro una persona che non fa altro che seguire con diligenza, le verità enunciate dal Tomo Corvino…” poi con sguardo altero, freddamente concluse “A questo punto, mi sento in dovere di ordinarvi di andare nelle vostre stanze. Nei giorni a venire vi saranno date le disposizioni sul vostro caso, e sarete giudicati per tradimento da una corte imparziale”.
“Madre… ma cosa dite? Tradimento?” obiettò desolato il principe Fawnier “Solo perché abbiamo espresso le nostre legittime opinioni, basate su delle verità inconfutabili?”.
“Cosa…?! Madre?” lo azzittì la Regina con veemenza “Non osare più chiamarmi con quel titolo! Tu e tua sorella, sapete cosa siete? Due orgogliosi… impudenti… altezzosi e ingrati! Ecco! Proprio questo siete, per quella che definite madre!”.
E senza alcun ritegno, Issurjot concluse con voce maligna “Vostra madre e vostro padre il Re di Arkovia, non meritano di avere dei figli ribelli e testardi come voi. Ma ne pagherete le conseguenze… questo a tempo opportuno… vedrete!”.
“Cos’è una minaccia?” asserì Amista avvicinandosi senza titubanza al mago “Sapete una cosa Issurjot? Non vi ho mai sopportato… la vostra presenza, se è gradita ai miei regali genitori… rimane sempre invisa ai miei occhi… non ve l’avevo mai detto? Bene… ora lo sapete!” ultimò senza distogliere lo sguardo dal mago.
Fawnier rincarò la dose dicendo “Non so come… ma avete traviato sia mio padre che mia madre. E questo da sempre. Ma un giorno vi assicuro che le cose cambieranno… questa è una promessa!”.
Il mago non resistette oltre, prese un’ampolla da una delle sue lunghe tasche, con l’intento di gettarla verso Fawnier… e con rabbia fece per aprirla, quando Liorz con la sua coda gli fermò la mano dicendo con fermezza “Issurjot state calmo! Non rispondete alle loro provocazioni. Questa è una faccenda che sbrigo da sola” poi si volse verso i suoi due figli con occhi velati di severità, e mentre si avvicinava a loro… con la mano sinistra ghermì il ciondolo delle quattro lacrime, e lo puntò verso i loro occhi. Improvvisamente una strana luce giallastra fuoriuscì dal ciondolo, e sia Fawnier che la sorella Amista, rimasero come paralizzati. Siril fece un acuto sibilo di contentezza.
Infine la Regina ringhiò “Adesso andate nelle vostre stanze; e rimanete lì finché non vi dirò cosa fare, avete compreso?”.
La risposta dei due, fu unanime “Va bene madre… come desiderate” e lentamente, senza aggiungere una sola parola… si avviarono fuori dal salone.

La Regina Liorz era talmente nervosa, che finì più volte per schiacciare la sua lunga coda di leone. Infatti non poteva credere, a quello che era appena avvenuto. E dopo aver ricevuto assicurazioni dal paggio di corte, che il Sovrano Horjon stava conversando amabilmente con il Re Conrab su questioni riguardanti lance e armature antiche; infine Liorz rinfrancata confidò “Issurjot, avete perfettamente ragione; i miei figli si stanno rivoltando contro di me e contro le verità del Tomo Corvino…”.
“E presi come sono dalle eresie del Sovrano Horjon… hanno tentato di portare corruzione nel regno di Arkovia…” soggiunse il mago, con tono sottile.
“Proprio così. Ma allora… cosa possiamo fare?”.
Con un notevole sforzo per non esplodere dalla contentezza, il mago rispose “Dovete permettere a vostra figlia Pintaqua di divenire la consorte del Sovrano; e poi quando la fiducia di vostra figlia crescerà nel suo popolo… convinceremo Horjon a prendere come modello le verità del Tomo Corvino. E così infine… debelleremo per sempre le sue eresie, che come avete potuto constatare, hanno il potere di deviare le menti deboli…” e senza permettere alla Regina di ribattere, continuò mellifluo “E solo allora… quando il regno del Sovrano sarà divenuto un regno di verità e giustizia… anche i vostri figli torneranno a ragionare con rettitudine” concluse tronfio, mentre accarezzava mordacemente la civetta Siril.
Liorz sembrava un po’ titubante, e palesò “Sapete bene che il potere ipnotico del medaglione, dura per poco tempo. Pintaqua non appena tornerà in se… rifiuterà di divenire la sposa del Sovrano Horjon, non credete?”.
“Come potete pensare che mi dimentichi, ciò che ho creato?” ribadì il mago con voce ferma “Pintaqua è incapace di parlare e scrivere… non potrà esprimersi in maniera corretta ed efficace. E poi il Sovrano, orgoglioso com’è… ed essendo altresì desideroso di prendere moglie, troverà anche il modo per sposarla velocemente. E comunque sia, farò in modo che Pintaqua fino al giorno delle nozze, rimanga sempre in uno stato di sonnolenza… sapete bene che le mie pozioni, non sono seconde a nessuno, no?”.
“Ma… e se nel peggiore dei casi, il Sovrano dovesse riportarla qui, senza averla sposata?”.
“Domanda interessante… e la risposta a questo quesito, la sapete già mia Regina… avete forse dimenticato il nostro esercito? Troveremo una buona scusa per attaccare il Sovrano… il tutto senza destare sospetti ai regni confinanti; i quali penseranno che la ragione di una guerra è dalla nostra parte. Tutto questo per non permettere che i regni contigui si uniscano a lui. Geniale come trovata, non credete? E così conquisteremo anche il suo regno pieno di errori e menzogne, oltre che di eresie…”.
La Regina Liorz fece un lieve sorriso. Il mago ricambiò quel gesto con un ghigno mordace, seguito a ruota dal riso beffardo della orripilante civetta Siril.

