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Il Brutto Anatroccolo. Frasa |
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Le
persone che seguono e tallonano
i vizi, è logico che
incominciano a perseguitare coloro (Brutto Anatroccolo),
che non si conformano ai loro pensieri ed azioni. Il vizio
che ci viene presentato
in questo passo della favola, è proprio l’ira che possiede
l’anatra bellicosa. È altresì importante aggiungere, che i vizi si radicano in un cuore
che non fa nulla per toglierli
e che vive costantemente in peccato e nella disobbedienza
ai dieci comandamenti. Insomma, la troppa
attenzione ai propri desideri
egoistici e l’attaccamento smisurato
ai beni temporali,
rende gli individui irosi di fronte a quanti seguono
con umiltà e carità,
l’Eterno Amore: Gesù… |
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Il Brutto Anatroccolo. |
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C’era una volta un’anatra che covava le sue uova annoiandosi, poiché
nessuno le faceva mai visita. Le sue compagne preferivano nuotare nei canali
vicini, piuttosto che covare uova sotto una grande foglia: La fiaba
di Hans Christian Andersen, pone l’accento sugli eventi che riguardano
l’esperienza di essere un genitore. L’anatra che cova le uova con noia, ci
evidenzia il fatto che in quest’epoca scristianizzata e che gozzoviglia nei
piaceri mondani, mettere al mondo un figlio significa perdere il tempo dedicato ai divertimenti ed
agli svaghi. Questo lo possiamo considerare quando la fiaba ci descrive le
compagne dell’anatra, le quali piuttosto che covare le loro uova,
preferiscono dilettarsi a nuotare nei canali adiacenti. Opera scritta dalla Divina Sapienza del 16 Agosto 2008: “Beato
colui che non spreca il suo tempo in vanità
e follie, ma lo considera prezioso per
la salvezza della sua anima e di quella altrui”. A questo riguardo,
possiamo comprendere che un genitore che possiede scarse componenti
altruistiche e amorose verso i propri discendenti, ecco che rischia di
sviluppare il proprio egoismo e amor proprio. Ed è probabile che il bimbo crescendo,
si renda sempre più conto di essere una sorta di intralcio per la madre, la
quale desidera ardentemente soddisfare le proprie aspirazioni lavorative,
sociali, oppure viaggiare, fare sport e via dicendo. A questo punto le
sensazioni che sorgeranno nella mente dei discendenti, saranno colme di negatività sia
verso se stessi che verso i genitori. Verso se stessi si proverà vergogna e
sensi di colpa, per essere stati un intralcio ai piani di emancipazione e
realizzazione personale del genitore; al contempo verso gli educatori si
proverà una intima rabbia e rancore, per essere stati trattati come esseri
indesiderati e sgraditi. Un’ultima considerazione di ordine spirituale, è quando
la fiaba ci dichiara che le anatre solitamente quando covano lo fanno sotto
una grande foglia. La grande foglia è una metafora che ci conduce alla Sapienza Divina.
Ed ecco che le anatre che si rifiutano di covare sotto la grande foglia,
effigiano le persone che si rifiutano di seguire ed assaporare i doni che
provengono dallo Spirito Santo. E come ormai sappiamo, senza l’aiuto e sostegno dello
Spirito Santo, i genitori divengono freddi, scostanti, poco amorevoli. Tra le altre cose, è interessante appuntare che mamma
anatra, che si annoia perché non riceve la visita di altre anatre, è
un’allegoria di quanti seguono e tallonano le compagnie e gioie terrene,
aspettandosi di ricevere pace e serenità da queste fallaci entità. Ed ecco
che una madre che invece di pregare e prendere i Sacramenti, si
diletta in attività prettamente terrene, percepirà intimamente prima o poi
una sensazione di vuoto, solitudine ed indolenza. Perché tutto ciò? Semplice…
il vuoto interiore che si viene a creare, è l’anima della persona che
mediante questa sgradevole sensazione, avvisa il proprio Io che si sente sola e priva di linfa
vitale, poiché non viene nutrita dall’amore di Dio. In altre parole, la
nostra anima è un’essenza incorporea che abbisogna di un nutrimento
spirituale, e non di vanità e follie terrene.
