Casella di testo:

Eragon eragon

Frasa

 

 

 

Ecco che il genitore despota, è colui che comanda e da ordini al proprio figlio, senza ascoltare le sue rimostranze; oppure senza spiegare al discendente il perché di un determinato comando. Il discendente cosa imparerà da tutto ciò? Che chi detiene il potere, ha la facoltà e permesso di imporre la propria volontà sul prossimo. E non è lo stesso atteggiamento che i bulli nelle scuole, compiono verso le loro vittime? Le quali solitamente…

 

 

Molto tempo fa la terra di Alagaesia era governata da uomini a cavallo di possenti draghi, la loro missione era quella di proteggere e servire; e per millenni la gente visse in prosperità. Ma i cavalieri divennero arroganti, ed iniziarono a combattere tra loro per il potere. Sia i cavalieri che i loro draghi, furono quasi tutti uccisi a causa del tradimento di Galbatorix; da allora egli ha soppresso ogni ribellione, compresi i combattenti per la libertà chiamati Varden: I cavalieri di possenti draghi effigiano, nel versante spirituale, le persone che “cavalcano” con amore, l’obbedienza e la verità provenienti dallo Spirito Santo (drago). Ed ecco che in passato era molto più facile trovare persone che possedevano il meraviglioso dono della Fede, dell’umiltà e di tutte le altre virtù; essenze fondamentali per avere al proprio fianco lo Spirito Santo. Al contrario, ecco che quando si diventa arroganti e superbi, cominciano i problemi. Non a caso le innumerevoli guerre, conflitti e diatribe tra i popoli di tutti i tempi, sono avvenute ed accadono ancora, proprio per la fame insaziabile di potere e denaro. Ecco che allora l’individuo, proprio come il cavaliere traditore Galbatorix, diviene un traditore verso gli insegnamenti d’amore elargiti dal Signore e comincia a fare guerra al prossimo. Ed è logico comprendere come coloro che seguono il proprio orgoglio ed egoismo, cerchino di sconfiggere e distruggere quanti (Varden) ricercano la giustizia e la libertà dalla schiavitù dell’arroganza e del peccato. Proverbi cap. 16 vers. 5: “Abominio del Signore ogni arrogante, e oggi o domani, non andrà impunito. Inizio della buona strada è praticare la giustizia, e presso Dio è più accetto che immolare vittime”.

Pietro Lombardo “Il Ponte” pag. 94: “Un educando che cresce senza regole e non conosce alcun limite, può rimanere vittima di un delirio di onnipotenza, che lo indurrà a crearsi una realtà fatta ad immagine dei suoi desideri-capricci. L’assenza di regole e di disciplina produce personalità con un senso dell’Io ipertrofico, arrogante e aggressivo”. Nel versante analitico, possiamo considerare come un’educazione troppo permissiva e senza norme morali, può condurre i discendenti a divenire arroganti e presuntuosi. Allo stesso modo l’educazione solitamente espressa con ceffoni o rimproveri troppo rigorosi, provocano l’effetto di rendere altrettanto violenti i figli. È stato di fatto dimostrato ampiamente da numerosi studiosi, che il comportamento dei genitori viene assimilato e riprodotto molto più facilmente delle semplici parole. Insomma, un genitore può dire al proprio figlio di comportarsi con correttezza e rispetto per il prossimo, ma se poi utilizza atteggiamenti despoti, ingiusti e troppo autoritari con il figlio, ecco che le parole dell’educatore saranno vanificate. Sostanzialmente, sono i fatti e non le vacue parole, che vengono assimilati nella memoria a lungo termine dei discendenti. Ecco spiegato uno dei motivi del perché sovente i giovani che usano violenza e prepotenza con i loro coetanei, in realtà hanno assimilato questo comportamento osservando i propri genitori. Diciamoci la verità, troppo spesso i cosiddetti “adulti”, utilizzano la loro autorità, esperienza e possanza fisica per manifestare il comando sui figli, che altro non è che una sensazione di potere, la quale anche se non viene espressa verbalmente, la si esprime con eguale misura e determinazione con i fatti. Ecco che il genitore despota, è colui che comanda e da ordini al proprio figlio, senza ascoltare le sue rimostranze; oppure senza spiegare al discendente il perché di un determinato comando. Il discendente cosa imparerà da tutto ciò? Che chi detiene il potere, ha la facoltà e permesso di imporre la propria volontà sul prossimo. E non è lo stesso atteggiamento che i bulli nelle scuole, compiono verso le loro vittime? Le quali solitamente sono bambini più piccoli o fragili. Esattamente il modello acquisito nelle mura domestiche, dove il genitore grazie alla sua imponenza fisica e psichica, impone al figlio le sue decisioni e giudizi in maniera arbitraria.

