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Le Quattro Lacrime
parte 1
Tanto tempo fa nel maestoso regno di
Arkovia, vivevano due regnanti che a dir la verità avevano numerosi problemi…
Infatti i due sovrani erano genitori di quattro figli, ognuno dei quali con
delle anomalie corporee, che gli rendevano la vita difficoltosa.
Precisamente, i numerosi grattacapi dei quattro discendenti, si sapeva bene
che derivavano da alcuni incantesimi che gli erano stati inflitti sin dalla
tenera età; ma nessuno sapeva il perché ciò fosse avvenuto, né tantomeno si
conosceva chi aveva attuato tali sortilegi. E per di più, nonostante i numerosi
tentativi compiuti, nessun mago o fattucchiera era stato in grado di
rimuovere quegli orribili incantesimi. In ogni caso, la vita della famiglia
reale continuava con punte di tristezza e con la voglia e il desiderio di
poter un giorno, divenire persone normali.

Ma non è tutto,
poiché anche i due regnanti furono vittime di simili sortilegi. Tanto è vero
che il Re Conrab, aveva da molti anni acquisito delle orecchie da coniglio.
Come si può immaginare, questo fatto lo metteva a disagio con tutti i suoi
parenti e sudditi; al punto tale che era assai raro scorgerlo uscire dal
castello; proprio perché provava un terribile imbarazzo nel farsi vedere con
quelle ridicole ed enormi orecchie da coniglio. Difatti parecchie persone,
non appena lo avvistavano, facevano fatica dal non ridacchiare.
Invece alla sua reale consorte, la Regina Liorz, era comparsa da diversi anni
una lunga coda di leone. Però al contrario del marito, alla regnante la sua
coda piaceva, e ne andava persino fiera. Pensate che a volte la Regina,
utilizzava la sua coda come fosse un’altra mano. Invero, non era per nulla
raro osservare la Regina Liorz afferrare con la coda degli oggetti, o aprire
alcuni enormi portoni del castello.
Liorz aveva altresì un carattere energico e forte, e portava al collo un
bellissimo medaglione di cristallo, dove al suo interno si trovavano quattro
splendide gocce azzurre, che altro non erano che quattro meravigliosi
zaffiri. Il medaglione era denominato le “Quattro Lacrime”, proprio per la
similitudine che i quattro zaffiri avevano con le stille del pianto.
Ma la cosa veramente singolare, consisteva negli strani poteri di cui era
dotato il medaglione; invero la Regina Liorz, era in grado di soggiogare
sotto il suo controllo, la mente delle persone. Ma per ovvi motivi, questo
recondito segreto lo conosceva solo lei e il suo amico e confidente, il
famigerato mago Issurjot.
Il mago Issurjot, era celebrato per le sue
arti magiche ed altresì per essere il Luminare del glorioso Tomo Corvino; che
altro non era che un enorme libro antico, dall’involucro nero.
Nel Tomo Corvino erano trascritte tutte le leggi e dogmi da seguitare, per
avere un regno di pace e giustizia. Ma non erano pochi, coloro che
sospettavano che il mago non era proprio quello che dichiarava di essere…
difatti spesso lo si poteva avvistare di notte, mentre si dirigeva verso la
fosca collina delle sette spade. Dove si tramandavano da secoli numerose
leggende; una delle quali asseriva che dei druidi malvagi operavano strane
magie e pozioni oscure, per i loro loschi fini. Ma naturalmente tutte queste
antiche saghe, erano considerate delle dicerie senza nessun fondamento,
insomma delle semplici fole di paese.
Fatto sta, che la presenza del mago Issurjot, era davvero inquietante.
Infatti era molto magro, e con una lunga barba blu notte, come del resto la
sua capigliatura. Ed era anche piuttosto alto, ma la cosa che lo rendeva così
lugubre e tetro… era il suo abito lungo color nero con bordi blu scuri, e la
sua orribile civetta color rosso chiamata Siril; la quale era sovente
appollaiata sulla spalla sinistra del suo padrone.
L’orribile civetta Siril era tale, non solo per il colore inconsueto del suo
piumaggio, ma anche per le sue strampalate orecchie che erano simili a quelle
dei pipistrelli; oltre che per le numerose verruche che le fuoriuscivano da
sotto il piumaggio. In ogni caso, Issurjot era tenuto molto in considerazione
dalla Regina Liorz; mentre il Re Conrab come sempre, non esprimeva alcun tipo
di opinione in merito. Solo una volta gli era sfuggita la frase “Quel mago,
sembra proprio un vecchio corvo” …e nient’altro.

E se alcuni di voi, sono rimasti sorpresi
nel considerare le singolarità dei due regnanti… allora rimarrete stupefatti
da quello che antichi sortilegi, compirono ai loro quattro figli.
Ma andiamo con ordine. La primogenita dei
due regnanti, era la principessa Pintaqua. La fanciulla appariva davvero
molto bella, possedeva dei lunghi capelli neri, ed occhi color marrone. Era
altresì un’abilissima pittrice; disegnava bellissimi quadri che apparivano
talmente affascinanti, che molti di loro ornavano numerose pareti del
castello.
Oltre ad essere abile a dipingere, la sua caratteristica consisteva nel
disegnare con estrema rapidità… infatti per finire un quadro, ci impiegava
meno di un’ora. Come ci riusciva, nessuno lo aveva mai scoperto. Ma
malauguratamente tra le cose affascinanti, si annidano anche quelle meno
belle. Bisogna appunto sapere, che Pintaqua non era in grado di parlare e non
poteva nemmeno scrivere; questo come effetto del sortilegio fatto sin dalla
sua nascita. Difatti sin da piccola, l’incantesimo gli aveva fatto perdere
l’uso delle corde vocali; e così poteva esprimersi o attraverso i gesti…
oppure con i suoi meravigliosi disegni.
Il secondogenito dei due regnanti, era il
principe Fawnier. Era un ragazzo molto intelligente e vivace. Ma purtroppo
possedeva un corpo da cervo, e non è tutto, poiché sul suo capo si
ritrovavano due enormi protuberanze… o meglio: due possenti corna di cervo.
Anche lui, come il padre, non si faceva vedere in giro molto spesso, per ovvi
motivi legati al suo aspetto. Per questa specifica ragione non aveva amici,
poiché incuteva un certo timore nel prossimo. Ma tuttavia il principe
Fawnier, aveva altri fedeli compagni. Difatti non era raro vederlo scorazzare
con numerosi falchi e cervi, che si trovavano nell’enorme foresta, confinante
al castello. Ma la cosa più affascinante, è che Fawnier era in grado di
intendere e comprendere, il linguaggio di tutti gli animali.