Nel versante analitico, la mamma anatra che cova le uova con noia e fastidio,
rappresenta un genitore che ha messo al mondo i figli non per amore o reale
convinzione. E come risultato questa insoddisfazione interiore, provocherà
nei discendenti una inconsapevole sensazione di non essere stati veramente
accolti e amati dai propri educatori. Pietro Lombardo “La Stima di Sé” pag. 141: “È probabile che, ad un
livello molto ancestrale, abbiamo registrato un’esperienza di soffocamento
nell’utero materno, associata alla sensazione di non sentirsi accolti o desiderati”. |
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L’anatroccolo appena nato che non viene ben accolto né
dalla madre né dalla comunità in cui vive, ci ricorda che tutti coloro che
non seguono o si conformano ai modelli preesistenti di una società
secolarizzata e edonista, vengono derisi, sbeffeggiati, presi in giro,
criticati. Ecco spiegato uno dei motivi del perché non si vedono più i giovani andare
alla Messa o a Confessarsi. La preghiera e i Sacramenti sono considerati
nell’opinione comune, delle essenze provenienti da un passato lontano, e chi
le segue viene accusato di essere fuori moda o di essere una persona strana…
insomma diviene un “Brutto Anatroccolo”. Addirittura persino alcuni Sacerdoti tolgono la
tonaca e si “mascherano” da avvocati, per timore di essere derisi. Mentre al
contrario in tutte le altre attività, non si fa altro che pavoneggiarsi
facendo scorgere la propria uniforme. Ad esempio i panettieri, gli chef,
poliziotti, magistrati, gli operai edili, carabinieri e altre categorie di
lavoratori, vanno tutti fieri di far vedere la loro divisa. Insomma…
tutti tranne i preti… L’importanza di testimoniare ciò che siamo, è alquanto
necessaria in questi tempi oscuri, dove il cristiano (Brutto Anatroccolo) viene perseguitato con
sottigliezza. Ricordiamoci che se ci vergogniamo di Gesù, egli si vergognerà
di noi quando saremo di fronte a Dio Padre. L’amica di mamma anatra che le suggerisce di non covare
l’uovo, ci pone l’attenzione su un tema di estrema importanza e attualità: l’aborto.
Cosa ci ripetono con arroganza, i sapientoni del nostro tempo? Che se si
scopre di avere un feto che non è normale… occorre ucciderlo. Che se un
figlio è di intralcio ai desideri della madre… occorre farlo morire. Ormai l’omicidio
premeditato chiamato comunemente ed erroneamente “aborto
terapeutico”, è divenuto un’essenza da compiere senza alcun rimorso di
coscienza. Dimenticando uno dei dieci comandamenti che ci dice: NON UCCIDERE.
Ormai l’opinione comune, avvallata con estrema forza e tracotanza dagli
scienziati, è che il feto non è un essere umano. Ma la verità è ben diversa.
Il feto possiede un’anima, immessa ed introdotta nel feto da Dio stesso, nel
momento del concepimento. E chi uccide un feto, uccide un essere umano.
Distrugge la libertà di una persona di decidere del proprio futuro, delle
proprie scelte soggettive, annienta i piani di Dio su di lui, ed altresì
impedisce alla persona di realizzarsi.
