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Il Principe
Ranocchio Frasa |
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La
principessa che corre via, è un’allegoria
dell’individuo che ancora ha timore di separarsi dalle
proprie figure genitoriali, proprio
perché teme il futuro e ha paura di
perdere quelle sicurezze
che per tanti anni sono state le uniche
opportunità di sentirsi protetto
e sostenuto. Queste paure sovente vengono
vissute e percepite come angosce di separazione,
le quali portano a vedere nel futuro partner
una sorta di persona repellente
(ranocchio).
Naturalmente questi eventi psichici sono del tutto inconsci, e difficilmente
vengono riconosciuti dal proprio Io come tali. Ecco che i figli adducano
mille scuse per non sposarsi, figlie che… |
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Una principessa si
addentra in un bosco e gioca con la sua palla
d’oro. Si ritrova di fronte ad una
sorgente d’acqua fresca; la palla cade in acqua e la principessa
piangendo dice che darebbe qualunque cosa per riprenderla, anche la sua
corona d’oro: Opera scritta dalla Divina Sapienza del
10 Ottobre 2006: “Se volete la Gioia attingete alla Sorgente Inesauribile che
è in Dio; se volete la Pace, cercateLa in Lui. Amati,
esiste una sola Sorgente, capite che Essa si trova soltanto in Dio e non
altrove”. La principessa è un’immagine figurata di un’anima alla ricerca
della propria spiritualità. Difatti anche se il nostro Io continua
a cercare con affanno appagamenti materiali nei divertimenti mondani e nei
piaceri del cibo e del sesso, l’anima anela con tutte le sue forze a
raggiungere il suo Creatore: Dio. Maria Valtorta
“L’Evangelo come mi è stato Rivelato” volume Settimo pag. 1487: “Il Cristo
non sarà inattivo un attimo da quando sarà Redentore e darà all’Umanità la
Vita che è in Lui, così come una sorgente si dà continuamente a chi ha sete, un dì dopo l’altro,
una luna dopo l’altra, un anno dopo l’altro, un secondo dopo l’altro.
L’Umanità sarà sempre bisognosa di Vita. Egli non può cessare di darla a chi
spera e crede in Lui con sapienza e giustizia”. Naturalmente molteplici
persone immerse nelle occupazioni quotidiane, esprimono con certezza di non
sentire il bisogno di Dio. Invero, a volte il sentimento che prevale è quello
di realizzare le proprie aspettative lavorative,
formarsi una famiglia, divertirsi con gli amici e via dicendo. Tutti eventi
usuali e legittimi. Ma questo non significa escludere una grande
realtà: non esiste alcuna vera realizzazione personale, se si esclude a
priori il desiderio intimo che possiede l’anima nell’abbeverarsi alla
sorgente della spiritualità. Tutto ciò è un appagamento intimo e totale che
la persona raggiunge esclusivamente quando si trova immersa “nell’acqua
vitale” del suo Creatore; il quale è un oceano sconfinato di amore e tenerezza. Ed è altresì il datore di tutti i doni e grazie che la
persona possiede. E questi sentimenti di amore verso
il proprio Creatore, anche se razionalmente non vengono avvertiti, rimangono
ben luminosi agli occhi interiori della nostra anima, la quale anche se viene
imbavagliata da un Io vanaglorioso ed egotista, riuscirà comunque a far
sentire la sua sottile voce mediante quel senso di tristezza o desolazione,
che la persona avverte anche quando si trova nei beni, godimenti o ricchezze
terrene. E questa inesauribile sete di infinito e di
amore, è in grado di condurre l’anima alla sorgente di questa stupenda
realtà: il cuore di Gesù. S. Giovanni cap. 4 vers. 13-14: “Gesù le rispose: Chi beve di quest'acqua avrà
sete ancora; chi invece beve dell'acqua che io gli darò non avrà più sete;
anzi l'acqua data da me diventerà in lui una sorgente d'acqua zampillante nella vita eterna”.
Nel versante
analitico la principessa che gioca con
la palla, è la persona che sta cercando la propria identità, attraverso le
esperienze della propria esistenza. Ma ecco che l’individuo
comprende che per progredire e raggiungere la piena maturità, abbisogna di
attingere alla sorgente del proprio “Vero Sé”. Ecco che allora la
palla che cade nell’acqua, ci rammenta che per acquisire una piena maturità
interiore ed un equilibrio ottimale, necessita
congiungere le proprie esperienze personali (principessa che gioca con la
palla), innestandole alle risorse e facoltà che si possiedono interiormente
(sorgente). Sembra tutto molto semplice… ma la realtà dei fatti spesso
diverge da tutto ciò. Ad esempio a volte avviene che alcuni educatori pensano che la sola scuola, le sole amicizie e i buoni
consigli, bastino per sviluppare con equilibrio
l’individualità e le facoltà dei propri discendenti. E
purtroppo non comprendono che oltre a tutte queste circostanze, occorre che i
figli estraggano con amore e sincerità quelle forze, qualità, energie e
caratteristiche personali che, come dei tesori nascosti nell’intimo della
persona, non aspettano altro che essere scovati e recuperati. Sovente queste risorse interne vengono anche definite
“talenti personali”, e fanno parte del carattere e singolarità della persona.
