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Il ricco e il povero Frasa |
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Che valore
ha credere in Dio, se poi non si dà una mano a quanti hanno bisogno di noi? Non scordiamo che anche gli angeli caduti
possedevano il dono della Fede, visto e considerato che vivevano a fianco di Dio. Ma poi
nel momento della prova, non hanno saputo utilizzare la virtù della Carità e dell'Umiltà,
e hanno disobbedito ai santi voleri del Signore. La morale della favola è semplice e chiara: per essere dei veri
credenti occorre essere virtuosi ed amorevoli con il nostro prossimo,
altrimenti altro non siamo che ipocriti e falsi cristiani… |
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Un giorno Dio cerca un luogo per riposarsi e si trova di fronte a
due case, una grande e bella mentre l'altra piccola e dall'aspetto misero. Quella
grande appartiene ad un ricco, l'altra ad un povero. Dio bussa al ricco
chiedendogli un ricovero per la notte, il ricco vedendo il viandante vestito
umilmente, rifiuta di accoglierlo: La favola inizia subito con un
insegnamento molto interessante, la casa grande simboleggia la superbia che possiedono alcune persone
nel credersi “grandi” e migliori del prossimo, o di possedere doni e
ricchezze perché si crede di meritarsele. Tutto ciò spinge l'individuo
orgoglioso a porsi al di sopra degli altri, e ad osservare il mondo con occhi
alteri. Ed è questo rigonfiamento del proprio Ego, che conduce la persona a
mancare di carità verso la propria anima, Dio ed il prossimo. Evento narrato
nella meravigliosa fiaba, dal ricco che con alterigia, allontana Dio dalla
sua casa. In definitiva il ricco, allontana Dio dal proprio cuore. 1a S. Pietro cap. 5 vers. 5-6:
Parimenti voi, o giovani, siate soggetti ai presbiteri. Nelle vostre
vicendevoli relazioni, mostratevi tutti adorni di umiltà, perché Dio resiste
ai superbi (il ricco della fiaba) e dà
grazia agli umili (povero). Umiliatevi dunque, sotto la potente mano di Dio,
affinché egli vi esalti nel tempo della visita”. Questo passo della fiaba ci
ricorda che in realtà non è Dio che si allontana da noi, ma siamo noi con i
nostri peccati e vizi, che allontaniamo Dio. Al contempo ecco che il ricco avendo idolatrato il denaro, non riesce
più a riconoscere la ricchezza eterna dell’anima: Dio. Questo evento
narrativo ci ripropone una grande realtà spesso dimenticata: i vizi, le
idolatrie e le concupiscenze, offuscano l'intelletto delle persone. Ci si
crede i depositari della verità e della giustizia, mentre al contrario si
barcolla nelle tenebre dell'iniquità. Opera scritta dalla Divina
Sapienza del 6 Agosto 2007: “Se i capi dei popoli e delle nazioni barcollano e vacillano non è
perché manca il Mio Aiuto, essi sono nella più grande superbia e non chiedono a Me
l’energia per guidare bene e dare esempi edificanti, essi non attingono alla
Mia Sorgente di Acqua Purissima Che dona vita, si volgono, invece, alle acque
torbide che offre il Mio nemico, ne bevono e sono ebbri di potere, di
ricchezze, di avidità, di rapina, di lussuria; amata sposa, il Mio nemico ottiene grandi
vittorie lì dove c’è debolezza e mancanza di fede”.
Al contrario del ricco, il povero accoglie in casa Dio con amore; e la
moglie gli dona delle patate cotte e del latte: Il povero che accoglie il Signore con amore e confidenza, simboleggia
la persona semplice e umile che accoglie nella “casa” del proprio cuore gli
insegnamenti di Gesù. Al contempo, la moglie del povero che dona le patate
cotte e il latte al Signore, è l'individuo che scorge Gesù nel prossimo, e
non uno sconosciuto da allontanare. A questo riguardo è bene serbar ricordo
come nel Vangelo ci viene detto che chi fa del bene al prossimo, compie un
atto di bontà e carità verso Gesù. Insomma, lo sprone che ci deve spingere a
compiere atti caritatevoli verso il prossimo, dobbiamo ricercarlo nelle
parole evangeliche colme di misericordia e amore. Difatti seguire la carità e
la pietas non è sempre facile, poiché tutti noi possediamo nel nostro intimo
un versante egoista ed altero. L'unico modo per amare veramente il nostro
prossimo ed aiutarlo nei momenti di difficoltà, è quello di rammentarci che
dietro ogni persona... c'è Gesù. E non solo, poiché occorre chiedere a Gesù
la forza e la perseveranza di compiere atti di carità.