   

“Sapete Sovrano Horjon, forse abbiamo una figlia che fa proprio al caso vostro… si chiama Pintaqua. Certo non parla, ma disegna divinamente…” assicurò la Regina al Sovrano Horjon, sfoderando un sorriso sgargiante “Infatti si lamenta sempre che non riesce a trovare marito, perché non sa esprimersi nel modo giusto. Sono certa, che con lei vi troverete bene…”.
Dopo aver ascoltato attentamente quelle parole, il Sovrano Horjon in tono amabile, rispose “Perfetto… sapevo che ci saremmo messi d’accordo”.
“Vedrete che Pintaqua vi renderà felice…” la coda di Liorz si fermò di scatto “Infatti dovete sapere che è sempre così paziente e premurosa con tutti” e in quell’istante, un fulmineo bagliore giallastro, scaturì dal medaglione che teneva al collo.

   

Naturalmente la principessa Pintaqua non ne voleva sapere, di sposare un uomo che aveva appena intravisto di sfuggita. Ma Liorz, mediante il suo bellissimo pendente, ormai conosciuto come il medaglione delle quattro lacrime, riuscì ad incantare la figlia facendole credere che era follemente innamorata del Sovrano.
Ma la Regina Liorz sapeva bene che lo stato ipnotico, non sarebbe durato a lungo… e quindi fece di tutto perché il Sovrano e la figlia se ne andassero via rapidamente. E così… fece credere al Sovrano che a causa dei numerosi impegni del marito, erano costretti a mandarli via. Horjon era talmente compiaciuto di aver conquistato il cuore della principessa, che non fece caso a quel repentino licenziamento.
Naturalmente prima di partire, il mago Issurjot senza dire nulla alla principessa Pintaqua, diede una pozione al Sovrano dicendogli di offrirla ogni due giorni alla futura consorte; il tutto per lenirle la sofferenza della separazione dai regnanti a lei tanto cari. Il Sovrano pur se con titubanza, acconsentì. Poco dopo, il Sovrano e Pintaqua erano partiti, seguiti dai numerosi servitori del Sovrano.