Riassumendo, bisogna donare ai discendenti tutto ciò che occorre per il loro
sviluppo cognitivo ed affettivo mediante consigli, esempi, amicizie e lo
studio; ma bisogna altresì tener presente che è opportuno attingere a quella
meravigliosa acqua-risorsa interna, che facilita lo sviluppo della propria identità. Pietro Lombardo: “Questa è la responsabilità e meravigliosa opportunità
che gli adulti hanno nei confronti dei giovani. Possiamo sempre trovare
persone che diventino acqua viva da
cui dissetarsi e trovare la forza, il coraggio, la grinta, ciò che ci serve
per proseguire il cammino. Questo ci aiuta a vivere,
Improvvisamente
un ranocchio dichiara alla principessa, che se lei lo accetta come amico, gli prenderà la palla. La principessa accetta. Ma
quando il ranocchio le riporta la palla… ella fugge
via: Il ranocchio è una delle tante rappresentazioni di Gesù, il quale con
amore e verità suggerisce alla persona (principessa) che se seguirà i suoi
dieci comandamenti e le virtù, gli donerà l’eterna beatitudine in Paradiso.
La palla è propriamente un oggetto sferico che riproduce l’infinito, il senza
tempo e tutto ciò che non ha né un inizio né una fine. Per l’appunto tutto
ciò che anela l’anima di una
persona, vale a dire …rimanere in eterno con il creatore dell’amore Infinito:
Dio. Mentre la principessa che scappa via dopo aver
ricevuto la palla, raffigura la persona che sommersa nei propri godimenti
terreni, rifiuta la salvezza eterna. Questo evento
ci ricorda la parabola del figliol prodigo, dove il figlio chiede al proprio
padre di avere la sua eredità, per poi fuggire via dalla casa paterna.
Pietro Lombardo
“Affettività” pag. 85: “Separazione e individuazione, rappresentano due
sviluppi complementari: la separazione consiste nell’emergenza del bambino da una fusione
simbiotica con la madre, e l’individuazione consiste in quelle conquiste che denotano l’assunzione
da parte del bambino delle proprie caratteristiche individuali”. La principessa che corre via, è un’allegoria dell’individuo
che ancora ha timore di separarsi dalle proprie figure genitoriali, proprio
perché teme il futuro e ha paura di perdere quelle sicurezze che per tanti
anni sono state le uniche opportunità di sentirsi protetto e sostenuto.
Queste paure sovente vengono vissute e percepite
come angosce di separazione, le quali portano a vedere nel futuro partner una
sorta di persona repellente (ranocchio). Naturalmente questi eventi psichici sono del tutto inconsci, e difficilmente vengono riconosciuti
dal proprio Io come tali. Ecco che i figli adducano mille
scuse per non sposarsi, figlie che cominciano a criticare il futuro sposo
enunciando i suoi mille difetti, e via dicendo. Ovviamente
per superare questo passaggio tra l’attaccamento alle figure genitoriali verso
quelle adulte, tra le altre cose occorre recuperare quelle risorse interne di
cui abbiamo parlato precedentemente, le quali ci
aiutano a superare questo evento traumatico e a vedere e scorgere nel partner
non un mostro da cui fuggire, ma una persona con cui compiere un percorso di
crescita. In definitiva, necessita passare da uno
stadio inferiore ad uno superiore. Bruno
Bettelheim “Il Mondo Incantato” pag. 100: “…le rane
simboleggiano la parte più antica della personalità dell’uomo, l’Es. …così mentre le rane possono simboleggiare il
primissimo periodo della nostra esistenza, a un
livello più accessibile rappresentano la nostra capacità di passare da uno
stadio inferiore a uno superiore di vita”.