I due coniugi decidono di dormire
sulla paglia, e di lasciare il loro letto al
viandante che pare stanco. Il giorno dopo Dio proferisce ai due coniugi, di
chiedergli tre
desideri. I due
coniugi chiedono l'eterna beatitudine e la salute; il terzo desiderio consiste
nell'avere una bella casa. Dio
li esaudisce: I due coniugi che dormono sulla paglia, simboleggiano le
persone umili che si accontentano di ciò che possiedono, ed altresì che si
sacrificano per donare sollievo al prossimo. Ed ecco che il Signore, quando
una persona umile gli chiede nella preghiera alcune Grazie, Egli le accoglie
con benevolenza e le esaudisce; naturalmente sempre secondo la sua logica ed
il suo tempo. Santa
Veronica Giuliani
“Vera Immagine del Crocifisso” pag. 354 “E in questo conoscimento vi sta la
mano potente di un Dio che il tutto può, il tutto opera, il tutto vuole e del
tutto è padrone assoluto; ma non accetta niente, non gradisce niente, non
sono opere da presentare a Lui se non vi è questa vera umiltà di conoscere veramente che non
siamo niente e niente possiamo, se non con la sua Grazia”. I due coniugi che
domandano a Dio l'eterna beatitudine, ci evidenzia il fatto che quanti non
sono attaccati egoisticamente ai beni temporali, attirano le grazie
salvifiche e la benevolenza di Dio. E la casa che Dio aiuta a costruire, è la
“casa” del proprio cuore. In poche parole, se si seguono gli insegnamenti del
Signore, si riescono ad edificare le virtù e a rimanere saldi nei precetti
divini. Difatti non dobbiamo dimenticare che senza l'aiuto di Dio, non si
riesce a rimanere saldi e perseveranti nelle virtù. Opera scritta dalla Divina Sapienza del 13 Luglio 2007: “Io sono Via,
Verità e Vita, capitelo bene, uomini del presente, senza di Me nulla potete
fare, chi con Me non raccoglie disperde, chi costruisce la sua casa senza di Me fatica invano, perché
non l’abiterà”. Il ricco e la moglie saputo
quanto accaduto ai poveri, decidono di rincorrere il viandante. Il ricco
chiede a Dio se può anche lui esprimere tre desideri; Dio gli risponde che per lui è meglio non chiederli, ma comunque lo
accontenta: Proverbi cap. 11 vers. 5: “La giustizia
del semplice (povero) gli appianerà la via, ma
l'empio (ricco) rovinerà nella sua
empietà”. Il ricco che rincorre Dio, è un'immagine figurata del finto cristiano.
Insomma, il ricco chiedendo a Dio i tre desideri, effigia la persona che
possiede la virtù della Fede... ma non quella dell'Umiltà e della Carità.
Esattamente come alcuni presunti cristiani, i quali pur frequentando la Messa
domenicale, i Sacramenti e le preghiere, al momento della prova dimostrano di
non amare né Dio né il loro prossimo. Difatti, che valore ha credere in Dio,
se poi non si dà una mano a quanti hanno bisogno di noi? Non scordiamo che
anche gli angeli caduti possedevano il dono della Fede, visto e considerato
che vivevano a fianco di Dio. Ma poi nel momento della prova, non hanno
saputo utilizzare la virtù della Carità e dell'Umiltà, e hanno disobbedito ai
santi voleri del Signore. La morale della favola è semplice e chiara: per essere
dei veri credenti occorre essere virtuosi ed amorevoli con il nostro
prossimo, altrimenti altro non siamo che ipocriti e falsi cristiani. Opera
scritta dalla Divina
Sapienza del 24 Maggio 2006: “…solo le
cose del Cielo sono durature, sulla terra tutto passa e si consuma, questa è
la grande verità, ma come è difficile comprenderla se non si coglie la Grazia
di Dio! L’uomo di
terra (ricco) si attacca alla terra
come se non la dovesse mai lasciare, vede solo ciò che cade sotto i sensi
esterni e non coglie il molto che si presenta ai sensi interni”.