 

I Varden sopravvissuti si nascondono nelle montagne. Arya un'alleata dei Varden, trasporta una pietra rubata al Re; dopodiché la ragazza viene rapita dallo spettro chiamato Durza. Ma Arya riesce a recapitare la pietra ad un ragazzo di nome Eragon, che sta cacciando in un bosco: I Varden che si nascondono nelle montagne, sono un’allegoria delle persone a servizio della verità e dell’amore, che “abitano” nelle montagne o meglio… altezze della spiritualità. Non è difatti credere nella verità evangelica, come raggiungere le cime o altezze della Sapienza Divina?

Arya, in questo contesto narrativo, è invece una metafora dell’anima di una persona assoggettata ad un Io (il Re) superbo ed arrogante; anima che cerca di salvare la virtù della Fede (pietra-uovo). Non è difatti la virtù della Fede quella meravigliosa “pietra” dove è costruita l’intera struttura della Chiesa? E non è la Fede quel meraviglioso “uovo” che fa scaturire la potenza e forza dello Spirito Santo (drago)? 1a S. Pietro cap. 2 vers. 6-8: “Ecco, io pongo in Sion una pietra principale, angolare, scelta, preziosa: e chi in lei crederà non rimarrà confuso. Per voi dunque, che credete, essa è di onore; mentre per quelli che non credono, la pietra rigettata dai costruttori è divenuta la pietra angolare, e pietra d'inciampo e pietra di scandalo per coloro che urtano nella parola e non credono, mentre a questo erano pure destinati”. Al contempo il perfido spettro Durza è un’immagine figurata del serpente infernale: Satana; il quale agogna con tutte le sue forze, toglierci il dono della Fede (pietra-uovo), con l’intento di portarci all’Inferno. Eragon al contrario è il versante spirituale della persona, che nel “bosco oscuro” dell’inconscio attende un richiamo della propria anima, che gli consigli cosa fare per uscire dalle tenebre del peccato. A questo riguardo, ecco che se la persona coglie il grido supplichevole della propria anima (Arya), riuscirà a contrastare con l’aiuto dello Spirito Santo (drago) gli attacchi del maligno, della carne e dell’Io egoistico e vanaglorioso (Re).

 

 

Arya che ruba la pietra al Re, è una metafora di un figlio che nell’atto di rubare esprime un disagio interiore, che consiste nel voler ritrovare una figura materna che per svariati motivi è stata glaciale e distante. Difatti Eragon è stato abbandonato dalla propria madre, e questo sentimento di solitudine e abbandono crea una certa angoscia e sentimento di perdita. In sostanza, il rubare diviene un messaggio che l’apparato psichico inconscio (Arya), recapita al proprio Io (Eragon). Donald Winnicott “La Famiglia e lo Sviluppo dell’Individuo” pag. 179: “Consideriamo il significato dell’atto antisociale, per esempio il rubare. Quando un bimbo ruba, ciò che egli cerca – nella sua totalità, inconscio compreso – non è l’oggetto rubato, ma la persona, la madre dalla quale il bimbo ha diritto di rubare perché essa è la madre”.

Arya che ruba la pietra al Re e la dona ad Eragon, tra le altre cose simboleggia la ricerca della propria identità, la quale viene recuperata solo dopo alcuni processi psichici interiori. Ecco che la pietra-uovo che la principessa ruba al Re, rappresenta tutta una serie di informazioni che l’apparato psichico interiore ghermisce per poterlo poi donare inconsapevolmente (bosco) al proprio apparato psichico razionale (Eragon). Difatti anche se molte qualità e caratteristiche dell’identità di un individuo sono innate, molti altri talenti e facoltà vengono sviluppate ed acquisite mediante le figure genitoriali (Re). Riassumendo, il racconto ci esprime il fatto che per accrescere una corretta identità, occorre incrementare le proprie caratteristiche innate; dopodiché e opportuno congiungerle con le esperienze acquisite dalle proprie figure genitoriali. Solo in questo modo l’identità del fanciullo con il passare del tempo, diventerà un’identità equilibrata, elastica e policroma. Bruno Bettelheim “Il Mondo Incantato” pag. 93: “Il bosco… simboleggia il luogo dove l’oscurità interiore viene affrontata e superata, dove è risolta l’incertezza sulla propria identità, e dove l’individuo comincia a comprendere chi vuole essere. …fin dall’antichità la foresta quasi impenetrabile dove ci perdiamo ha simboleggiato l’oscuro, nascosto, quasi impenetrabile mondo del nostro inconscio”.

 

Eragon cerca di vendere la pietra ad un macellaio, il quale la rifiuta. Infine Eragon oltre ad apparirgli un segno sulla mano, scopre che la pietra altro non è che un uovo di drago; il quale entro breve tempo diventa adulto. Il nome del drago è Saphira: Il macellaio è la persona che appagata e compiaciuta dai beni temporali e momentanei, rifiuta la virtù della Fede (uovo di drago), che gli viene offerta da persone benevole. Il racconto ci evidenzia come coloro che caparbiamente rifiutano l’amore verso Dio e i suoi comandamenti, non solo divengono dei “macellai” del sangue di Gesù (che come sappiamo viene sovente chiamato “agnello” di Dio), il quale si è fatto crocifiggere per tutta l’Umanità di tutti i tempi. Insomma Gesù soffre ancora per i peccati che compiamo John Leary nel messaggio del 24 Luglio 2007: “Sono morto fisicamente solo una volta, ma Io sto ancora soffrendo misticamente per ogni peccato che voi commettete”. E per l’appunto coloro che rifiutano di salvare la propria anima, divengono assassini di se stessi; evento effigiato dalla orribile fine che ha fatto il macellaio. Il quale viene ucciso dagli adepti dello spettro Durza (Satana).