La terza figlia dei regnanti, si chiamava
Amista. La principessa pur essendo dotata di bellezza ed estro, non poteva
fare nulla, senza l’assistenza di una balia. Il motivo è presto detto; invero
Amista possedeva delle bellissime mani, ma erano interamente composte di
cristallo. Per cui era costretta a fare estrema attenzione a tutto quello che
adempieva, per evitare che le mani si frantumassero.
Pur se con mestizia, spesso adoperava dei guanti di pelle di rinoceronte;
proprio per portare a termine alcune piccole mansioni. La sua Balia era una
donna di colore molto simpatica, di nome Resell.

L’ultima figlia si chiamava Mauram. Tra
tutti pareva la più fortunata, poiché la sua peculiarità era nell’avere dei
bellissimi e lunghissimi capelli, formati da filamenti d'oro. Ma malauguratamente
non era così. Difatti, quando si avviava fuori dal castello, correva il
rischio che qualcuno le strappasse i capelli, per impossessarsi dell’oro di
cui erano composti. Mauram anche se malvolentieri, spesso si infilava una
cuffia di merletti, che era in grado di raccogliere la sua splendida chioma;
naturalmente con l’intento di evitare che qualcuno le sottraesse i suoi
capelli dorati. Anche lei non aveva molti amici; ma sovente si dirigeva in
una piccola collinetta non molto distante dal castello, dove aveva fatto
amicizia con numerose lepri selvatiche multicolori.
Tutto nel regno di Arkovia sembrava
apparentemente tranquillo. Ma un giorno giunse un potentissimo Sovrano
chiamato Horjon; che altro non era che il regnante del lontano “Varco di Otryhat”,
il quale doveva urgentemente parlare con la Regina Liorz e il Re Conrab.
I due regnanti, accompagnati altresì dal
mago Issurjot, dopo i convenevoli di rito… condussero il Sovrano Horjon nella
sala degli ospiti, e incuriositi gli chiesero come mai era giunto fino a
loro.
Horjon fu molto chiaro e conciso: cercava una moglie; e sapendo che i due
regnanti avevano tre bellissime figlie, era intenzionato a chiedere la mano
ad una di loro. Tutti rimasero sorpresi, infatti come poteva un Sovrano della
sua fama, potenza e grandezza, non aver incontrato ancora la sua consorte?
Horjon prima che qualcuno potesse aggiungere alcunché, attestò con aria
serafica “Credetemi miei cari amici, sono stato fidanzato spesse volte. Ma
purtroppo, dopo pochi mesi di fidanzamento… le mie future consorti sono
fuggite via con le mie ricchezze”.
“Ma no!” commentò la Regina Liorz indignata “Che villania inaudita!”.
“Ai miei tempi, queste cose non succedevano!” aggiunse il Re Conrab, mentre
si grattava il lungo orecchio destro.
Il mago Issurjot a sentire il racconto del Sovrano Horjon, fece un sorriso
ironico. Poi dopo aver dato un piccolo buffetto all’orribile civetta rossa
Siril, che teneva sulla spalla sinistra, dichiarò “Le donne… si fanno
irretire per dei piccoli sassolini. Davvero patetico…” e come per confermare
le parole dette, Siril emise un orribile sibilo, che infastidì non poco tutti
i presenti.
Il Sovrano Horjon, dopo aver dato una veloce occhiata a quell’orribile
civetta, riprese “Mi avvedo che mi comprendete… mi fa piacere… ma da tutte
queste desolanti esperienze, ho deciso che donerò in anticipo alla mia futura
sposa, dieci anfore di pietre preziose”. E mentre il Sovrano concludeva le
ultime parole, si intravidero dieci suoi servitori portare all’interno della sala,
dieci anfore traboccanti di pietre pregiate.
Liorz con occhi avidi si alzò in piedi di scatto, mentre la sua coda
nervosamente si muoveva in qua e in là. E dopo che i servitori ebbero posato
a terra le anfore, la Regina Liorz cercando di sembrare il meno stupita
possibile, proferì “Di… dieci anfore di pietre preziose? Ma non vi sembra un
po’ troppo?”.
“Certo che no!” rispose il Sovrano con fermezza “Anzi, se il matrimonio verrà
adempiuto… prometto che ai genitori della sposa, consegnerò altre novanta anfore
colme di pietre preziose” concluse con tono soddisfatto.
A sentire queste ultime parole, Liorz rimase sbigottita, mentre la sua coda
tamburellava senza tregua sul pavimento.
Il Re Conrab invece, di fronte a quelle dichiarazioni, rimase impassibile
come sempre. Solo le sue orecchie da coniglio si misero sull’attenti, quando
la moglie disse con apparente semplicità “La vostra proposta è allettante mio
Sovrano… ma permettetemi di consigliarmi in privato con il mio amico e
consulente, il mago Issurjot”.
“Ma certamente” rispose educatamente il Sovrano “Mi sembra una proposta
saggia e ponderata. Ma sappiate una cosa… non amo attendere a lungo. Le
decisioni importanti vanno sempre prese con prudenza, ma altresì con
determinazione… non credete?”.
A rispondere fu il mago, il quale con espressione sprezzante dichiarò “Certo
Sovrano, comprendiamo le vostre argomentazioni. Ma fino a prova contraria,
siete voi il nostro ospite, e perciò farete bene ad osservare le nostre
usanze, senza ulteriori discussioni”.
“Il vostro tono di voce, mi fa supporre che ci siano tra noi, ancora degli
attriti…” rispose il Sovrano Horjon accigliato “…forse a causa delle teorie
del vostro Tomo Corvino, che si contrappongono alle realtà di pensiero del
mio popolo? Credevo che tra le nostre etnie con gli anni, le cose sarebbero
state chiarite” terminò fissando curioso la Regina.
“Avete colto nel segno” proferì Issurjot, volgendo il suo sguardo arcigno
verso il Sovrano “Tutti i Regni confinanti, conoscono correttamente le vostre
idee filosofiche e vaneggianti, le quali rifiutano di seguire costantemente
le verità rivelate nel Tomo Corvino” proseguì Issurjot mellifluo “Nel regno
di Arkovia, vige la legge della conoscenza e saggezza… essenze che forse in
parte, mancano nelle vostre ideologie, ritenute da molti… false ed altamente
retoriche”.