Pietro
Lombardo “Il Ponte” pag.
94: “Un educando che cresce senza regole e non conosce alcun limite, può rimanere vittima di
un delirio di onnipotenza, che lo indurrà a crearsi una realtà fatta ad
immagine dei suoi desideri-capricci. L’assenza di regole e di disciplina
produce personalità con un senso dell’Io ipertrofico, arrogante e
aggressivo”. Nel versante analitico, il ricco è un'allegoria della persona
narcisista e vanagloriosa, che è cresciuta senza regole morali. Difatti i genitori hanno il compito di
aiutare i propri discendenti, nel saper superare i desideri smodati del
proprio Io. Messaggio di Maria Santissima a Medjugorje del 25 Agosto 1996: “Figlioli, mettete la
Sacra Scrittura in un posto visibile nella vostra famiglia: leggetela e
vivetela. Insegnatela ai vostri figli perché, se voi non siete loro di
esempio, essi si incammineranno verso l'ateismo”. Occorre mediante azioni
eque e consigli basati sulla fiducia e tolleranza, aiutare a sviluppare con
equilibrio e verità, l'Io in formazione dei propri figli. Ad esempio, occorre
dimostrare una certa dose di autorità, che nulla ha a che vedere con il
dispotismo. Invero, l'autorità genitoriale consiste nel saper proporre ai
discendenti le scelte più congrue e giuste da compiere, spiegando le
motivazioni ai figli di ciò che si sta compiendo. Naturalmente la coerenza
espressa con le parole deve seguire i fatti, altrimenti i figli rimarranno
disorientati e perderanno fiducia nei genitori. Risulta evidente da questo
contesto, che non bisogna proferire menzogne ai propri discendenti riguardo
alla realtà circostante, ma piuttosto riferire concetti e dichiarazioni in
maniera semplice e adeguata all'età dei fanciulli.
Oltre al resto, Il ricco e il povero, raffigurano le
lotte e combattimenti che ogni persona deve affrontare nella propria
esistenza. Non a caso, la fiaba ci avverte che il bene e il male sono fuori e
dentro di noi, e che occorre avere radici familiari solide ed equilibrate,
per saper affrontare la realtà con discernimento. Bruno Bettelheim “Il Mondo Incantato” pag. 14: “Contrariamente a quanto
avviene in molte moderne storie per l'infanzia, nelle fiabe il male è
onnipresente come la virtù. Praticamente in ogni fiaba il bene e il male s'incarnano in certi personaggi e nelle loro azioni; così come il bene e il male sono
onnipresenti nella vita e le inclinazioni verso l'uno o l'altro sono presenti
in ogni uomo. È questo dualismo che pone il problema morale, e richiede la
lotta perché esso possa essere risolto”.
Siccome è avaro, il ricco si mette la sella sulle spalle, e si
incammina verso casa sotto il sole cocente. Il ricco indispettito che la
moglie è a casa seduta in una stanza fresca e che mangia di buon appetito,
desidera che la moglie sieda sulla sella e che non possa più scendere da
essa. Anche il secondo desiderio viene esaudito, e la sella scompare
dalla sua schiena: Cos'è l'avarizia in fondo, se non uno sviluppo della
superbia? Ecco che il sole cocente del ricco, effigia la superbia della mente
dell'uomo, la quale si evolve e diventa invidia di quanto possiedono gli
altri; e quindi diviene avarizia nel cercare di trattenere i doni ricevuti.
Tra le altre cose, la sella che porta sulle spalle il ricco della fiaba, è
una metafora della croce che tutti dobbiamo reggere sulle nostre spalle.