Pietro Lombardo “Il Ponte” pag. 101: “È tipico
di quei genitori che considerano sbagliato tutto ciò che non è perfetto al
cento per cento, in quanto esigono, dai propri figli, livelli di attività
molto elevata, senza essere sufficientemente oggettivi nel considerare quali
siano le fatiche reali del compito. Questo stile educativo è sostenuto dalla
convinzione di dover riuscire bene in tutte le cose, e che il valore di un bambino, come quello dei
suoi genitori, dipende
dai buoni risultati”. La madre anatra che scorge il suo piccolo diverso dagli altri
anatroccoli, è un emblema di quei genitori che non riescono ad accettare e ad
amare i propri discendenti, allorché non corrispondono ai loro modelli interiorizzati. Per alcuni
educatori i figli non sono delle persone uniche, irripetibili e con una loro
soggettività, ma sono esseri da plasmare, modificare o ritoccare a loro
piacimento. Insomma, per alcuni educatori i figli altro non sono
che plastilina da modellare, il tutto per
formare esseri esattamente conformati al loro modo di percepire la realtà. In
questo contesto, ecco che i figli non riusciranno ad evolvere le loro reali
capacità e potenzialità intrinseche, oltre al fatto che rischiano di divenire
persone confuse, asociali, colme di rabbia, nevrotiche, depresse e via
dicendo. Esattamente come il Brutto Anatroccolo, non riusciranno altresì a relazionare con il prossimo in maniera
equilibrata e serena; e così rischiano di formare un “Falso Sé” o una doppia personalità. Per
finire, la poca stima che hanno verso se stessi, li può condurre a compiere
errori di valutazione sia nel campo lavorativo che in quello affettivo; il
tutto si traduce nel compiere lavori non consoni alle proprie facoltà, o
sposare la persona sbagliata. John
Welwood “Amore Perfetto, Relazioni Imperfette” pag. 21: “Alcuni genitori
sembrano abbastanza amorevoli tuttavia, in maniera nascosta o inconsapevole,
dispensano il proprio amore sotto forma di controllo o di manipolazione.
Oppure non riescono a essere in sintonia con il bambino in quanto persona diversa da loro, un individuo separato con le sue ragioni. Certi
bambini possono sentirsi amati per alcune qualità, ma non per quello che sono
veramente. Dovendo compiacere i genitori e andarci d’accordo, finiscono per
considerare l’amore come qualcosa che è al di fuori di loro e che si deve
guadagnare vivendo secondo certi modelli”. |
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Opera scritta dalla Divina
Sapienza del 16 Agosto 2004: “Pensa al
lussurioso, costui ripete che è libero di fare ciò che vuole,
proprio perché non ha deciso di desistere dal suo peccato. Così avviene anche
del superbo che vuole procedere da solo senza riconoscere la Mia Autorità,
giunge a dire che Io non esisto, anche se tutta la Creazione parla di Me,
dice e ripete questo fino al punto di convincere sé stesso e cercare di farlo
con gli altri. Amata sposa, l’uomo, pieno di malizia inoculata dal Mio
nemico, può fare le peggiori cose e ritenersi non colpevole, egli vuole
stabilire da solo ciò che è giusto e ciò che ingiusto, il suo metro è questo:
è giusto ciò che gli piace, è ingiusto tutto ciò che non gli piace”. Le due
oche maschi che suggeriscono al Brutto Anatroccolo di andare con loro ad
incontrare delle ochette selvatiche, è un’allegoria dei lussuriosi che
spingono e suggeriscono al loro prossimo di assaporare i piaceri della carne,
senza badare alla sublime virtù della purezza. E la favola ci espone con
estrema lucidità quello che avviene ai lussuriosi… la morte eterna
dell’anima; illustrata dal cacciatore che uccide le due oche maschi. Opera
scritta dalla Divina Sapienza del 25 Agosto 2004: “…aprirò sulla terra squarci che
mostreranno gli orrori dell’inferno, capiscano tutti che i ribelli, gli
indocili, gli avari, i lussuriosi, gli omosessuali, gli adulteri, tutti costoro, si
avviano verso il luogo di eterna disperazione. Nessuno si faccia illusione,
nessuno si lasci ingannare: nessun ladro, nessun avaro, o lussurioso, o sodomita, adultero e ladro, nessuno di queste
categorie entrerà nel Regno Mio d’Amore, il suo posto resterà vuoto, il suo
fiore appassirà”. |
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Il gatto e la gallina che cercano di non far andare il Brutto Anatroccolo
nell’acqua dello stagno, sono un emblema di quei genitori che non
desiderano che i figli si abbeverino all’acqua della Grazia. Invero,
l’acqua simboleggia i doni provenienti dallo Spirito Santo, i quali possono
essere accolti mediante la preghiera, il ricorso ai Sacramenti e seguendo le
virtù. Ma purtroppo la favola ci ricorda che alcuni educatori idolatrando se
stessi, non permettono ai discendenti di lodare
e amare Dio. Questo evento avviene sovente in maniera inconscia;
in altre parole… alcune figure genitoriali (il gatto e la gallina) essendo
colmi di vanagloria e superbia, si innalzano al di sopra di Dio, credendosi i
creatori dei loro figli; dimenticando che i figli sono un dono di Dio. È in
questo contesto che possiamo comprendere il disagio, invidia e rabbia che
avvertono i genitori idoli di se stessi, allorquando scorgono i loro
discendenti (Brutto Anatroccolo)
che amano Gesù (acqua dello stagno).