Ma prima che il Sovrano potesse ribattere, la Regina Liorz con apparente
calma, asserì “Su rasserenatevi… non permettiamo alle nostre antiche diatribe
filosofiche, di intralciare questo momento di pacificazione. Che il passato
rimanga dove si trova. Adesso pensiamo al presente, e a questo nuovo
compito…”. E dicendo queste parole, prese per un braccio il mago Issurjot,
conducendolo verso un’altra stanza.
Il Re Conrab non fece in tempo a compiere un primo passo per seguire la
moglie, che subito Liorz con voce risoluta, gli disse “Mio caro marito…
badate bene di far accomodare il nostro ospite; dopotutto voi siete il Re… e
dovete essere in grado di accogliere con onori e riverenze, coloro che con
garbo ci vengono a far visita. Bene. Allora ci vediamo dopo” e con queste
ultime parole, la Regina Liorz aiutata dalla sua coda di leone, chiuse alle
sue spalle l’enorme portone tempestato di diademi.

Appena giunti nella sala dei trofei, il mago
Issurjot con voce insinuante domandò “Allora mia Regina…? Cosa volete sapere?
Percepisco dal vostro sguardo, che siete trepidante nel…”. Ma non fece in
tempo a terminare la frase, che la Regina Liorz con tono impaziente,
soggiunse “Sapete bene che cosa vi voglio chiedere, Issurjot. Cosa dobbiamo
fare? Il Sovrano Horjon, ci ha proposto un’offerta davvero intrigante… suvvia
non mi tenete sulle spine…”.
A quelle parole il viso di Issurjot, parve per un istante accennare un
sorrisetto di compiacimento; e dopo che l’orribile civetta Siril ebbe
divorato un piccolo biscotto offertogli dal suo padrone, il mago con fare
pacato attestò “È un segno del destino. Lo sapevo che prima o poi doveva
succedere… il nostro peggiore nemico, che ci porta su un piatto d’argento, la
risposta ai nostri problemi. Ma ci pensate mia Regina?” concluse il mago,
sfoderando un bieco sorriso.
“Lo sapete che quando parlate per enigmi, mi date su i nervi!” esclamò Liorz
perdendo la pazienza, e con modo brusco continuò “Forza… proponetemi il
vostro pensiero… e finiamola con questa situazione ridicola!”.
Il mago, come suo solito, iniziò a parlare ed a gesticolare in maniera
davvero scenica, a tal punto che Siril svolazzò via, fino a posarsi su
un’antica madia di ottone perlato. “Mia Regina, ma non capite? Il Sovrano ha
detto che donerà ai genitori della sposa numerosi tesori, senza contare le
dieci anfore che ci ha già elargito. L’accordo deve essere attuato… anzi,
concluso in fretta; questo è quello che espongo”.
“Ma a cosa ci servono altri tesori?” commentò Liorz concitata “Non stiamo gia
bene, come stiamo?”.
Il mago senza ascoltarla, riprese a confabulare “Come convincere una delle
vostre figlie, non c’è problema… ricordatevi che possedete il medaglione
delle quattro lacrime, che sapete bene può indurre i vostri figli ad
obbedirvi ciecamente… io opterei per Pintaqua… essendo muta, eviterà
qualsiasi complicazione di sorta…”.
“Già, ma non mi avete ancora esposto, il motivo di tutto questo… Allora?”
tagliò corto Liorz esasperata.
“Dimenticate la legge del Tomo Corvino?” Replicò il mago con calma forzata
“Uno dei versetti dice chiaramente che prima o poi, il nostro regno dovrà
espandersi per civilizzare i popoli eretici e blasfemi della verità. Ecco
perché quelle pietre preziose ci servono… capite adesso?” e dopo una breve
pausa, il mago con voce ipocritamente carezzevole, proseguì “Porteremo la
verità, nelle menti ottenebrate dalle nubi dell’orrore… e con questo evento,
avremo eliminato il male per sempre!”.
“Siete sempre così enfatico, nei modi di parlare…” farfugliò Liorz in fretta
“…a me non pare proprio che le leggi filosofiche di quel Sovrano strampalato,
siano entrate nel regno di Arkovia… mi sembra piuttosto un modo per…” ma la
Regina non fece in tempo a terminare la sua asserzione, che il mago in tono
esagitato, soggiunse “Non mi credete, vero? Lo immaginavo… anche se confidavo
di non essere costretto a giungere a tanto” concluse Issurjot asciutto. Poi
con passo deciso, si diresse in un punto dove si trovava un piccolo scaffale.
“Vi ho tenuto nascoste alcune verità ultimamente, mia cara Regina… proprio
per evitarvi degli inutili dolori. Ma visto che mi costringete, vi consegnerò
le prove di quello che vi ho appena illustrato”. E così facendo il mago
Issurjot, estrasse dallo scaffale, un libro dalla copertina giallognola; lo
prese con un’espressione un po’ schifata, e con destrezza lo porse
all’attenzione della Regina.
“Lo vedete questo sordido libro? Sapete di cosa parla, e soprattutto… dove
l’ho trovato?” proseguì Issurjot febbrilmente.
La Regina Liorz, con espressione alquanto sospetta, rispose “Certo che no…
avanti parlate”.
“Questo libro tratta delle teorie fasulle e deleterie, del Sovrano Horjon e
del suo insulso popolo…” riprese il mago con aria trionfante “…e sapete dove
l’ho rinvenuto? Nella stanza di vostro figlio! Dunque, adesso mi credete?”.
La Regina con uno scatto improvviso, afferrò il libro con la sua coda di
leone, e poi con le mani iniziò a sfogliarlo con preoccupazione “Ma non è
possibile… perché me lo avete tenuto nascosto? Quando l’avete trovato?”.
“Alcuni mesi or sono… mentre ero in una meditazione profonda… ho avuto una
sensazione insolita… e seguendo questa percezione, sono giunto alla camera di
vostro figlio; e per farla breve… ho trovato questo libro sulla sua
scrivania. Ecco tutto… non c’è altro da dire…” poi il mago senza distogliere
lo sguardo dall’espressione sorpresa della Regina, continuò “Comunque se lo
desiderate, potete chiederlo a lui… credo che vi saprà dare una risposta più
dignitosa” terminò il mago sprezzante.