Croce che solitamente viene rifiutata dai superbi, avari e vanagloriosi, i
quali non accettano i patimenti della vita, proprio perché agognano godere e
sguazzare tutto il giorno nei piaceri modani. E per questo motivo addossano
le loro croci (sella) sul prossimo, esattamente come il ricco fa con la
propria moglie. Per concludere, la favola ci rammenta che allorquando
rifiutiamo la croce e ci ribelliamo ai precetti di amore che Dio ci ha
chiesto di seguire, inevitabilmente i donativi e benedizioni ricevuti,
diventano maledizioni. Opera scritta dalla Divina
Sapienza del 18 Agosto 2006: “Gli uomini di questo tempo, quelli
che vivono nel benessere, sono distratti e persi nelle cose della terra. Il
Mio Dono è divenuto una pietra d’inciampo per loro, non ne fanno uso per la
Mia Gloria, per il bene dei fratelli, ma, presi dal proprio egoismo ne fanno
un uso sbagliato. Pensa ad un avaro, pensa a questa figura così diffusa sulla terra: egli,
avendo beni in abbondanza, dovrebbe essere molto felice di poterli
condividere con altri; dovrebbe dirMi giorno e notte, notte e giorno: Ti
ringrazio, Dio, perché mi hai concesso molti beni, con questi posso fare
felici tanti, tutti quelli che mi stanno intorno, tutti coloro che vedo
bisognosi – poi aggiungere – Dio d’Amore, aiutami a fare un buon uso delle
mie ricchezze, per darTi gloria in ogni mia scelta – Questo dovrebbe dire
l’avaro, ma non è proprio così, appunto perché è morso dall’avidità; tiene
ben nascosti i suoi beni, è guardingo ed inquieto per timore di perderli, non
solo non dà nulla, ma toglie agli altri quello che può per aumentare i suoi
beni dei quali è sempre più avido. Così si fa oggi con i Miei Doni, fatti per
Amore: si usano per sé stessi, per accrescere il proprio benessere, per
appagare le proprie passioni; ecco, allora, che il Dono diviene per questo avido una
maledizione, si cambia da benedizione
in maledizione, esso, che dovrebbe
avvicinare l’uomo a Me lo allontana sempre più”.
Tornato a casa il ricco scorge la moglie piangente
sulla sella, la quale dichiara che non può scendere dalla sella. Il marito
gli enuncia di non piangere, e che gli darà tutte le ricchezze del
mondo. Ma la moglie gli risponde... che me ne faccio delle ricchezze, se non
posso scendere dalla sella? Così il ricco è costretto a chiedere il terzo
desiderio... che la moglie possa scendere dalla sella: La moglie del ricco
che rimane immobilizzata sulla sella, è la persona “paralizzata” nel peccato,
e che quindi non si può “muovere” nelle altezze della spiritualità. Invero,
la moglie del ricco è un simbolo dell'anima paralizzata di un peccatore, la
quale per essere liberata dalla sua immobilità, abbisogna del sacramento
della Riconciliazione e di perseverare nelle virtù. Teresa d’Avila “Il Castello Interiore” pag. 40: “Mi diceva poco tempo
fa un gran teologo che le anime che non hanno orazione, sono come un corpo paralizzato
o rattrappito che, pur avendo piedi e mani, non li può muovere. Ed è proprio
vero, perché ci sono anime così malate e così avvezze a vivere fra cose
esteriori, che non c’è mezzo di tirarle fuori di lì...”. Il ricco che viene punito per avere irriso Dio e per
aver agito con egoismo, ci evidenzia un evento molto importante: il Signore
quando castiga qualcuno, non lo fa per odio o per vendetta; ma solo ed
esclusivamente per amore. Ad esempio, il ricco vedendo che i suoi desideri
colmi di egoismo ed avarizia sono andati in fumo, ha il tempo necessario per
riflettere sulle proprie azioni; così se lo desidera, può cambiare rotta e
divenire più altruista e meno avaro. Maria Valtorta a “Lezioni sull’Epistola di Paolo
ai romani” pag. 44: “Quelle che voi chiamate – ira di Dio – le guerre, i
mezzi atroci di distruzione, i cataclismi, le pestilenze, ancora non sono ira
senza mutazione, ira assoluta. Sono rimproveri e richiami di Padre, offeso, ma ancora
premuroso di dare soccorso e perdono ai figli colpevoli”. In sostanza, le punizioni divine sono un avvertimento
per chi sta percorrendo la strada erronea; ed altresì il Signore ci avverte
dei pericoli che incontriamo se superbamente perseguiamo la via
dell'iniquità. Maria parla al Mondo pag. 3: “Sono tutte
prove d'amore e di grandissimo amore i castighi che Dio manderà. Egli sa, Egli può, Egli deve in un
certo senso salvare tanti sui figli dalla perdizione e se il castigo serve a
questo fine, che Iddio sia benedetto e lodato per il castigo che
immancabilmente ci manderà”.