Il gatto e la gallina che asseriscono al Brutto
Anatroccolo che deve stare zitto se non sa fare quello che loro fanno, raffigurano i due
genitori che non sanno capire e comprendere le esigenze dei figli (Brutto
Anatroccolo), poiché non hanno sviluppato empatia e amore verso il prossimo. Non a caso, se un genitore
è troppo incentrato su se stesso o se crede di non errare mai, recapiterà ai
discendenti un messaggio chiaro… io sono superiore a te, e quindi devi
ubbidire sempre e comunque a ciò che dico e faccio. Al contrario, un
educatore empatico e amorevole, prima di dare giudizi temerari o troppo
severi, sa ascoltare le richieste del discendente e sa valutare con calma e serenità, quale risposta donare al figlio. Ad
esempio il Brutto Anatroccolo che desidera andare nell’acqua dello stagno, è
un’allegoria del fanciullo che desidera esplorare le proprie risorse interne,
la propria creatività, il proprio “Vero
Sé”, il quale come acqua
zampillante, fuoriesce e preme all’Io del fanciullo per potersi esprimere
liberamente e con amore. Questo sentimento di formazione psichica deve essere
accolto benevolmente dal genitore, poiché si deve comprendere che ogni
bambino è un seme prezioso che contiene già in se stesso, tutto ciò che
serve per divenire una pianta robusta e vivace. Ma occorre che il genitore
sappia apprezzare le qualità intrinseche dei bambini. Altrimenti,
proprio come il gatto e la gallina della favola, si rischia di reprimere e
soffocare la reale personalità dei discendenti. |
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Il Brutto Anatroccolo si dirige allo stagno, e osserva incuriosito degli
splendidi uccelli che volano. Nel freddo dell’inverno il Brutto Anatroccolo rimane
rinchiuso nel ghiaccio, ma viene salvato da un contadino che lo porta al
caldo: Il Brutto Anatroccolo che nello stagno rimane affascinato dai
meravigliosi volatili che spiccano il volo, ci evidenzia il fatto di come
coloro che sono privi della meravigliosa virtù Al contempo il Brutto Anatroccolo che rimane rinchiuso
nel ghiaccio e che successivamente viene salvato da un contadino, raffigura
il peccatore e ribelle ai comandamenti di Dio, che ad un certo punto viene
condotto fuori dal “ghiaccio” del peccato e viene immerso nel fuoco d’amore che proviene dallo Spirito Santo. Questo
meraviglioso evento come ormai ben sappiamo, avviene nel Sacramento della Confessione;
dove Gesù perdona i nostri peccati mediante il fuoco che scaturisce dal suo Cuore.
Il Brutto Anatroccolo che rimane impigliato nel ghiaccio, è la
persona mistificata che non riesce a fuoriuscire dalla prigione mentale del
proprio “Falso Sé”.