Con il passare della giornata, il principe Fawnier e la principessa Amista, ripresero piena coscienza delle loro facoltà intellettive. Questo grazie anche all’aiuto della balia Resell, la quale con sollecitudine cercava di risvegliarli.
Quando furono desti, la balia gli disse tutto quello che era avvenuto, fin nei minimi dettagli… persino di aver visto il mago Issurjot dare al Sovrano Horjon, una insolita ampolla contenente del liquido oleoso, color nero.
Sia Fawnier che Amista, non si davano pace per quello che era accaduto. Anche se non avevano ben chiaro come… erano certi che la colpa fosse da imputare al mago Issurjot. Amista suggerì al fratello di mandare il suo amico cervo Coryador, a vigilare sul mago.
“Hai ragione…” sospirò Fawnier, cercando di sembrare il più calmo possibile “Così sapremo se il mago Issurjot, ha a che fare con tutto questo…”.
Ma Amista non era del tutto soddisfatta, e così riprese concitata la parola, dichiarando “Senti Fawnier… io direi di inviare anche un falco da Pintaqua, proprio per comprendere se è stata una sua scelta, quella di sposare il Sovrano. Se non altro… per sapere se si è pentita del suo insulso gesto. Cosa ne pensi?”.
“Amista… ma cosa dici?” obiettò il principe sorridendo “Sai bene che Pintaqua non può parlare. Come credi che riuscirà il mio falco, a portarci sue notizie?”.
“E l’ampolla del mago? Avete dimenticato quello che vi ho detto?” li interruppe la balia Resell con voce ansiosa “Il Sovrano sicuramente darà a Pintaqua parte del contenuto di quel fluido… chissà cosa contiene! Povera Pintaqua… quale triste destino…” terminò preoccupata.
“Resell ti prego, cerchiamo di non drammatizzare!” esclamò Amista “In quell’ampolla ci sarà senz’altro un medicamento…”.
“Medicamento?” sbottò Fawnier “Pintaqua sta benissimo! Io dico che in quell’ampolla si trova qualcosa che la intontisce… questa è l’unica spiegazione!”.
“Oh mio principe… non dite così!” disse sconsolata la balia Resell “Povera Pintaqua… cosa possiamo fare per lei?”.
Amista dopo una breve riflessione, affermò “Ma certo, ascoltate! Fawnier tu metterai sul falco Igryn una matita, accompagnata da una piccola pergamena… Pintaqua è muta, ma non è stupida. Comprenderà al volo quello che deve fare… non credi?”.
Il principe scorgendo il viso di Amista illuminarsi di speranza… annuì con il capo senza aggiungere altro. Non voleva deludere le aspettative della sorella.
“Ma se quello che dice il principe è vero? Insomma, se Pintaqua è sotto un influsso malefico del liquido dell’ampolla… come farà a farvi sapere quello che le è successo?” ultimò concitata Resell.
“Niente paura. Dirò ad Igryn di rompere l’ampolla del mago… così facendo, Pintaqua sarà libera di esprimere con verità se ha davvero seguito di sua iniziativa il Sovrano, non credete?” concluse Fawnier speranzoso.
“Certo che i “ma” e i “percome” sono tanti…” rispose frettolosamente Amista “Ma è l’unico modo che abbiamo per essere sicuri, che sia stata rapita dal Sovrano… per cui sono d’accordo… proviamo a fare così”.
Subito dopo il principe Fawnier, pur se con qualche perplessità, diede al suo fedele falco Igryn, la missione di trovare Pintaqua e di fare esattamente tutto quello che la sorella e la balia, gli avevano suggerito. Naturalmente per il principe non era difficile farsi capire dal suo amico falco, proprio perché aveva il dono di parlare con gli animali. Igryn, dopo che Fawnier gli legò alle zampe una matita e una piccola pergamena arrotolata, fece un fischio di assenso, e prese il volo. E mentre Fawnier con al fianco la sorella, dava indicazioni al cervo Coryador sul da farsi… non si accorsero che la perfida civetta Siril, amica del mago Issurjot, li stava osservando.
E così Siril all’improvviso, spiccò il volo inseguendo il falco Igryn. Strano da dirsi… ma la civetta Siril volava veloce quanto e più del falco; e dopo poche miglia, si avventò sul povero Igryn, facendolo precipitare su una fitta boscaglia.
Igryn per fortuna, capitombolò semi tramortito su un paio di rami, che gli frenarono la caduta… e poi senza pensarci due volte, si nascose sotto una piccola montagnetta di foglie secche. Igryn provava un lieve dolore all’ala destra, ma comunque non si sentiva particolarmente indolenzito. E dopo aver atteso qualche attimo, iniziò a scrutare su nel cielo, per percepire chi era il suo aggressore. Aveva una missione importante da compiere… non poteva minimamente pensare di attaccare un avversario che non conosceva.
Poi d’improvviso adocchiò la orribile civetta rossa Siril, la quale volteggiava sopra le sommità delle piante con aria guardinga. Igryn comprese che era stata mandata dal mago, e sapeva bene di essere più forte di quella stupida civetta… e cominciò a pensare a come attaccarla. Ma prima che potesse muovere una sola ala, notò una cosa spaventosa ed incredibile… dal becco della civetta Siril cominciarono a scaturire delle raffiche di fuoco, che si diressero su gran parte degli alberi circostanti.
Igryn non perse un attimo di tempo, e sfrecciò via veloce, ma sempre rimanendo nel sottobosco; proprio per non essere vittima di quelle vampate di fuoco. Igryn non poteva credere a quello che aveva visto, ma ora doveva pensare solo ed esclusivamente alla sua missione. E nonostante la sua ala seguitava a fargli male, non smise di saettare lesto verso la sua meta.
Frattanto alle sue spalle, il fuoco divampava… e l’urlo stridulo della civetta Siril, diede una strana sensazione di inquietudine al nostro diletto falco.