Mentre Eragon che tiene con sé la pietra-uovo, è l’individuo che accoglie nel proprio cuore gli insegnamenti evangelici, e mette in pratica le virtù. E proprio per questo il suo cuore (uovo) si schiude all’amore di Dio, il quale gli elargisce lo Spirito Santo (drago).

 

 

La pietra che Eragon scopre essere un uovo di drago, simboleggia le risorse interne di un individuo. Invero, con il passare del tempo un figlio comprende chiaramente che le proprie risorse non sono delle essenze orribili da rigettare, come aveva sperimentato nel nucleo familiare (macellaio); ma che le facoltà interiori hanno bisogno di tempo e di una figura genitoriale comprensiva e colma di amore (vecchio cavaliere Brom) per potersi esprimere al meglio. Difatti come asserisce Bruno Bettelheim, l’animale è un’allegoria delle risorse interne; e le capacità straordinarie del drago Saphira, ci dimostrano tutto ciò con estrema chiarezza. Comunque sia, il racconto fantasy suggerisce agli adolescenti che, anche se dal prossimo sono considerati goffi, poco socievoli, privi di personalità, persone insignificanti e via dicendo, non devono demoralizzarsi poiché al tempo giusto si schiuderà dal loro profondo, quell’uovo-pietra che farà scaturire e fiorire le proprie caratteristiche personali, che rendono ogni essere umano una persona unica ed irripetibile. Per concludere, è bene rammentare che saranno proprio quelle caratteristiche e facoltà psichiche personali, che aiuteranno l’adolescente a superare ostacoli e nemici non comuni; proprio come Saphira aiuta il giovane Eragon nelle sue molteplici battaglie e avversità.

 

Lo spettro Durza afferma al Re che il drago è nato, e che ha scelto un contadino. Il Re risponde che appena i Varden sapranno tutto ciò, saranno incoraggiati a sfidarlo. Quindi il compito dello spettro Durza è di impedire ad Eragon di raggiungere i Varden: Durza e il Re che si meravigliano che il drago Saphira ha scelto un giovane contadino, ci richiama alla mente un importantissimo concetto esposto numerose altre volte: Dio quando sceglie i suoi strumenti non guarda alla loro prestanza fisica, alla conoscenza ed importanza che hanno nel mondo materiale; il Signore fissa lo sguardo all’umiltà e all’amore che la persona possiede nel proprio cuore. Questo evento lo possiamo altresì riscontrare dalla scelta che Dio ha fatto quando ha scelto il giovane Davide per sconfiggere il possente Golia, e divenire così il Re di Gerusalemme. Opera scritta dalla Divina Sapienza del 21 Febbraio 2007: “Capisco che con Gesù nel cuore e nella mente tutto cambia in noi, non siamo più i piccoli più piccoli che ben poco possono fare, ma siamo grandi e forti. Ancora penso al giovane Davide che si trovò a cimentarsi con un gigante maestoso; certo ai suoi occhi -a quelli del gigante Golia- il giovane Davide doveva sembrare piccolo e debole, facilmente vulnerabile, ma proprio egli, con la sua fionda, riuscì ad abbattere il maestoso uomo, non usò le sue forze, ma quelle di Dio”.

Il perfido Re che intima a Durza di fermare Eragon prima che raggiunga i Varden, ci mette in risalto una grande verità: Satana e i suoi adepti fanno di tutto per spegnere la Fede e speranza che possiedono i veri credenti. Tutto ciò lo realizzano cercando di far passare i credenti in Dio, come dei pazzi e mentitori, mediante calunnie, persecuzioni e quant’altro.

 

 

In questo contesto il Re che perseguita Eragon, è un’immagine figurata di un padre malevolo che scorge nel figlio appena nato, non una persona da amare e proteggere, ma un rivale da debellare. Il messaggio è inequivocabile, se non si sono risolte le problematiche psicologiche ed esistenziali che provengono da deprivazioni affettive non risolte, ecco che il bambino offeso, umiliato e disprezzato che si trova nell’inconscio del genitore, reclamerà la sua vendetta. Vendetta contro chi? Contro quei genitori che non lo hanno amato. E così facendo si proietta il rancore e rabbia che si provano inconsciamente per i propri genitori… verso i figli. Ed ancora… si rischia di ripetere e riprodurre gli errori compiuti dai genitori, contro il nostro prossimo. Alice Miller “Ciò che ci protegge dalla ripetizione, è soltanto l’accoglimento della nostra verità, di tutta la verità, in ogni suo aspetto. Quando sappiamo nel modo più preciso possibile, quel che i genitori ci hanno fatto, non corriamo più il rischio di ripetere quei gesti criminosi. Altrimenti vi siamo automaticamente portati…”.