È inutile aggiungere che di li a poco… sia
Fawnier che la sorella Amista, dovettero sottoporsi alle domande inquisitorie
della madre e del mago. Naturalmente non prima di aver mandato un paggio di
corte, ad avvisare il Sovrano Horjon che per svariati motivi di ordine
regale, doveva attendere ancora un po’ prima di ricevere una adeguata
risposta alla sua richiesta.
Fawnier e la sorella, capirono subito che si trattava di qualcosa di grave o
perlomeno pernicioso. Infatti entrambi sapevano che il mago Issurjot, si
dilettava nel tramare ed ordire numerosi tranelli, per farli apparire agli
occhi della madre, come due persone poco raccomandabili. Non a caso, in
passato era successo spesso, che il mago Issurjot tramasse insidie atte a
coglierli in fallo.
Liorz non appena vide i suoi due figli entrare nel salone delle udienze,
dichiarò “Fawnier… lo sai che non amo perdere tempo in parole lunghe e
sentenze sontuose. Allora, che ne sai tu di questo libro?” e dicendo quelle
parole, fece vedere al figlio, il libro che teneva con la sua lunga coda di
leone.
“Ah… eccolo allora… lo avete trovato voi madre?” disse Fawnier con tono
sorpreso “Era da un po’ che lo cercavo…”.
“Quindi è tutto vero!” strepitò la Regina indignata “Il mio unico figlio
maschio… futuro erede del regno di Arkovia… che legge libri da far rivoltare
lo stomaco ad un serpente!”.
“Ma cosa dite madre?” protestò Amista concitata “Quel libro non parla altro,
di come si può comprendere meglio il prossimo, mediante una ponderata
riflessione ed altresì…” “Silenzio!” sbottò con tono perentorio la Regina
“Immaginavo che lo avevi letto anche tu, Amista. D’altronde… quello che tuo
fratello compie… è subitamente scimmiottato da te. Devo dire comunque, che
questo non me lo aspettavo da voi… i miei eredi, che tramano alle spalle
della loro madre!”.
“Già… questo è sicuramente quello che il vostro confidente Issurjot vi ha
suggerito… non è così?” e con questa frase, Fawnier lanciò uno sguardo severo
al mago, il quale per tutta risposta… controbatté il torvo sguardo del
principe, con due occhi saettanti.
Nel frattempo la civetta Siril fece un balzo nella direzione del principe, ma
fu lestamente allontanata dalle corna da cervo di Fawnier.
Issurjot sorrise compiaciuto al gesto della sua cara civetta, ma poi riprese
un’aria sinistra quando vide il principe allontanare così scortesemente la
sua diletta Siril. Dopodiché il mago con aria seriosa, e da presunto dotto,
Replicò “Le vostre insinuazioni non mi colpiscono per nulla, mio principe. Se
lo volete proprio sapere, ho fatto di tutto perché vostra madre non ne
venisse a saper nulla… ma visto che le circostanze sono precipitate… mi sono
visto costretto a dirgli tutto. D’altronde, non è questo che fanno i veri
amici?” e con queste ultime parole, fece un sorriso rivolto alla Regina,
seguito da un mezzo inchino.
La Regina, dopo aver ricambiato con un accenno del capo il gesto del mago,
tornò alla sua consueta espressione severa, e rivolgendosi ai due figli,
disse acida “Ditemi solo una cosa… non vi bastano le verità che sono poste
all’interno del Tomo Corvino? Perché vi rivolgete ad altre teorie fasulle?”.
“Noi rispettiamo ed onoriamo, le teorie del Tomo Corvino” spiegò Amista con
decisione “…ma con il passare del tempo, ci pare che le azioni compiute sia
verso di noi che verso il nostro popolo, non corrispondano più a leggi eque e
giuste”.
“A cosa ti riferisci Amista?” inveì Liorz “Non mi sembra proprio, che il
nostro popolo soffra o venga colpito da leggi inique!”.
“A questo rispondo io” disse in tono perentorio il principe “Madre, forse non
vi siete mai degnata di andare ad osservare il nostro popolo, il quale fa
fatica a comprare il necessario, poiché costretto a pagare delle tasse
esorbitanti… e poi per cosa? Per ravvivare un esercito che serve solo per
assecondare i desideri di predominio, di alcune persone…” ed ancora il
principe Fawnier con fierezza osservò il mago, il quale stavolta fece finta
di non cogliere l’ammiccamento.
“Per non parlare dei nuovi investimenti in gioielli e armature, balaustre,
copricapi, spezie stregate, eccetera… Denaro che viene sborsato per puro
sfregio, e senza una vera e reale esigenza!”. Il principe Fawnier certamente
poteva incutere un certo terrore con la sua mole da cervo, ma il mago
Issurjot non gli toglieva gli occhi di dosso; anzi sembrava che ad ogni
parola che il principe enunciava, il mago lo ricambiasse con smorfie di
sberleffo.
Ma il principe Fawnier non cedeva… e con calma forzata proseguiva nel dire
“Come futuro Re di Arkovia, non posso rimanere indifferente a questi sperperi
che si fanno con il denaro ghermito dalla povera gente. E questo se
permettete madre… non è quello che il Tomo Corvino ha enunciato od approvato.
Il Tomo Corvino ha sempre proferito parole di amore e fratellanza; tutte
essenze che da un po’ di tempo a questa parte, sono venute a mancare” ultimò
a denti stretti.
“Le vostre parole eretiche e blasfeme, vi si ritorceranno contro!” rispose
Issurjot infiammandosi “Il denaro che il popolo offre alle nostre casseforti,
non serve certo per impinguire i nostri stomaci… ma viene devoluto in opere
eque e giuste… come la costruzione di un nuovo tempio, la creazione di luoghi
per lo svago e quant’altro… vero mia Regina? Dico forse menzogne?” concluse
il mago asciutto, poi distrattamente diede un cenno alla civetta Siril di
appoggiarsi alla sua spalla sinistra. La civetta non se lo fece dire due
volte, e con un volo rapido e silenzioso si appollaiò sulla spalla del suo
padrone, osservando malignamente Fawnier.
“No di certo Issurjot…” confermò Liorz mentre con l’aiuto della sua lunga
coda, si mise a lacerare il libro “Ma mio figlio si dimentica di dire che
sovente, quando si parla di leggi e norme… improvvisamente fugge via dai suoi
sudici animali. Lasciando tutte le incombenze a noi! Osi negarlo Fawnier?” e
con queste ultime parole, la Regina lanciò nervosamente il libro quasi del
tutto stracciato, su di un tavolino.