   

Il giorno seguente la Regina Liorz, su consiglio del mago Issurjot, fece chiamare un grande e famoso giudice da una landa lontana; con l’intento di far processare i due figli ribelli. Naturalmente l’intento della Regina era quello di impaurirli, in maniera tale da farli rimanere sotto la sua soggezione, e di quella del fidente mago.
Ma il principe Fawnier, escogitò un modo per tardare di qualche giorno, l’arrivo del giudice. Infatti ordinò ai suoi amici cervi, di attaccare la carrozza del magistrato; in modo tale da impedirgli o almeno rallentargli, l’arrivo nel regno di Arkovia.
Il piano ebbe successo; difatti passarono alcuni giorni, e ancora il giudice non si vedeva.
Una mattina il leale cervo Coryador, raggiunse ansimante il suo amato padrone, e gli proferì tutto quello che aveva visto e sentito.
In pratica aveva seguito il mago e la Regina Liorz, mentre passeggiavano nell’enorme giardino reale. E con lestezza si era accovacciato dietro un enorme albero, ad ascoltare Issurjot che parlottava con la Regina. E così venne a sapere tutto, riguardo alle pietre preziose che erano state elargite al Sovrano Horjon, proprio per essere andato via con la principessa Pintaqua. Ma la rivelazione più sconvolgente era che il cervo Coryador aveva sentito il mago suggerire alla regina di utilizzare il medaglione delle quattro lacrime, per obbligare sia lui che Amista a rimanere soggiogati ai loro foschi desideri. A quelle rivelazioni, Fawnier avvertì nel profondo del cuore un fitta lancinante… e subito pensò che allora era tutto vero: sua madre era stata irretita da quel subdolo rettile di Issurjot. Per non parlare di Pintaqua… venduta come merce di scambio, con quel bellimbusto del Sovrano. La sensazione che susseguì, fu di rabbia e frustrazione. Ma Fawnier non poteva certo cedere allo sconforto; doveva andare a riferire ogni cosa alla sorella. E così fece.