 

 

Eragon percepisce i pensieri del drago Saphira. Inoltre Eragon vuole sapere di più sui draghi, dal vecchio cavaliere Brom: Eragon che avverte i pensieri del drago Saphira, è un'immagine figurata della persona veramente credente e umile, che avverte nel proprio cuore i desideri e ispirazioni dello Spirito Santo (drago Saphira). Ecco spiegato il motivo del perché i santi, i veri cristiani, le persone umili e caritatevoli e che seguono con amore e fedeltà i dieci comandamenti, a volte possiedono anche il dono del discernimento che gli permette di osservare e percepire eventi e realtà che sovente non vengono visualizzate dagli altri.

 

Quando un figlio non viene ben accolto dalle proprie figure genitoriali (macellaio che rifiuta la pietra-uovo di Eragon), il discendente può trovare un sostituto della figura genitoriale in un amico, parente, sacerdote, insegnante, psicologo. Tutto questo per salvaguardare la propria integrità psichica, la quale se viene privata di una figura di riferimento, può deformare il proprio equilibrio interiore. Ecco che nel racconto fantasy, questa figura sostitutiva ci viene prospettata dal vecchio cavaliere Brom. Margaret Mahler “Le Psicosi Infantili” pag. 61: “Tuttavia anche in queste circostanze tanto difficili, i piccoli riuscivano a trovare, per così dire, dei sostituti alle cure materne effettivamente perdute. Naturalmente più tardi nella loro vita, pagarono lo scotto di questa perdita dell’oggetto con disordini nevrotici, deformazioni del carattere e disturbi psicopatici; però non tagliarono mai i legami con la realtà”.

Pietro Lombardo: “La persona matura è sempre una persona autorevole e diventa empatica, cioè diventa sempre più capace di entrare nel mondo degli altri, sempre più capace di tollerare le diversità”. Eragon che vuole che Brom lo aiuti a capire il drago Saphira, è l’adolescente che vuole conoscere meglio il prossimo e provare empatia e comprensione riguardo agli atteggiamenti e comportamenti delle persone che lo circondano. D’altro canto questo aspetto comportamentale, ci evidenzia il fatto che prima di affrontare il mondo circostante, un figlio abbisogna di percepire con chiarezza la realtà familiare e le sue dinamiche comportamentali e di relazione, per poi allargare questo evento al mondo circostante. Ecco che se un giovane ha ricevuto fiducia, empatia e rispetto nel proprio habitat familiare, comincerà ad avere lo stesso rispetto ed empatia verso il prossimo. È quindi necessario per un genitore infondere ai propri discendenti amore, comprensione, stima e disponibilità, cosicché essi crescendo riusciranno a relazionare con il prossimo in maniera equilibrata, armoniosa ed empatica. Pietro Lombardo: “La prima caratteristica si chiama EMPATIA; significa comprendere l’altro come egli stesso si comprende. Richiede una grande capacità di ascolto dell’altro, entrare in ascolto col suo essere profondo che va al di là delle apparenze, delle parole e degli atteggiamenti, dei comportamenti per comprendere cosa si muove nell’altro… Scoprire come lui stesso si percepisce”.

 

 

I sicari di Durza uccidono lo zio di Eragon. Brom scopre che Eragon è un cavaliere e fugge via con lui: I sicari di Durza che cercano di uccidere Eragon, ritraggono i sicari di Satana, i quali con ogni mezzo cercano di spegnere la Fede nei cuori di quanti la possiedono. Ecco spiegate le persecuzioni, calunnie, malefici, derisioni e via dicendo che i servi del maligno e del peccato, compiono nei riguardi di quanti rincorrono la verità e l’amore.

 

Pietro Lombardo “Crescere per Educare” pag. 92: “La luce del – maestro autorevole –produce un fascino tale da far nascere il desiderio di essere come lui. Non si tratta di presentare un modello prefissato rigidamente, un canovaccio da riprendere ed imitare, perché l’educatore non deve imporre o plasmare secondo un prototipo stampato, ma essere come la prefigurazione, la pregustazione di ciò che il giovane potrà essere ma a modo suo: con i suoi doni, con la sua vita, con la sua professione, con i suoi talenti con tutta la libertà e i doni tipici di una creatura nuova, dotata di un’unicità e singolarità irripetibili”. A volte un discendente per sopravvivere alle deprivazioni affettive subìte nell’infanzia, deve per forza sopprimere inconsciamente i lati atipici, negativi e deplorevoli delle proprie figure genitoriali. Questo meccanismo difensivo che permette di adombrare gli aspetti negativi delle figure di riferimento, è necessario per il processo di identificazione. Ecco che un bambino vedrà nel proprio padre una figura autorevole, perfetta e senza difetti, nonostante la verità dei fatti sia l’esatto opposto. Questo processo psichico viene chiamato “Negazione ed idealizzazione”. Il che significa negare la realtà dei fatti per proteggere il proprio apparato psichico, da una realtà troppo angosciante.