“Non nego niente!” scattò il principe con tono alterato “Dico solo, che non
mi avete detto come mai molti danari, vengano utilizzati per creazione di
nuovi eserciti… che bisogno c’è di compiere questa scelleratezza? Sono anni
che siamo in pace con i Regni confinanti”.
“E non è tutto, mio caro fratello…” replicò la principessa Amista, mentre
senza titubanza si avvicinava a testa alta al mago “Infatti sono venuta a
conoscenza, che il tempio che il mago tanto decanta… è stato abbandonato a se
stesso. In sostanza le opere per la costruzione, sono parecchie lune che non
vanno avanti… e la ragione? Nessuno se lo sa spiegare” poi volgendo uno
sguardo supplichevole alla genitrice, continuò “Non trovate tutto questo
alquanto insolito, madre? Come potete essere tanto cieca, da non scorgere che
Issurjot sta tramando qualcosa alle vostre, e nostre… spalle?”.
“Adesso basta! Non vi permetto di fare ulteriori insinuazioni su colui che
primo tra tutti, ha dimostrato ampiamente in anni e anni di servizio fedele,
di che pasta sia fatto!” tagliò corto la Regina, mentre la sua coda tradiva
un certo nervosismo “Issurjot nei modi di comportarsi e di presentarsi, può
essere un po’ stravagante e singolare… ma questo non significa che vuole
servirsi vilmente della sua Regina, per scopi iniqui!”. Poi la Regina
cercando di riprendere un certo controllo, espose “Ma adesso voglio sapere
esattamente, qual è la vostra posizione in merito al Tomo Corvino, e alle sue
verità. Siete o non siete fedeli a quello che Issurjot asserisce, come
Luminare del Tomo Corvino?”.
A quella domanda, scese nel salone un silenzio glaciale… interrotto dai
tremuli colpi della coda di leone della Regina; la quale con movimenti
nervosi batteva a terra piccoli colpetti ad intermittenza. E nessuno si
accorse che Siril osservava quella strana coda, con occhi famelici… Che forse
Siril era esausta, di divorare quegli odiosi biscotti?
Fawnier prese la parola “Quello che posso riferire, è che la mia lealtà al
Tomo Corvino rimane inalterata… ma non mi sento di affermare la stessa cosa,
per quanto riguarda la persona che dispone della facoltà della sua
divulgazione. Questo è tutto” concluse asciutto.
E Amista con un sincero sorriso, si affrettò a dire “Fawnier non poteva
esprimere meglio il suo pensiero… che d’altronde condivido pienamente” poi la
principessa volgendosi in tono supplichevole alla Regina, disse “Madre vi
prego… cercate di…”.
“Fai silenzio!” urlò con decisione Liorz “E così finalmente avete espresso la
vostra decisione, nel mettervi contro i decreti presi dal Re vostro padre, e
da me… per non parlare della ribellione insensata contro una persona che non
fa altro che seguire con diligenza, le verità enunciate dal Tomo Corvino…”
poi con sguardo altero, freddamente concluse “A questo punto, mi sento in
dovere di ordinarvi di andare nelle vostre stanze. Nei giorni a venire vi
saranno date le disposizioni sul vostro caso, e sarete giudicati per
tradimento da una corte imparziale”.
“Madre… ma cosa dite? Tradimento?” obiettò desolato il principe Fawnier “Solo
perché abbiamo espresso le nostre legittime opinioni, basate su delle verità
inconfutabili?”.
“Cosa…?! Madre?” lo azzittì la Regina con veemenza “Non osare più chiamarmi
con quel titolo! Tu e tua sorella, sapete cosa siete? Due orgogliosi…
impudenti… altezzosi e ingrati! Ecco! Proprio questo siete, per quella che
definite madre!”.
E senza alcun ritegno, Issurjot concluse con voce maligna “Vostra madre e
vostro padre il Re di Arkovia, non meritano di avere dei figli ribelli e
testardi come voi. Ma ne pagherete le conseguenze… questo a tempo opportuno…
vedrete!”.
“Cos’è una minaccia?” asserì Amista avvicinandosi senza titubanza al mago
“Sapete una cosa Issurjot? Non vi ho mai sopportato… la vostra presenza, se è
gradita ai miei regali genitori… rimane sempre invisa ai miei occhi… non ve
l’avevo mai detto? Bene… ora lo sapete!” ultimò senza distogliere lo sguardo
dal mago.
Fawnier rincarò la dose dicendo “Non so come… ma avete traviato sia mio padre
che mia madre. E questo da sempre. Ma un giorno vi assicuro che le cose
cambieranno… questa è una promessa!”.
Il mago non resistette oltre, prese un’ampolla da una delle sue lunghe
tasche, con l’intento di gettarla verso Fawnier… e con rabbia fece per
aprirla, quando Liorz con la sua coda gli fermò la mano dicendo con fermezza
“Issurjot state calmo! Non rispondete alle loro provocazioni. Questa è una
faccenda che sbrigo da sola” poi si volse verso i suoi due figli con occhi velati
di severità, e mentre si avvicinava a loro… con la mano sinistra ghermì il
ciondolo delle quattro lacrime, e lo puntò verso i loro occhi.
Improvvisamente una strana luce giallastra fuoriuscì dal ciondolo, e sia
Fawnier che la sorella Amista, rimasero come paralizzati. Siril fece un acuto
sibilo di contentezza.
Infine la Regina ringhiò “Adesso andate nelle vostre stanze; e rimanete lì
finché non vi dirò cosa fare, avete compreso?”.
La risposta dei due, fu unanime “Va bene madre… come desiderate” e lentamente,
senza aggiungere una sola parola… si avviarono fuori dal salone.
La Regina Liorz era talmente nervosa, che
finì più volte per schiacciare la sua lunga coda di leone. Infatti non poteva
credere, a quello che era appena avvenuto. E dopo aver ricevuto assicurazioni
dal paggio di corte, che il Sovrano Horjon stava conversando amabilmente con
il Re Conrab su questioni riguardanti lance e armature antiche; infine Liorz
rinfrancata confidò “Issurjot, avete perfettamente ragione; i miei figli si
stanno rivoltando contro di me e contro le verità del Tomo Corvino…”.