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Il giorno dopo il ranocchio si fa vedere dalla principessa,
la quale gli sbatte la porta in faccia e torna a mangiare. Il re, padre della
principessa, asserisce che la figlia deve mantenere il suo patto. Infine il
ranocchio mangia nel piatto d’oro della principessa, dopodiché
asserisce che vuole dormire nel suo letto: Pensiamo veramente che Gesù si comporti in maniera
superba? No. Gesù, nonostante riceva sovente una risposta negativa alle sue
richieste di amore, non si sconforta e continua a
bussare alla “porta” del nostro cuore. |
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Esattamente
come il ranocchio della favola persiste nel seguire la principessa,
nonostante le ripulse di lei. Insomma, la
principessa che rifiuta il ranocchio e torna a mangiare, simboleggia la
persona che rifiuta le virtù e i dieci comandamenti, preferendo ad essi i beni temporali, evidenziati nella favola dal cibo. Oltremodo il ranocchio che vuole convivere con la principessa, ci mette in rilievo il
desiderio che Gesù ha nel restare al nostro fianco in ogni momento della
nostra esistenza. Proprio così. Anche nei momenti
bui, di dolore, nei momenti sereni o di gioia, Gesù desidera vivere ogni
attimo con noi. Non a caso, ognuno di noi è amato da Dio come fosse figlio unico; e l’amore che il Signore possiede per
ognuno di noi, lo si percepisce propriamente da questo evento illustrato
egregiamente dalla novella. Non ci comportiamo forse anche noi in questo
modo? Quando amiamo qualcuno non vorremmo essere
sempre al suo fianco? Sapere cosa fa durante la giornata, ascoltare i suoi
discorsi o scoprire con amore i suoi pensieri, ed infine aiutare la persona
amata a realizzare i propri sogni? Lo stesso
evento lo compie, con maggior perfezione e amore, Gesù nei nostri riguardi. Quanto
avvenuto nella favola ci fa capire che per riuscire a superare l’angoscia di separazione
dalle proprie figure genitoriali, occorre aver avuto dei genitori equilibrati e colmi di amore. Difatti il
raggiungimento della maturità affettiva di una persona, non può avvenire solo
con le proprie forze, ma necessita della
collaborazione dei genitori (Re della favola); i quali con semplicità,
rispetto per i tempi personali, amore e comprensione, cercano di far capire
ai figli che un giorno sarà giusto per loro sposarsi e formare una famiglia.
Uno degli ostacoli a
questo sano sviluppo della coppia, può giungere dalla troppa ansia di uno dei
genitori che teme di perdere l’affetto dei figli che
si sposano.
Il giorno dopo i due sposi entrano in una carrozza
trainata da otto cavalli. Dietro a loro si trova il giovane Enrico, il quale
racconta che era talmente afflitto che il suo signore era divenuto un
ranocchio, che si era fatto mettere tre
cerchi di ferro intorno al cuore
perché non gli scoppiasse dall’angoscia: Quando ci troviamo immersi nei
peccati, avviene nel nostro intimo una deformazione spaventosa, che riproduce
la separazione dell’anima dalla Grazia santificante. Questa deformazione o
alterazione è visualizzata nella fiaba, dal principe che diviene un
ranocchio. Mentre Enrico, il fedele servitore del
principe, che si è messo tre cerchi di ferro intorno al cuore, è un emblema
che ci riporta alla triplice
concupiscenza, che imprigiona l’anima
del peccatore ai beni temporali. In poche parole, quando ci si trova
sprofondati nei vizi, in realtà pur non percependolo con i cinque sensi, si imprigiona la propria anima (cuore) rendendola schiava
del peccato (tre cerchi di ferro).
Bruno Bettelheim “Il Mondo Incantato” pag. 212: “Il numero tre rappresenta anche i rapporti all’interno della
famiglia nucleare, e gli sforzi del bambino per rendersi conto del proprio
ruolo nella compagine familiare. …in senso lato, il tre simboleggia la
ricerca della propria identità personale e sociale”. Da quanto appena letto, possiamo
comprendere come Enrico sia un’allegoria del discendente che
era immerso nell’angoscia, nel periodo in cui i genitori si trovano in
disaccordo. Invero, in un ambiente familiare dove le liti sono all’ordine del
giorno, è naturale che nel cuore dei figli crescano e si sviluppino
sentimenti di angoscia ed ansia. Sentimenti negativi
che possono a lungo andare, portare a delle
deprivazioni psichiche ed affettive. Addirittura a volte queste liti coniugali
e divergenze tra i genitori, impediscono uno sviluppo
ottimale dell’identità dei discendenti. Un altro aspetto da considerare, è il fatto che se uno dei genitori non ha raggiunto una
certa maturità interiore, il discendente non potrà trovare un solido sostegno
nello sviluppare la propria individualità. Ecco che il
“principe rospo” è un'immagine figurata di un genitore che possiede ancora
problemi psichici non risolti. Mentre è da considerare
il fatto che nel preciso momento in cui il Dopo
un tratto di strada, il principe ode e percepisce tre schianti, il servo
Enrico enuncia al principe che si sono rotti i tre cerchi del suo cuore, il quale
è contento che il suo signore è libero e felice: Quando ci si pente dei peccati attuati,
mediante il sacramento della Confessione, si ritrova la Grazia perduta
(principessa), e le catene del peccato vengono spezzate e frantumate. E solo allora ci si sente veramente liberi, e si
percepisce altresì quella gioia interiore che proviene unicamente dallo
Spirito Santo, vero datore di gioia e speranza. |
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