Il vecchio Brom afferma che un drago nasce soltanto se avverte la presenza del suo cavaliere; ed un cavaliere sopravvive se il suo drago viene ucciso, ma se un cavaliere muore anche il suo drago muore: Un drago nasce soltanto se avverte la presenza del suo cavaliere, esattamente come le sante ispirazioni dello Spirito Santo e la Fede si sviluppano ed accrescono soltanto se la volontà del credente (cavaliere), è salda e veritiera. In parole povere, il cavaliere Eragon è una metafora del “cavaliere” cristiano. Non a caso nella Bibbia i credenti sono chiamati “soldati” di Cristo, cioè dei combattenti della Fede e della verità; i quali si contrappongono ai servi del male e della menzogna. E la frase che dice …se un cavaliere muore anche il suo drago perisce, simboleggia il fatto che se un cristiano (combattente della Fede) fa morire nel suo cuore la Fede, le virtù e l'amore verso Dio e il prossimo, ecco che nel suo cuore allontana lo Spirito Santo, e la Grazia santificante cessa di vivere.

 

La reale identità (drago) di un figlio, viene fuori con equilibrio e sopravvive solo se è stata introiettata mediante una figura genitoriale equa e benevola. Al contrario, coloro che non hanno avuto figure di riferimento autorevoli, benevoli ed equilibrate, rischiano di non far emergere le loro qualità intrinseche e la loro reale identità. Pietro Lombardo: “In tale processo, in questo incontro il padre non svolge solo la funzione di sostegno nei confronti della madre, di aiuto nel distacco del figlio dalla madre, ma diventa pieno artefice insieme a lei della costruzione della vita emotiva e cognitiva del figlio. Attraverso l’integrazione di entrambi gli aspetti, maschile e femminile, il bambino elabora un’immagine di sé unitaria e completa per poi potersi orientare verso la propria identità”.

 

    

 

In una battaglia Eragon scopre di poter adoperare la magia; ad esempio può far scaturire del fuoco e muovere le piante. Il vecchio Brom afferma che la magia proviene dai draghi e scorre nei cavalieri che li comandano, poi asserisce che certi incantesimi indeboliscono, mentre altri lasciano privi di sensi. Ed infine ce ne sono alcuni che, se si usano prima di essere pronti …uccidono: Eragon che fa scaturire del fuoco ci evidenzia come coloro che sono affiancati dallo Spirito Santo (drago), possono con le loro preghiere e sacrifici, accendere il “fuoco” della Fede nei cuori dove la Fede viene a mancare. Mentre la facoltà di muovere le piante, è un’immagine figurata della capacità che possiedono i veri credenti nel far “muovere” la Sapienza divina (alberi) nei cuori del prossimo. Tutto ciò tuttavia non dobbiamo scordarlo, proviene dallo Spirito Santo (drago) quando siamo in Grazia e quando seguiamo le virtù e i dieci comandamenti.

Brom che dichiara che certi incantesimi indeboliscono, ci ricorda che chiedere le grazie salvifiche per il nostro prossimo non è cosa semplice, poiché occorre avere costanza, Fede, speranza, amore. Tutte grandi virtù che con il passare del tempo rischiano di indebolirsi se non si possiede un cuore immerso profondamente nell’umiltà e nella Fede in Dio, il quale elargisce i suoi donativi mediante la sua logica divina e non la nostra umana. Proviamo soltanto a riflettere a santa Monica, la quale ha pregato Dio lunghi anni prima di vedere il figlio Agostino convertirsi. In poche parole, non aspettiamoci sempre e comunque conversioni veloci e miracoli repentini; il Signore ascolta sempre le nostre preghiere, suppliche e sacrifici, ma esaudirà le nostre richieste e invocazioni nei suoi tempi e non nei nostri. Invero, se non si possiede una vera Fede, costanza e pazienza, ecco che si rischia di uccidere la Fede in noi. Propriamente come avviene a quanti si aspettano conversioni veloci o una vita senza tribolazioni e malattie; tutte queste persone con il passare del tempo rischiano di perdere la Fede, perché non sanno rimanere costanti e avere vera Fede e speranza in Dio. E come dice Brom, si rischia di rimanere uccisi dalla magia, cioè si può rimanere privi di Fede, se non si comprendono queste fondamentali verità.