“E presi come sono dalle eresie del Sovrano Horjon… hanno tentato di portare
corruzione nel regno di Arkovia…” soggiunse il mago, con tono sottile.
“Proprio così. Ma allora… cosa possiamo fare?”.
Con un notevole sforzo per non esplodere dalla contentezza, il mago rispose
“Dovete permettere a vostra figlia Pintaqua di divenire la consorte del
Sovrano; e poi quando la fiducia di vostra figlia crescerà nel suo popolo…
convinceremo Horjon a prendere come modello le verità del Tomo Corvino. E
così infine… debelleremo per sempre le sue eresie, che come avete potuto
constatare, hanno il potere di deviare le menti deboli…” e senza permettere
alla Regina di ribattere, continuò mellifluo “E solo allora… quando il regno
del Sovrano sarà divenuto un regno di verità e giustizia… anche i vostri
figli torneranno a ragionare con rettitudine” concluse tronfio, mentre
accarezzava mordacemente la civetta Siril.
Liorz sembrava un po’ titubante, e palesò “Sapete bene che il potere ipnotico
del medaglione, dura per poco tempo. Pintaqua non appena tornerà in se…
rifiuterà di divenire la sposa del Sovrano Horjon, non credete?”.
“Come potete pensare che mi dimentichi, ciò che ho creato?” ribadì il mago
con voce ferma “Pintaqua è incapace di parlare e scrivere… non potrà
esprimersi in maniera corretta ed efficace. E poi il Sovrano, orgoglioso
com’è… ed essendo altresì desideroso di prendere moglie, troverà anche il
modo per sposarla velocemente. E comunque sia, farò in modo che Pintaqua fino
al giorno delle nozze, rimanga sempre in uno stato di sonnolenza… sapete bene
che le mie pozioni, non sono seconde a nessuno, no?”.
“Ma… e se nel peggiore dei casi, il Sovrano dovesse riportarla qui, senza
averla sposata?”.
“Domanda interessante… e la risposta a questo quesito, la sapete già mia
Regina… avete forse dimenticato il nostro esercito? Troveremo una buona scusa
per attaccare il Sovrano… il tutto senza destare sospetti ai regni
confinanti; i quali penseranno che la ragione di una guerra è dalla nostra
parte. Tutto questo per non permettere che i regni contigui si uniscano a
lui. Geniale come trovata, non credete? E così conquisteremo anche il suo
regno pieno di errori e menzogne, oltre che di eresie…”.
La Regina Liorz fece un lieve sorriso. Il mago ricambiò quel gesto con un
ghigno mordace, seguito a ruota dal riso beffardo della orripilante civetta
Siril.

“Sapete Sovrano Horjon, forse abbiamo una
figlia che fa proprio al caso vostro… si chiama Pintaqua. Certo non parla, ma
disegna divinamente…” assicurò la Regina al Sovrano Horjon, sfoderando un
sorriso sgargiante “Infatti si lamenta sempre che non riesce a trovare
marito, perché non sa esprimersi nel modo giusto. Sono certa, che con lei vi
troverete bene…”.
Dopo aver ascoltato attentamente quelle parole, il Sovrano Horjon in tono
amabile, rispose “Perfetto… sapevo che ci saremmo messi d’accordo”.
“Vedrete che Pintaqua vi renderà felice…” la coda di Liorz si fermò di scatto
“Infatti dovete sapere che è sempre così paziente e premurosa con tutti” e in
quell’istante, un fulmineo bagliore giallastro, scaturì dal medaglione che
teneva al collo.

Naturalmente la principessa Pintaqua non ne
voleva sapere, di sposare un uomo che aveva appena intravisto di sfuggita. Ma
Liorz, mediante il suo bellissimo pendente, ormai conosciuto come il
medaglione delle quattro lacrime, riuscì ad incantare la figlia facendole
credere che era follemente innamorata del Sovrano.
Ma la Regina Liorz sapeva bene che lo stato ipnotico, non sarebbe durato a
lungo… e quindi fece di tutto perché il Sovrano e la figlia se ne andassero
via rapidamente. E così… fece credere al Sovrano che a causa dei numerosi
impegni del marito, erano costretti a mandarli via. Horjon era talmente
compiaciuto di aver conquistato il cuore della principessa, che non fece caso
a quel repentino licenziamento.
Naturalmente prima di partire, il mago Issurjot senza dire nulla alla
principessa Pintaqua, diede una pozione al Sovrano dicendogli di offrirla
ogni due giorni alla futura consorte; il tutto per lenirle la sofferenza
della separazione dai regnanti a lei tanto cari. Il Sovrano pur se con
titubanza, acconsentì. Poco dopo, il Sovrano e Pintaqua erano partiti,
seguiti dai numerosi servitori del Sovrano.
Con il passare della giornata, il principe
Fawnier e la principessa Amista, ripresero piena coscienza delle loro facoltà
intellettive. Questo grazie anche all’aiuto della balia Resell, la quale con
sollecitudine cercava di risvegliarli.
Quando furono desti, la balia gli disse tutto quello che era avvenuto, fin
nei minimi dettagli… persino di aver visto il mago Issurjot dare al Sovrano
Horjon, una insolita ampolla contenente del liquido oleoso, color nero.
Sia Fawnier che Amista, non si davano pace per quello che era accaduto. Anche
se non avevano ben chiaro come… erano certi che la colpa fosse da imputare al
mago Issurjot. Amista suggerì al fratello di mandare il suo amico cervo
Coryador, a vigilare sul mago.
“Hai ragione…” sospirò Fawnier, cercando di sembrare il più calmo possibile
“Così sapremo se il mago Issurjot, ha a che fare con tutto questo…”.
Ma Amista non era del tutto soddisfatta, e così riprese concitata la parola,
dichiarando “Senti Fawnier… io direi di inviare anche un falco da Pintaqua,
proprio per comprendere se è stata una sua scelta, quella di sposare il
Sovrano. Se non altro… per sapere se si è pentita del suo insulso gesto. Cosa
ne pensi?”.
“Amista… ma cosa dici?” obiettò il principe sorridendo “Sai bene che Pintaqua
non può parlare. Come credi che riuscirà il mio falco, a portarci sue
notizie?”.
“E l’ampolla del mago? Avete dimenticato quello che vi ho detto?” li
interruppe la balia Resell con voce ansiosa “Il Sovrano sicuramente darà a
Pintaqua parte del contenuto di quel fluido… chissà cosa contiene! Povera
Pintaqua… quale triste destino…” terminò preoccupata.