Dopo aver condotto Amista fuori dal castello, per non essere uditi da orecchie indiscrete, il principe riferì quello che Coryador aveva visto e sentito.
Amista dopo quanto le proferì il fratello, impallidì. E due grossi lacrimosi scesero dalle sue gote… fino a raggiungere le sue mani di cristallo. Difatti le sue lacrime, erano le sole, che le sue fragili mani potevano sostenere, senza per questo spezzarsi.
Il fratello la strinse a sé con affetto “Non temere Amista… risolveremo questa triste vicenda. Vedrai che…” ma prima che il principe potesse ultimare la frase, sopraggiunse trafelato e visibilmente ansante, il falco Igryn.
Fawnier velocemente lo prese nelle sue mani, e accarezzandolo gli chiese come era andata. Il falco iniziò a gracchiare uno strano linguaggio, comprensibile solo al principe… mentre Amista, dopo essersi messa i guanti di pelle di rinoceronte, con un fazzoletto di pizzo, si terse alcune lacrime.
Intanto il principe parlando con il falco Igryn, disse nervoso “Davvero? Ma come è possibile…? È davvero insolito”.
“Insolito cosa?” domandò interessata Amista, mentre riponeva il fazzoletto in una tasca del vestito.
“Igryn mi ha raccontato che ha visto la civetta Siril, emettere delle fiamme dal becco… non lo trovi curioso?”.
“Certo… atipico ed inquietante…” rispose prontamente Amista “Ma cosa ti ha detto di nostra sorella? È riuscito a rompere l’ampolla?”.
“Certo che sì…” disse subito Fawnier, notando nell’espressione della sorella una certa inquietudine “Igryn è stato veramente abile” e mentre terminava quelle parole, il principe prese la piccola pergamena dalle zampe di Igryn, e la aprì.
Nel frattempo il falco si appollaiò un po’ stancamente, sulle corna del cervo Coryador.
Amista con voce ansimante disse “Fawnier presto… fammi vedere…”. Il principe dopo un breve sguardo alla pergamena, la diede alla sorella. Amista la srotolò di corsa, e vide un bellissimo disegno della sorella Pintaqua. Il disegno raffigurava una ragazza con delle catene, che veniva trascinata via da un uomo.
“NO!” urlò esacerbata Amista, nel vedere quel disegno. E poco dopo soggiunse “Fawnier… cosa facciamo adesso? Come possiamo aiutarla?”.
Naturalmente il fratello non le rispose; l’espressione del suo volto era eloquente… dolore, rabbia, tristezza… tutte mescolate insieme. Ad un tratto Fawnier si mise a correre come un fulmine verso la radura, per cercare di sfogare il suo disappunto e livore.
Amista non gli disse nulla. Sapeva che era un momento penoso ed alquanto delicato… doveva permettergli di dar libero sfogo alle numerose e contrastanti emozioni, che lo attanagliavano nel profondo dell’animo. Difatti era questo un modo tutto suo, di attenuare l’angoscia e il dolore, che con impeto gli erano sopraggiunti nel cuore.
Passarono lunghi attimi… intanto Amista seguita dal cervo Coryador e dal falco Igryn, si era seduta ai piedi di un enorme albero, nelle vicinanze del castello; e ripetutamente osservava quella piccola pergamena con il disegno di Pintaqua. Ogni tanto si poteva cogliere un sospiro. Igryn sovente cercando di distrarla, le volteggiava intorno. Coryador ad un tratto voltò il suo muso verso est, dove si poterono notare molteplici cervi sopraggiungere e dirigersi verso il bosco.
“I cervi di Fawnier sono tornati…” meditò Amista tra sé “Significa che il giudice chiamato da nostra madre, sta giungendo al castello… devo avvisare Fawnier al più presto. Ma come?”.
Non ebbe tempo di formulare la risposta, che ecco ricomparire dalla boscaglia il principe Fawnier, il quale dopo aver salutato i suoi amici cervi, si diresse dalla sorella.
“Amista, il giudice sta arrivando… allora cosa facciamo?” ultimò con tono grave.
Amista senza indugio, si affrettò a dire “Non appena il giudice incontrerà nostra madre e il mago Issurjot, comincerà il nostro processo. Non abbiamo scelta… se vogliamo liberare nostra sorella… ce ne dobbiamo andare via subito”.
“Sono d’accordo” annuì il principe, e poi soggiunse “Ma prima proviamo a chiedere a Mauram se vuole venire via con noi, cosa ne pensi?”.
Amista acconsentì, e così comunicarono questo loro progetto a Mauram. La quale però, decise di non seguirli, perché gli pareva troppo strano e incredibile quello che gli avevano riferito.
Infatti Mauram obiettò infervorata “Rapita? Ma state scherzando? Vi Rendete conto di quello che state per fare? E poi… vi siete scordati che nostra madre, non vuole per nulla al mondo che ce ne usciamo dal nostro regno, senza il suo permesso? Siete due folli!”. E con distacco e disappunto se ne andò via, dirigendosi velocemente dalla madre a rivelare il loro iniquo piano.
A quel punto, visto che Mauram era di parere contrario, Amista e il fratello partirono subito. La balia Resell velocemente preparò delle bisacce con dentro alcune vivande; e poi le diede con apprensione a Fawnier “Mi raccomando… fate attenzione! Ci sono molti pericoli che dovrete affrontare…” concluse Resell con tono lacrimoso.
“Non temere” disse con calma Amista “La speranza di liberare nostra sorella da quel marrano, ci da la forza e vigoria necessarie per il lungo cammino. Ma adesso vai Resell… prima che la Regina scopra che ci hai aiutato a fuggire”.
“D’accordo” rispose la balia; e dopo aver dato un abbraccio alla principessa, si incamminò verso il castello.
Fawnier ebbe la brillante idea, di far salire la sorella sul suo migliore amico: il bellissimo ed enorme cervo bianco Coryador.
Ma il principe ebbe anche l’intuizione di portare al suo seguito, numerosi altri cervi, per non parlare, vista la loro fedeltà al principe, di Igryn e dei molteplici falchi che lo avrebbero seguito fino in capo al mondo. E così ebbe inizio, il loro tortuoso viaggio, verso la terra del Sovrano Horjon.

   

 

PARTE 1

 

PARTE 2

 

PARTE 3

 

PARTE 4

 

PARTE 5

 

 

PARTE 6

 

PARTE 7

 

PARTE 8

 

PARTE 9

 

PARTE 10