Quando si affrontano problematiche esistenziali, sociali, familiari, di relazione con il prossimo, lavorative e via dicendo, si utilizzano inevitabilmente tutte le risorse interiori e peculiarità soggettive, le quali proprio come dei “poteri magici”, aiutano l’individuo a superare con fiducia le traversie e avversità della vita. Queste risorse interne sono a vantaggio della persona, e la loro forza proviene dal “Drago” nascosto nel nostro intimo, in sostanza dai doni che ogni individuo possiede internamente. Ma ecco che se non si è permesso alla propria individualità di esprimersi al meglio, tutte queste risorse possono essere represse, deviate o modificate a tal punto da divenire risorse negative e distruttive, sia per la persona che per il prossimo. Questo avviene allorquando un individuo non ha fiducia in se stesso, e non ha stima verso le proprie peculiarità. Ecco che allora il fuoco del “Vero Sé” viene spento e al suo posto fuoriesce un “Falso Sé”, che inconsciamente spegnerà la soggettività individuale e farà percepire il mondo circostante come un’entità negativa e malevola.

 

    

 

Quando il drago e il suo cavaliere sono un tutt'uno, vedono come una sola persona. Eragon impara a volare con il suo drago: Maria parla al Mondo pag. 62: “…è solo l’amore vissuto quello che dà percezione, la conoscenza… dell’imperscrutabile disegno dell’Eterno!”. Quando il vero credente (cavaliere) è un tutt’uno con lo Spirito Santo (drago), riesce a discernere e percepire le realtà celesti e quelle materiali per quello che realmente sono. In breve, quando si seguono i dieci comandamenti e le virtù con amore e umiltà, ecco che le luci sapienziali provenienti dal Signore (drago), illuminano il cammino della vita. Ecco spiegato come facevano i santi, veri credenti e profeti a scorgere le verità provenienti da Dio. In breve, mediante le virtù e l’obbedienza ai precetti descritti dal Signore, la luce sapienziale dello Spirito Santo si infondeva nei loro cuori, donandogli la visione di eventi futuri e passati; ed altresì svelando le verità sapienziali che i superbi non potevano scorgere ed avvertire. Maria Valtorta “L’Evangelo come mi è stato Rivelato” volume settimo pag. 1616: “L’ubbidienza è luce. Più si è ubbidienti e più si è luminosi e si vede”.

Ed il meraviglioso volo computo da Eragon con il suo drago, ci rammenta che quando si è accanto allo Spirito Santo, egli ci fa “volare” nelle altezze della spiritualità.

 

Quando un individuo ha trovato la sua reale identità, riesce a compiere opere grandiose e ad utilizzare tutte le proprie facoltà e donativi (magia di Eragon e il drago) in maniera ottimale. E la meravigliosa visuale che possiede Eragon quando si trova con il drago, dimostra ampiamente come la persona unita alle sue facoltà intrinseche, riesce a scorgere ed avvertire non solo le proprie realtà interiori senza angoscia e timore, ma giunge altresì ad osservare la realtà circostante con lucidità e verità, senza deformazioni o alterazioni. E se ci riflettiamo, possiamo considerare tutto ciò un bene enorme, visto e considerato che molte volte i problemi di carattere psicologico o sociale, derivano proprio dal fatto che alcune persone avvertono il prossimo od alcuni avvenimenti come nemici da distruggere e combattere.

 

Eragon scopre che il vecchio Brom era un cavaliere. Brom spiega che il suo drago è morto ucciso per mano di un altro cavaliere di nome Morzan; proprio con la spada che adesso lui possiede. Morzan si alleò con il Re Galbatrix. Brom trovò Morzan e gli conficcò nel cuore la sua spada, e così facendo è morto l’ultimo drago escluso quello del Re: Questo passo ci rammenta come la rabbia e la vendetta, portino solo distruzione e morte. Brom che uccide il traditore, è la persona che non segue l’insegnamento di amore che Gesù ci ha detto di compiere verso i nostri nemici, e cioè di perdonare coloro che ci offendono o ci fanno del male. Difatti ecco che permettendo alla collera e alla rivalsa di esprimersi liberamente, Brom uccide il drago… vale a dire la Grazia santificante che proviene dallo Spirito Santo per i meriti di Gesù. Il messaggio è semplice… da soli non riusciamo a perdonare e ad amare i nostri nemici; per questo motivo dobbiamo ricorrere e confidare in Gesù, chiedendogli la forza e la costanza di agire nel bene. Quella forza che proviene dallo Spirito Santo, e che se trova corrispondenza con la nostra volontà, ci permette di perdonare anche coloro che ci perseguitano, ci fanno del male o calunniano. Tutto ciò lo possiamo osservare dal comportamento dei santi e dei martiri del passato e del presente, i quali proprio mediante la buona volontà, l'obbedienza e il soccorso a Dio mediante la preghiera, sono riusciti a perdonare i loro carnefici e persecutori.

Un’ultima considerazione che si nota da questa serie di eventi, è che allorquando una persona (Brom) che era stata chiamata ed eletta da Dio tradisce la sua missione, ecco che il Signore sceglie un altro eletto, raffigurato dal racconto fantasy da Eragon.