“Resell ti prego, cerchiamo di non drammatizzare!” esclamò Amista “In
quell’ampolla ci sarà senz’altro un medicamento…”.
“Medicamento?” sbottò Fawnier “Pintaqua sta benissimo! Io dico che in quell’ampolla
si trova qualcosa che la intontisce… questa è l’unica spiegazione!”.
“Oh mio principe… non dite così!” disse sconsolata la balia Resell “Povera
Pintaqua… cosa possiamo fare per lei?”.
Amista dopo una breve riflessione, affermò “Ma certo, ascoltate! Fawnier tu
metterai sul falco Igryn una matita, accompagnata da una piccola pergamena…
Pintaqua è muta, ma non è stupida. Comprenderà al volo quello che deve fare…
non credi?”.
Il principe scorgendo il viso di Amista illuminarsi di speranza… annuì con il
capo senza aggiungere altro. Non voleva deludere le aspettative della
sorella.
“Ma se quello che dice il principe è vero? Insomma, se Pintaqua è sotto un
influsso malefico del liquido dell’ampolla… come farà a farvi sapere quello
che le è successo?” ultimò concitata Resell.
“Niente paura. Dirò ad Igryn di rompere l’ampolla del mago… così facendo,
Pintaqua sarà libera di esprimere con verità se ha davvero seguito di sua
iniziativa il Sovrano, non credete?” concluse Fawnier speranzoso.
“Certo che i “ma” e i “percome” sono tanti…” rispose frettolosamente Amista
“Ma è l’unico modo che abbiamo per essere sicuri, che sia stata rapita dal
Sovrano… per cui sono d’accordo… proviamo a fare così”.
Subito dopo il principe Fawnier, pur se con qualche perplessità, diede al suo
fedele falco Igryn, la missione di trovare Pintaqua e di fare esattamente
tutto quello che la sorella e la balia, gli avevano suggerito. Naturalmente
per il principe non era difficile farsi capire dal suo amico falco, proprio
perché aveva il dono di parlare con gli animali. Igryn, dopo che Fawnier gli
legò alle zampe una matita e una piccola pergamena arrotolata, fece un
fischio di assenso, e prese il volo. E mentre Fawnier con al fianco la
sorella, dava indicazioni al cervo Coryador sul da farsi… non si accorsero
che la perfida civetta Siril, amica del mago Issurjot, li stava osservando.
E così Siril all’improvviso, spiccò il volo inseguendo il falco Igryn. Strano
da dirsi… ma la civetta Siril volava veloce quanto e più del falco; e dopo poche
miglia, si avventò sul povero Igryn, facendolo precipitare su una fitta
boscaglia.
Igryn per fortuna, capitombolò semi tramortito su un paio di rami, che gli
frenarono la caduta… e poi senza pensarci due volte, si nascose sotto una
piccola montagnetta di foglie secche. Igryn provava un lieve dolore all’ala
destra, ma comunque non si sentiva particolarmente indolenzito. E dopo aver
atteso qualche attimo, iniziò a scrutare su nel cielo, per percepire chi era
il suo aggressore. Aveva una missione importante da compiere… non poteva
minimamente pensare di attaccare un avversario che non conosceva.
Poi d’improvviso adocchiò la orribile civetta rossa Siril, la quale
volteggiava sopra le sommità delle piante con aria guardinga. Igryn comprese
che era stata mandata dal mago, e sapeva bene di essere più forte di quella
stupida civetta… e cominciò a pensare a come attaccarla. Ma prima che potesse
muovere una sola ala, notò una cosa spaventosa ed incredibile… dal becco
della civetta Siril cominciarono a scaturire delle raffiche di fuoco, che si
diressero su gran parte degli alberi circostanti.
Igryn non perse un attimo di tempo, e sfrecciò via veloce, ma sempre
rimanendo nel sottobosco; proprio per non essere vittima di quelle vampate di
fuoco. Igryn non poteva credere a quello che aveva visto, ma ora doveva
pensare solo ed esclusivamente alla sua missione. E nonostante la sua ala
seguitava a fargli male, non smise di saettare lesto verso la sua meta.
Frattanto alle sue spalle, il fuoco divampava… e l’urlo stridulo della
civetta Siril, diede una strana sensazione di inquietudine al nostro diletto
falco.

Il giorno seguente la Regina Liorz, su
consiglio del mago Issurjot, fece chiamare un grande e famoso giudice da una landa
lontana; con l’intento di far processare i due figli ribelli. Naturalmente
l’intento della Regina era quello di impaurirli, in maniera tale da farli
rimanere sotto la sua soggezione, e di quella del fidente mago.
Ma il principe Fawnier, escogitò un modo per tardare di qualche giorno,
l’arrivo del giudice. Infatti ordinò ai suoi amici cervi, di attaccare la
carrozza del magistrato; in modo tale da impedirgli o almeno rallentargli,
l’arrivo nel regno di Arkovia.
Il piano ebbe successo; difatti passarono alcuni giorni, e ancora il giudice
non si vedeva.
Una mattina il leale cervo Coryador, raggiunse ansimante il suo amato
padrone, e gli proferì tutto quello che aveva visto e sentito.
In pratica aveva seguito il mago e la Regina Liorz, mentre passeggiavano
nell’enorme giardino reale. E con lestezza si era accovacciato dietro un
enorme albero, ad ascoltare Issurjot che parlottava con la Regina. E così
venne a sapere tutto, riguardo alle pietre preziose che erano state elargite
al Sovrano Horjon, proprio per essere andato via con la principessa Pintaqua.
Ma la rivelazione più sconvolgente era che il cervo Coryador aveva sentito il
mago suggerire alla regina di utilizzare il medaglione delle quattro lacrime,
per obbligare sia lui che Amista a rimanere soggiogati ai loro foschi
desideri. A quelle rivelazioni, Fawnier avvertì nel profondo del cuore un
fitta lancinante… e subito pensò che allora era tutto vero: sua madre era
stata irretita da quel subdolo rettile di Issurjot. Per non parlare di
Pintaqua… venduta come merce di scambio, con quel bellimbusto del Sovrano. La
sensazione che susseguì, fu di rabbia e frustrazione. Ma Fawnier non poteva
certo cedere allo sconforto; doveva andare a riferire ogni cosa alla sorella.