Il contadino che salva il Brutto Anatroccolo portandolo al caldo, è
un’immagine figurata di una persona benevola ed amorevole, che fa comprendere
a colui che è mistificato, che con il tempo deve ritrovare se stesso. Questo
contadino può essere un bravo psicologo, un amico empatico, un parente, un
sacerdote o un compagno di lavoro. Queste persone colme di amorevolezza e
comprensione, con le loro parole benevoli ed empatiche, con il passare del
tempo fanno sciogliere il ghiaccio che ricopriva il “Vero Sé”, e liberano la persona
dalle proprie inquietudini, negatività, e false credenze riguardanti se
stesse. Pietro
Lombardo: “Il nostro “Vero Sé” è come una pianta che si nutre dei
raggi del sole e dell’acqua. Quando non viene alimentato a dovere diventa come una
pianta avvizzita, le foglie perdono la linfa vitale e diventano giallastre,
trasformandosi in un cactus spinoso. Provate ad abbracciare un cactus!
Provate a vivere con un cactus o uscire a cena con lui e sperimentare il senso
dell’aridità, della freddezza o della spigolosità”. Il Brutto Anatroccolo che rimane imprigionato nel
ghiaccio, effigia altresì la persona che rimane intrappolata nei propri meccanismi difensivi,
costruiti e edificati nell’infanzia. Avviene sovente che un fanciullo, per
proteggersi dall’angoscia che si è venuta a creare dopo continue e ripetute
deprivazioni affettive, è costretto a edificare meccanismi difensivi. Ad
esempio può erigere e formare il meccanismo difensivo della rimozione, dello
spostamento, della negazione e così via. Ma purtroppo può accadere che il
fanciullo crescendo, non riesca a discostarsi da questi sistemi di difesa, e
quindi rimane congelato in schemi comportamentali e mentali formati nel
passato. Per svincolare questi nodi
psichici, occorre recuperare memoria
dei traumi del passato e comprendere come si sono formati questi meccanismi
difensivi. Il tutto nella favola ci viene evidenziato dal contadino, che
libera il Brutto Anatroccolo dal ghiaccio. Pietro Lombardo: “L’unico prezzo
da pagare nel vivere secondo queste difese è che ci congelano nel nostro passato, e non ci permettono di andare
avanti nella nostra evoluzione personale, nella nostra maturazione, nel
raggiungimento della nostra autonomia, nella possibilità di esternare liberamente,
pienamente tutto l’enorme bagaglio delle nostre potenzialità”. |
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Infine il Brutto Anatroccolo che comprende di essere
divenuto un bellissimo cigno, è la persona ravveduta e tornata in Grazia, la quale
ritrova quella pace e serenità interiore che non aveva rinvenuto nei beni
temporali e nei vizi. In poche parole, la fiaba ci sottolinea che la pace che
cerchiamo nei beni temporali, nei bagordi, nelle persone, nel potere, nel
sesso, nei godimenti mondani… è una falsa pace; la quale dopo un breve momento di gaiezza
diviene disperazione, solitudine, noia, vuoto esistenziale. La vera pace
proviene solo da Dio, e da una coscienza che non rimprovera l’Io della persona.
Il Brutto Anatroccolo
che alle soglie della Primavera dispiega le sue ali fintanto che riesce a volare,
è la persona che dopo un laborioso e lungo itinerario interiore, è riuscita a
ritrovare il proprio “Vero Sé”. E quindi il volo è una raffigurazione della
propria ritrovata libertà interiore e della propria reale identità, la quale adesso si può
esprimere con naturalezza. John Welwood “Amore Perfetto, Relazioni Il Brutto Anatroccolo che intuisce di essere divenuto
un cigno, è altresì la persona mistificata che comprende finalmente di essere stata per tanto tempo ingannata ad essere
una persona non vera. E quando si è ritrovata la propria reale identità, ecco
che il prossimo (i tre cigni scorti dal Brutto Anatroccolo) non lo si percepisce
più come un nemico da cui fuggire o combattere, ma come persone simili a noi,
con pregi e difetti. Insomma, il Brutto Anatroccolo che si specchia nello
stagno è l’individuo che
finalmente si rispecchia nel proprio essere più profondo, e ci ritrova se
stesso; quella parte di sé che pensava di non avere. E quando si sta bene con
se stessi, ecco che l’amore che è contenuto nel proprio cuore… fluisce
all’esterno, inondando con il suo calore… il prossimo. Frasa. |
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