 

      

 

Eragon sogna Arya principessa di Ellesmera, la quale gli enuncia di andare a salvarla poiché è prigioniera dello spettro Durza. Eragon decide di andare a salvarla: Arya è un’allegoria di un’anima tenuta prigioniera da un Io egotista e superbo. Eragon in questo contesto narrativo, è il versante spirituale di un individuo che considerata la sua posizione spirituale poco soddisfacente e comprendendo di essere in peccato, cerca di liberare la propria anima dai vizi e concupiscenze che la tengono reclusa e prigioniera.

 

Arya è un simbolo del “Vero Sé” di una persona che inconsciamente (sogno di Eragon), suggerisce al proprio Io che deve fare qualcosa per ritrovare la propria vera identità. Questo proprio perché il “Vero Sé” è imprigionato dalla figura genitoriale maligna introiettata (Durza). Difatti come riferito altre volte, se si hanno dei genitori non amorevoli e malvagi, ecco che le loro parole e sentimenti negativi vengono introiettati nell’inconscio, e divengono il supporto di lettura che la persona realizza ogniqualvolta deve compiere una decisione o fare una scelta. E come possiamo facilmente immaginare, se le frasi introiettate esprimono disprezzo e sentimenti negativi, ecco che la persona ad ogni decisione che compie, si troverà ad essere ed agire con insicurezza o esitazione; e i pensieri che avrà saranno di pessimismo e di negatività. Occorre allora reimpostare e restaurare i pensieri deleteri interiorizzati, con pensieri positivi e costruttivi.

 

    

 

Il vecchio cavaliere Brom si sacrifica per salvare Eragon. Infine Eragon riesce a liberare la principessa Arya: Per salvare la propria anima (principessa Arya) occorre sacrificare il proprio versante assoggettato a vecchi schemi comportamentali, che rincorrono l’edonismo e la vanagloria. Questo evento avviene quando una persona si converte e con la buona volontà e l’aiuto di Dio, muta stile di vita e di pensiero. Ecco che allora l’anima della persona (principessa) viene liberata dalle sgrinfie di Satana e del peccato (spettro Durza).

Per liberare la propria vera identità come abbiamo espresso precedentemente, occorre liberarsi di tutti quei pensieri negativi introiettati dalle figure genitoriali non amorevoli. E questo può avvenire anche sostituendo le figure genitoriali non amorevoli con figure sostitutive (Brom), le quali salveranno l’identità e la soggettività dell’individuo.

 

Per uccidere lo spettro Durza, occorre trafiggerlo in pieno cuore. Prima di morire, il vecchio cavaliere Brom, dona la sua spada ad Eragon: Per sconfiggere definitivamente il male e il peccato, è opportuno sradicare dal proprio cuore tutti i desideri egoistici e velleitari che si possiedono. Questo proprio perché noi esseri umani tendiamo, a causa tra le altre cose del peccato originale, a desiderare i beni temporali, ad assaporare i piaceri carnali e via dicendo. In una parola, non basta credersi sicuri di non peccare più solo perché si è trovata la Fede. Tutta l’esistenza terrena è un campo di battaglia tra le forze del bene e quelle del male, tra le virtù e le concupiscenze. Comunque sia, il racconto ci rammenta che con la “spada” della verità e con l’aiuto dei Sacramenti, è possibile troncare il male che si annida nel nostro cuore.

Murtagh, il figlio del traditore Morzan, si unisce ai Varden nella battaglia contro gli uomini del Re. I Varden guariscono la principessa Arya, e danno un’armatura ad Eragon e al drago Saphira: La figura di Murtagh ci fa comprendere che essere figli di persone inique, non significa seguire i loro propositi e false credenze. Questo evento lo possiamo notare da ciò che ci viene espresso nel Vangelo, quando Gesù asserisce che Dio va amato al di sopra di tutte le creature. S. Matteo cap. 10 vers. 37-38: “Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; e chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me. Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”.

I Varden che guariscono la principessa dalle ferite inferte dallo spettro Durza, simboleggiano i sacerdoti i quali mediante il sacramento della Riconciliazione, per gli infiniti meriti di Gesù, risanano le piaghe dell’anima peccatrice.