E così fece.
Dopo aver condotto Amista fuori dal
castello, per non essere uditi da orecchie indiscrete, il principe riferì
quello che Coryador aveva visto e sentito.
Amista dopo quanto le proferì il fratello, impallidì. E due grossi lacrimosi
scesero dalle sue gote… fino a raggiungere le sue mani di cristallo. Difatti
le sue lacrime, erano le sole, che le sue fragili mani potevano sostenere,
senza per questo spezzarsi.
Il fratello la strinse a sé con affetto “Non temere Amista… risolveremo
questa triste vicenda. Vedrai che…” ma prima che il principe potesse ultimare
la frase, sopraggiunse trafelato e visibilmente ansante, il falco Igryn.
Fawnier velocemente lo prese nelle sue mani, e accarezzandolo gli chiese come
era andata. Il falco iniziò a gracchiare uno strano linguaggio, comprensibile
solo al principe… mentre Amista, dopo essersi messa i guanti di pelle di
rinoceronte, con un fazzoletto di pizzo, si terse alcune lacrime.
Intanto il principe parlando con il falco Igryn, disse nervoso “Davvero? Ma
come è possibile…? È davvero insolito”.
“Insolito cosa?” domandò interessata Amista, mentre riponeva il fazzoletto in
una tasca del vestito.
“Igryn mi ha raccontato che ha visto la civetta Siril, emettere delle fiamme
dal becco… non lo trovi curioso?”.
“Certo… atipico ed inquietante…” rispose prontamente Amista “Ma cosa ti ha
detto di nostra sorella? È riuscito a rompere l’ampolla?”.
“Certo che sì…” disse subito Fawnier, notando nell’espressione della sorella
una certa inquietudine “Igryn è stato veramente abile” e mentre terminava
quelle parole, il principe prese la piccola pergamena dalle zampe di Igryn, e
la aprì.
Nel frattempo il falco si appollaiò un po’ stancamente, sulle corna del cervo
Coryador.
Amista con voce ansimante disse “Fawnier presto… fammi vedere…”. Il principe
dopo un breve sguardo alla pergamena, la diede alla sorella. Amista la
srotolò di corsa, e vide un bellissimo disegno della sorella Pintaqua. Il
disegno raffigurava una ragazza con delle catene, che veniva trascinata via
da un uomo.
“NO!” urlò esacerbata Amista, nel vedere quel disegno. E poco dopo soggiunse
“Fawnier… cosa facciamo adesso? Come possiamo aiutarla?”.
Naturalmente il fratello non le rispose; l’espressione del suo volto era
eloquente… dolore, rabbia, tristezza… tutte mescolate insieme. Ad un tratto
Fawnier si mise a correre come un fulmine verso la radura, per cercare di
sfogare il suo disappunto e livore.
Amista non gli disse nulla. Sapeva che era un momento penoso ed alquanto
delicato… doveva permettergli di dar libero sfogo alle numerose e
contrastanti emozioni, che lo attanagliavano nel profondo dell’animo. Difatti
era questo un modo tutto suo, di attenuare l’angoscia e il dolore, che con
impeto gli erano sopraggiunti nel cuore.
Passarono lunghi attimi… intanto Amista seguita dal cervo Coryador e dal falco
Igryn, si era seduta ai piedi di un enorme albero, nelle vicinanze del
castello; e ripetutamente osservava quella piccola pergamena con il disegno
di Pintaqua. Ogni tanto si poteva cogliere un sospiro. Igryn sovente cercando
di distrarla, le volteggiava intorno. Coryador ad un tratto voltò il suo muso
verso est, dove si poterono notare molteplici cervi sopraggiungere e
dirigersi verso il bosco.
“I cervi di Fawnier sono tornati…” meditò Amista tra sé “Significa che il
giudice chiamato da nostra madre, sta giungendo al castello… devo avvisare
Fawnier al più presto. Ma come?”.
Non ebbe tempo di formulare la risposta, che ecco ricomparire dalla boscaglia
il principe Fawnier, il quale dopo aver salutato i suoi amici cervi, si
diresse dalla sorella.
“Amista, il giudice sta arrivando… allora cosa facciamo?” ultimò con tono
grave.
Amista senza indugio, si affrettò a dire “Non appena il giudice incontrerà
nostra madre e il mago Issurjot, comincerà il nostro processo. Non abbiamo
scelta… se vogliamo liberare nostra sorella… ce ne dobbiamo andare via
subito”.
“Sono d’accordo” annuì il principe, e poi soggiunse “Ma prima proviamo a
chiedere a Mauram se vuole venire via con noi, cosa ne pensi?”.
Amista acconsentì, e così comunicarono questo loro progetto a Mauram. La
quale però, decise di non seguirli, perché gli pareva troppo strano e
incredibile quello che gli avevano riferito.
Infatti Mauram obiettò infervorata “Rapita? Ma state scherzando? Vi Rendete
conto di quello che state per fare? E poi… vi siete scordati che nostra
madre, non vuole per nulla al mondo che ce ne usciamo dal nostro regno, senza
il suo permesso? Siete due folli!”. E con distacco e disappunto se ne andò
via, dirigendosi velocemente dalla madre a rivelare il loro iniquo piano.
A quel punto, visto che Mauram era di parere contrario, Amista e il fratello
partirono subito. La balia Resell velocemente preparò delle bisacce con
dentro alcune vivande; e poi le diede con apprensione a Fawnier “Mi
raccomando… fate attenzione! Ci sono molti pericoli che dovrete affrontare…”
concluse Resell con tono lacrimoso.
“Non temere” disse con calma Amista “La speranza di liberare nostra sorella
da quel marrano, ci da la forza e vigoria necessarie per il lungo cammino. Ma
adesso vai Resell… prima che la Regina scopra che ci hai aiutato a fuggire”.
“D’accordo” rispose la balia; e dopo aver dato un abbraccio alla principessa,
si incamminò verso il castello.
Fawnier ebbe la brillante idea, di far salire la sorella sul suo migliore
amico: il bellissimo ed enorme cervo bianco Coryador.
Ma il principe ebbe anche l’intuizione di portare al suo seguito, numerosi
altri cervi, per non parlare, vista la loro fedeltà al principe, di Igryn e
dei molteplici falchi che lo avrebbero seguito fino in capo al mondo. E così
ebbe inizio, il loro tortuoso viaggio, verso la terra del Sovrano Horjon.

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