In questo contesto narrativo, il ricco è la persona che
è talmente presa da se stessa, che non scorge i bisogni del suo
prossimo. Il narcisismo che se controllato può produrre sentimenti di auto
protezione per la propria persona, se non viene moderato e governato con
saggezza, può sfociare in un delirio di onnipotenza. Tutto ciò conduce
l'individuo ad accentrare tutta la realtà verso se stesso, con il conseguente
impoverimento dei sentimenti di carità ed empatia verso tutti gli altri.
Nella fiaba questo evento psichico, lo possiamo osservare dal ricco che nella
moglie non intravede una persona da stimare, amare ed aiutare, ma una persona
da annichilire. Pietro Lombardo “Affettività”
pag. 130: “La malattia mentale di uno dei coniugi, se non curata, diventa
sempre un fattore di disturbo nel linguaggio dell'affettività familiare, in
quanto la persona malata non ha la capacità di sintonizzarsi sui bisogni del
-tu- che gli sta di fronte -coniuge o figlio- a causa del fatto che non
risponde della capacità empatica di avvertire le altrui richieste affettive, poiché è
sotto il dominio delle sue alterate percezioni della realtà. Queste persone
presentano difficoltà nel decentrarsi dai loro bisogni, faticano a
comunicare, a condividere...”.
E mentre il ricco ha perso il cavallo e rimane colmo di
rabbia, i poveri al contrario vivono felici e tranquilli: .
Dott. Achille Gorrino “La Vita
Interiore” pag. 457: “Non bisogna mai dimenticare quella verità che è il
fondamento della vita spirituale, e cioè, che ogni progresso verso la
perfezione dipende dal rinnegamento
di se stessi”. Quando si vive
nell'umiltà e nell'equità, rimane nel proprio cuore una pace e serenità che
tutte le gioie prettamente materiali non possono dare. Difatti se ci
riflettiamo, gli avari, i lussuriosi o gli amanti del piacere sfrenato, dopo
un breve godimento e apparente felicità, cominciano a desiderare e bramare
sempre di più. Vengono afferrati da una sete insaziabile di possedere sempre
più, senza mai trovare pace e serenità. Al contrario di quanti si
accontentano di ciò che hanno. Opera scritta dalla Divina Sapienza del 24 Novembre 2007: “Figli amati, siate come quel bimbo,
tutti siate sereni e tranquilli dopo aver fatto la Volontà di Dio giorno dopo giorno”.
La lezione che il ricco può imparare da tutta questa
serie di eventi, è che se si rimane troppo concentrati su se stessi, si
permane in una realtà fittizia. A questo punto la sgradevole esperienza vissuta
dal ricco, può condurlo a riflettere sul comportamento erroneo compiuto, e
mutarlo di conseguenza. Insomma, gli errori e mancanze che si compiono nella
vita, non devono essere vissute con troppa mestizia e patimento, ma possono
divenire dei trampolini di lancio per modificare il proprio modo erroneo di
comportarsi. Pietro Lombardo “Crescere per Educare” pag. 91: “Uno stato di
consapevolezza legato a forti emozioni e impressioni sensitive, a volte è in
grado di risvegliare una nuova coscienza e di modificare il proprio modo di pensare e di vivere, ma il più delle volte si esaurisce in
proporzione alla personale risonanza emotiva. È stato osservato che la
condotta di guida degli automobilisti, alla vista di un grave incidente
stradale, si traduce in una maggiore prudenza e moderazione della velocità”. |
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