Opera scritta dalla Divina Sapienza del 2 Settembre 2004: “Amati, non sentitevi deboli perché Gesù vi conferisce la Sua Forza, procedete ben sicuri con l’armatura che Dio vi ha dato. Sempre vi sia presente l’esempio di David, egli era il più giovane, sembrava il più fragile, ma proprio egli venne scelto, proprio il più giovane era il prescelto perché Dio non guarda la prestanza dell’aspetto, ma guarda il cuore”. Il fragile ed esile Eragon che diventa un forte e coraggioso combattente, ci evidenzia alcune straordinarie verità. Dio quando sceglie i suoi eletti a missioni di estrema importanza, non opera come agiamo noi esseri umani; in realtà noi solitamente osserviamo la prestanza fisica, la forza caratteriale, la posizione sociale, la cultura che possiede una persona e via dicendo; ma il Signore non osserva queste qualità passeggere e gracili. Egli osserva le virtù, l’umiltà, la bontà d’animo. Dopodiché ricopre i suoi eletti mediante la forza e sapienza che proviene dallo Spirito Santo (Drago Saphira). La possente armatura che indossa Eragon, è quindi una metafora “dell’armatura” spirituale che Dio dona ai suoi eletti. Ecco spiegato come persone fragili, insignificanti, deboli agli occhi del mondo, in breve tempo divengono eroi della santità. Di esempi nel corso dei secoli ne abbiamo parecchi, uno su tutti il piccolo Davide, che da pastore di pecore diviene un possente combattente, un grande profeta ed un Re. Opera scritta dalla Divina Sapienza del 21 Dicembre 2006: “…il maledetto è forte con i deboli, ma è debole con i forti. Ogni uomo che Mi appartiene nella mente e nel cuore è un forte della Mia Stessa Forza, è come Davide davanti al gigante: certo lo vince, ma l’uomo senza di Me nella mente e nel cuore è come colui che va incontro ad un forte nemico senza armatura, è uno stolto che cade al primo colpo”.

 

        

 

Eragon chiede al drago Saphira perché ha scelto lui; il drago risponde che si sceglie un capo per il suo cuore, e dice che quando sono insieme sono i loro nemici a dover aver paura. Infine Eragon riesce ad uccidere lo spettro Durza, e insieme ai Varden vincono contro le perfide armate del Re: La domanda che si pone Eragon è la medesima domanda che si chiedono perplessi tutti coloro che hanno avuto dei doni straordinari da Dio: perché proprio a me? Queste persone elette si rendono pienamente conto della loro limitatezza, dei loro errori e peccati, o di essere magari anche meno intelligenti di altre persone, di essere meno colti, di non possedere talenti fenomenali e via dicendo. Addirittura molte persone elette da Dio sono ex prostitute, ex ladri oppure ex assassini. La domanda che sgorga spontanea in tutti questi individui e nei loro contemporanei, è la medesima: perché sono stati scelti loro che sono così ignoranti ed imperfetti? La risposta come sempre la si può ricercare scandagliando le verità sapienziali: esattamente come asserisce il drago Saphira… Dio guarda al cuore di una persona. In poche parole, come abbiamo precedentemente espresso, il Signore abbandona i superbi ai loro piani di alterigia, iniquità e supremazia, mentre sceglie i cuori umili, amorevoli e desiderosi di divenire sempre più virtuosi. Maria Valtorta “L’Evangelo come mi è stato Rivelato” volume settimo pag. 1598: “A fondare il Regno vero di Dio, Dio non sceglierà questi superbi, e li lascerà perire nella loro stoltezza fuor dai suoi sentieri. Perché per salire al Cielo con lo spirito e comprendere le lezioni della Sapienza occorre uno spirito umile, ubbidiente e soprattutto tutto amore, essendoché la Sapienza parla il suo linguaggio, ossia parla il linguaggio dell’amore essendo essa Amore”.

Saphira che proferisce ad Eragon che quando sono insieme sono i loro nemici ad avere paura di loro, ci ricorda che coloro che sono uniti allo Spirito Santo (Saphira) divengono dei guerrieri spirituali forti e coraggiosi; a tal punto che persino i demoni temono la loro presenza. Questo evento lo possiamo riscontrare leggendo al vita dei Santi; i quali riuscivano a liberare persone indemoniate e a sventare persino delle guerre ricorrendo a Dio, mediante sacrifici e preghiere. Difatti Eragon e i Varden che sconfiggono le possenti e vigorose armate del Re, dimostrano che anche se si è inferiori di numero, le battaglie si possono vincere se si è affiancati da Dio. Maria Valtorta “L’Evangelo come mi è stato Rivelato” volume settimo pag. 1609: “Nelle battaglie la vittoria non dipende dal numero ma dall’aiuto che viene dal Cielo”.

 

Ecco che il discendente che ha recuperato la propria reale identità, riesce a debellare i propri nemici, che non sono altro che tutte quelle paure, ansie e insicurezze che sgorgano fuori quando si affrontano alcune problematiche della vita. Mentre Eragon che distrugge Durza e il suo malefico drago-mostro, è la persona che annienta la collera rimasta nel cuore, verso un padre non amorevole. Bruno Bettelheim “Il Mondo Incantato” pag. 113: “Il ragazzino ama il suo vero padre ancora di più dopo essersi scaricato di tutta la collera che prova per lui, attraverso una fantasia in cui distrugge il drago o gigante cattivo”.

 

Infine Eragon riesce con la sue mani, a guarire la ferita del drago Saphira: Tutti coloro che seguono con amore e verità gli insegnamenti che Dio propone, riescono a lenire le ferite che Gesù possiede; le quali sono state inferte dai peccatori e dai miscredenti. In breve, coloro che amano Dio, i virtuosi e le persone benevole, alleviano le sofferenze che possiede Gesù, a causa della perdita delle anime, oppure a causa delle offese e bestemmie che eretici e scismatici danno a Gesù.